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Economia | 18 gennaio 2022, 07:00

Cannabis sativa vs cannabis indica: alla scoperta delle differenze

Se ti interessa scoprirli, ecco un articolo molto utile per essere informato al meglio sul tema

Cannabis sativa vs cannabis indica: alla scoperta delle differenze

La canapa (comunemente chiamata Cannabis Light) è una pianta straordinaria, una risorsa naturale che fa parte da tempo immemore della storia dell’uomo. Quando la si chiama in causa, sono tantissimi gli interrogativi che vengono a galla. Uno dei più frequenti riguarda la differenza tra canapa sativa e canapa indica. Senza dubbio le hai sentite nominare entrambe. Gli aspetti che le distinguono, però, sono fortemente tecnici (anche se, come vedremo tra poco, molto semplici). Se ti interessa scoprirli, non devi fare altro che proseguire nelle prossime righe di questo articolo.

 

Le origini

Cannabis sativa L. vs Cannabis indica: quali sono le differenze? Gli aspetti da considerare per rispondere a questa domanda sono diversi. Uno di questi riguarda le origini. Nel primo caso, abbiamo a che fare con una pianta le cui origini vanno ricondotte ad aree tropicali del mondo. Parliamo di preciso di Paesi come la Thailandia, la Colombia, il Messico. Nell’elenco si possono annoverare alcune aree del continente africano.

 

Nel caso della indica, invece, il riferimento sono zone decisamente più fredde, caratterizzate da una conformazione geografica montuosa. Si tratta di Paesi come il Nepal e, in generale, di zone del mondo che si contraddistinguono per la brevità delle estati.

 

Le caratteristiche delle foglie

Sono diversi gli aspetti visibili a occhio nudo che permettono di capire se ci si trova davanti a un esemplare di canapa indica o di canapa sativa. Uno di questi prevede l’osservazione delle peculiarità delle foglie. Nel caso della sativa, si presentano a ventaglio e sono lunghe e strette, decisamente affusolate. Quando, invece, si ha a che fare con la canapa indica, si ha a che fare con foglie anch’esse disposte a ventaglio. La differenza sostanziale rispetto alla sativa riguarda il fatto che, in questo frangente, sono decisamente più tozze.

 

Utilizzi

Si potrebbe andare avanti ancora molto a parlare delle differenze tra canapa sativa e indica! Una parentesi che è bene aprire è quella dell’utilizzo pratico. Quando si parla della prima varietà, si inquadra, infatti, quella che in Italia è nota come cannabis legale. Sono diverse le aziende che l’hanno messa al centro del loro business, dando vita a una filiera di grande successo.

Giusto per fare uno dei tanti esempi possibili, ricordiamo il caso delle realtà che, partendo dalla Cannabis sativa L., procedono all’estrazione delle molecole che caratterizzano la pianta, in particolare il CBD o cannabidiolo, per proporre sul mercato prodotti naturali di grande efficacia e prestigio.

 

Uno sguardo al passato

Il mondo della canapa, come specificato all’inizio dell’articolo, è un universo affascinante. Per esplorarlo e scoprirne le numerose curiosità, è interessante chiamare in causa le origini dei due termini ai quali abbiamo dedicato questo articolo, ossia “sativa” e “indica”. Chi li ha utilizzati per la prima volta? Le testimonianze più datate riguardano i trattati botanici del XVIII secolo. A quei tempi l’attenzione scientifica verso la pianta era decisamente pionieristica e i botanici erano impegnati nel tentativo di classificare le diverse varietà fino a quel momento note.

Tra le conclusioni che riuscirono a trarre all’epoca spicca la consapevolezza dell’esistenza di due tipologie di piante. Una proveniva dall’Asia centrale, per la precisione dai territori del subcontinente indiano. Bassa e con foglie larghe, era nota, ai tempi, per i suoi forti effetti intossicanti. Nel secondo caso, invece, i botanici avevano notato l’esistenza di una varietà di canapa caratterizzata da foglie strette e allungate.

Un aspetto importante da sottolineare riguarda che, da parte degli esperti dell’epoca, tra i quali è possibile citare il botanico e naturalista Jean-Baptiste Lamarck, si parlava di due specie diverse.

Degna di nota è anche la posizione del padre della botanica, ossia Carlo Linneo, che decise di unificarle sotto al nome di Cannabis sativa. Il motivo? La capacità, da parte delle piante di canapa, di fecondarsi tra loro dando vita a esemplari sani. Una curiosità finale: la L. che abbiamo chiamato in causa nelle righe precedenti è dedicata proprio a questo grande scienziato e sta per “Linnaeus”.

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