/ Politica

Politica | 12 gennaio 2022, 07:35

Per il Quirinale i parlamentari cuneesi brancolano nel buio

Solo il presidente della Regione Cirio e il senatore di Forza Italia Perosino si dichiarano per Berlusconi, anche se il Cavaliere gioca ancora a carte coperte. Per il resto tutti aspettano indicazioni dalle rispettive scuderie

Il palazzo del Quirinale - Foto Nicolò Bertola

Il palazzo del Quirinale - Foto Nicolò Bertola

Fino a poco tempo fa sembrava certo che a sostituire Sergio Mattarella al Quirinale fosse l’attuale premier Mario Draghi. Col passare dei giorni, però, questa apparente unanimità si è in parte dissolta.

Se, infatti, il Presidente del Consiglio lasciasse Palazzo Chigi per il Colle, si aprirebbe la questione della sua sostituzione alla guida del governo, problema di non facile soluzione, per di più in una fase di riacutizzazione della pandemia.

Il Presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, ha fissato per lunedì 24 gennaio alle 15 la prima “chiama”, la prima votazione, cui partecipano insieme a senatori e deputati 58 rappresentanti espressioni dalle Regioni. A meno di due settimane dall’appuntamento la situazione appare ancora quanto mai confusa perché i partiti sono incerti sul da farsi. L’elezione del Presidente della Repubblica richiede, almeno nelle prime votazioni, percentuali di consenso molto alte per cui è indispensabile un accordo non solo all’interno degli schieramenti, ma anche trasversalmente.

Abbiamo interpellato gli otto parlamentari cuneesi per cercare di capire qual è la loro posizione al riguardo.

L’unico ad avere le idee abbastanza chiare sembra essere il senatore di Forza Italia e sindaco di Priocca d’Alba, Marco Perosino. “Nelle prime votazioni, come da ordine di partito, voterò Silvio Berlusconi. Se non passerà – afferma il senatore forzista - , spero in istruzioni su un nome di assoluto valore, ad esempio Letizia Moratti. Draghi – aggiunge Perosino - deve rimanere lì dov’è. Il suo compito storico è questo”.

Analoga la posizione del governatore del Piemonte Alberto Cirio, al quale Berlusconi ha affidato il compito di coordinare i grandi elettori azzurri delle Regioni. “Sarei onorato di poter scrivere il nome di Berlusconi”, ha dichiarato Cirio, ma la candidatura del Cavaliere, sulla quale i partiti del centrodestra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia dovrebbero compattarsi, non è ancora così sicura perché l’interessato, prima di esporsi ufficialmente, vuole capire come evolve la trattativa.

Incerta, ad oggi, la posizione del Partito Democratico. “Al momento – spiega il senatore Pd Mino Taricco - non ho deciso. Vedrò nei giorni a ridosso del 24 quale sarà il quadro e deciderò anche alla luce dei confronti che faremo nel gruppo”. Gli fa eco la collega di partito, la deputata Chiara Gribaudo: “Ne discutiamo in segreteria e poi ci sarà la direzione nazionale. Abbiamo i nostri passaggi interni da fare”.

Anche dal fronte opposto non arrivano indicazioni. Il senatore e segretario provinciale della Lega Giorgio Bergesio, alla domanda su chi voterà, allarga le braccia e risponde con un “Boh...”.

Appena più articolato il commento del suo collega, Flavio Gastaldi, deputato e sindaco di Genola: “Attendiamo la riunione di gruppo che immagino si farà a ridosso della prima votazione. Il quadro è in continua evoluzione. Dovremmo cercare di far convergere il più possibile i voti degli altri partiti sul blocco del centrodestra e contestualmente – afferma il giovane deputato leghista – tenerlo unito. O c'è un'ampia maggioranza fin dal primo scrutinio (e i partiti verosimilmente si metteranno d'accordo all'ultima ora) oppure i nomi pesanti arriveranno solo alla quarta votazione. Fino ad allora possiamo solo fare chiacchiere”.

Sempre dal fronte del centrodestra, la deputata di Fratelli d’Italia e sindaco di Argentera, Monica Ciaburro, si limita a confermare la complessità della partita e ad indicare la necessità, espressa dal suo partito, di avere un Presidente “vero patriota”.

È perlomeno singolare che né dalla Lega né da Fratelli d’Italia, che pure asseriscono di voler procedere compatti come centrodestra, non ci sia il benchè minimo accenno alla candidatura di Berlusconi. Se qualche giorno fa il deputato monregalese Enrico Costa, numero due di Azione e braccio destro di Carlo Calenda, si era sbilanciato sul nome di Mario Draghi, adesso appare più prudente. “Ora come ora – dice - non so indicare un nome. Decideremo insieme come partito nei prossimi giorni”.

Chi non si degna di una risposta, per quanto di circostanza, è la ministra 5 Stelle di Carrù alle Politiche giovanili, Fabiana Dadone. Ma c’è da capirla, nel Movimento il caos regna sovrano ancor più che negli altri partiti e la tensione - è proprio il caso di dirlo – è alle... stelle.

Giampaolo Testa

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium