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Attualità | 21 gennaio 2022, 12:34

Se i numeri dei ricoveri diventano un’arma in mano ai "no vax": dal Santa Croce di Cuneo uno screenshot che fa discutere

Documento a uso interno finisce nelle chat di chi mette in discussione il vaccino. Ma sarebbe il caso di spiegare. E di accettare che tra due mesi in ospedale ci saranno solo vaccinati. Magari positivi, ma non ricoverati per Covid

Se i numeri dei ricoveri diventano un’arma in mano ai "no vax": dal Santa Croce di Cuneo uno screenshot che fa discutere

Uno screenshot sul dato dei ricoveri in area Covid - intensiva, sub intensiva e medica - all'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo. E' un dato interno, accessibile "solo" agli oltre 2mila dipendenti dell'Azienda Ospedaliera, aggiornato allo scorso 19 gennaio. Che evidenzia in modo molto chiaro come la maggior parte dei pazienti Covid risulti vaccinata.

Un'arma perfetta ad alimentare le teorie No Vax, che sta circolando nelle chat e nei gruppi a tema, praticamente in tutta Italia.

Solo nella giornata di ieri, con l’annuncio del praticamente certo passaggio del Piemonte in zona arancione, proprio per il dato di occupazione dei posti letto, la Regione Piemonte evidenziava come su questo abbia “inciso il ricovero delle persone non vaccinate, che continuano a occupare i 2/3 delle nostre terapie intensive e più della metà dei posti letto ordinari”.

Quindi? Dove sta la verità? Cosa significano i dati del Santa Croce che, lo sottolineiamo, sono parziali rispetto alla situazione presentata dalla Regione? Solo che il virus circola tantissimo. E che colpisce vaccinati e non.

"Due giorni fa sono intervenuto su un incidente stradale – ci racconta un volontario di un ente di soccorso –. Il paziente aveva un trauma a una gamba. Arrivo in Pronto Soccorso, tampone: positivo. Con tre dosi di vaccino. Non è ricoverato per il Covid, ma deve essere trattato come positivo, alimentando il dato dei ricoveri Covid. Stessa cosa per una persona con colica renale acuta, ospedale, tampone: positiva. Finisce in Urologia, ma isolata. E’ un paziente positivo, ma non è in ospedale per il Covid".

Veniamo ai casi più gravi: il Santa Croce, essendo hub, con le specializzazioni che vanno dalla chirurgia alla cardiologia, ha sempre pazienti in terapia intensiva. Possono essere lì in quanto trapiantati, per un post intervento chirurgico o in seguito a un grave incidente. Risultano positivi, ma non sono in terapia intensiva a causa del Covid.

“I dati variano di giorno in giorno – spiegano dall’ufficio stampa dell’Azienda Sanitaria –. Quei dati non significano nulla, se non che ormai, se ci sono tre persone ricoverate, due sono positive. Il 67%, ma su due persone, pochissime. I ricoverati per le conseguenze del Covid, quindi con patologie polmonari e respiratorie, sono per la stragrande maggioranza i non vaccinati, spesso anche giovani. Poi ci può essere l’85enne con tante patologie, su cui il Covid ha effetti molto gravi che possono portare alla morte”.

Quindi? Quindi tra due mesi avremo praticamente il 100% dei ricoverati vaccinati. Ma non saranno in ospedale per il Covid. E’ un portato del cosiddetto "effetto paradosso": quando le vaccinazioni nella popolazione raggiungono alti livelli di copertura il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra vaccinati e non. Ma questo dipende dalla progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi.

“Finiamo in zona rossa per la burocrazia”, commenta un sanitario che chiede l’anonimato. “Questi dati non dicono che il vaccino non funziona, ma vanno spiegati. E’ come se dicessimo che la cintura di sicurezza non serve perché non salva il 100% delle persone in caso di incidente. Oppure smettessimo di usare il casco perché non salva tutti i motociclisti. La stesa cosa vale per il vaccino: non salva al 100%, questa percentuale in campo medico non esiste. Ma riduce in modo evidentissimo il numero di casi gravi e di morti. Ora siamo alle prese con un numero di positivi altissimo, ma i vaccinati gravi sono per la stragrande maggioranza ricoverati per altre patologie e positivi. Ha ancora senso continuare a fare tamponi a chi ha tre dosi? Stiamo solo imballando gli ospedali, con carichi di lavoro che sono come quelli di un anno fa. E non per il Covid, ma per una gestione burocratica ormai priva di senso”.

Barbara Simonelli

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