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Attualità | 08 gennaio 2022, 08:16

"Chiediamo due settimane di DAD, il rientro a scuola sarà ingestibile": 13 dirigenti della Granda firmano l'appello a Draghi

Il governo tira dritto: lunedì 10 gennaio si ritorna in classe. Ma 2.216 dirigenti, su un totale di circa 8.700, temono il caos, soprattutto nella fascia delle Elementari. Senza contare l'alto numero di contagi tra docenti e personale

"Chiediamo due settimane di DAD, il rientro a scuola sarà ingestibile": 13 dirigenti della Granda firmano l'appello a Draghi

"La dad non va demonizzata. Certo, non può durare mesi, ma come misura emergenziale è la migliore alternativa alla didattica in presenza. Quella integrata, con alcuni alunni in classe e altri a casa, invece, riteniamo sia la peggior soluzione. Abbiamo chiesto due settimane, per arrivare a quello che si presume sarà il picco della curva di questa ondata, verso la fine del mese". "

A dirlo è Bianca Maria Anigello, dirigente dell'Istituto comprensivo Borgo San Giuseppe di Cuneo, che comprende due scuole dell'Infanzia, cinque scuole Primarie e una Secondaria di secondo grado. Oltre alle scuole di Castelletto Stura, Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado.

La Anigello è uno dei 2.216 dirigenti firmatari dell'appello urgente al premier Mario Draghi, al ministro dell'Istruzione Bianchi e ai presidenti delle Regioni. Su un totale di circa 8.700 in Italia. 

C'è lei, ma ci sono i dirigenti del comprensivo Cuneo Oltrestura, via Sobrero, corso Soleri, del comprensivo di Moretta, di Neive, di Ceva, del quartiere Moretta ad Alba e del comprensivo Carlo Bertero, sempre ad Alba.

C'è una scuola dell'infanzia paritaria di Savigliano. Ancora, il Giolitti Bellisario di Mondovì, il Baruffi di Ceva e il Cpia (centro provinciale istruzione adulti) di Alba e Mondovì.

Le scuole Superiori non sono così coinvolte dalla questione, essendo ormai molti studenti over 12 vaccinati, mentre nella fascia 5-11 si è attorno al 4% del totale.

Lo evidenzia il dirigente dell'Itis di Cuneo Ivan Re, che non è tra i firmatari: "Gli ultimi dati sui contagi a scuola evidenziano come sia la fascia delle Primarie quella più a rischio, con un numero di focolai e classi in quarantena dieci volte superiore a quello delle scuole secondarie di secondo grado. Bisognerebbe differenziare: fra ordini di scuola e fra zone. A Cuneo non abbiamo mai avuto grosse criticità tra gli studenti delle superiori. A Torino, invece, ci sono state situazioni molto serie".

Ma timori e perplessità sulla riapertura delle scuole ci sono, per le tante problematiche connesse, anche di ordine pratico.

Tanti insegnanti sono positivi, tanti potrebbero diventarlo nei prossimi giorni, contribuendo, con il rientro in classe, a diffondere il contagio. Quelli assenti non sono facilmente sostituibili. Ma ci sono anche numerosi studenti in isolamento, come evidenzia ancora la dirigente Anigello: "Ho ricevuto tante mail, in questi ultimi due giorni, da parte di genitori che mi informano della positività dei figli e mi chiedono di attivare la didattica mista. Certo, lo faremo, ma è davvero la soluzione meno auspicabile. Noi vogliamo fare la scuola bene e la didattica mista non lo consente".

Continua: "C'è il problema dei positivi in classe. Con il caos che c'è ora per i tamponi, io sarò costretta ad agire anche con un solo caso. E le mascherine? Abbiamo comprato per i docenti le FFP2, ma se non saremo in grado di fornirle ai ragazzi, le famiglie dovranno provvedere a proprie spese. E ancora: vanno in quarantena i non vaccinati? Io per privacy non so chi sia vaccinato e chi no, devo aspettare istruzioni dall'ASl, ma ci potrebbero volere un paio di giorni. E nel frattempo? Devo far stare tutti a casa".

La sua conclusione: "Perché non fare due settimane di dad e aspettare il picco della curva, che si prevede per fine mese? Il Ministero ci dice di aprire: apriamo. Ma se avessimo potuto scegliere, io e tanti dirigenti con cui mi sono confrontata, avremmo aspettato".

 

 

 

 

 

Nel testo dell'appello, che non è stato accolto, si legge: "Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto.

Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di lezioni a distanza) per due settimane è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa. 

Lo vogliamo sostenere con forza, decisione e con la consapevolezza di chi è responsabile in prima persona della tutela della salute e della sicurezza di migliaia di persone".

Barbara Simonelli

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