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Attualità | 05 gennaio 2022, 15:45

In Granda 750 detenuti e nessun caso Covid, ma restano i problemi strutturali

Dalla questione del Montalto di Alba con un padiglione in disuso da sei anni al 'Cerialdo' a metà capienza con i lavori che procedono a rilento. Ma si aprono nuove opportunità dalla formazione in remoto alle attività lavorative

Foto di Daniele Caponnetto

Foto di Daniele Caponnetto

Continua a risultare problematica la situazione nelle 13 carceri piemontesi e all’istituto penale minorile di Torino. Lo dimostra il sesto dossier redatto dal Garante regionale dei detenuti sulle criticità strutturali e logistiche degli istituti penitenziari del Piemonte che verrà inviato alla ministra alla Giustizia Marta Cartabia.

Ma, questa volta, il fascicolo parte da uno speranzoso “Se non ora quando”. Così è stato titolata l’edizione 2021 del documento che serve a porre l’attenzione sulle criticità del sistema carcerario nella nostra regione. La speranza è relativa, soprattutto, ai fondi destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria.

“Parliamo perlopiù di strutture vetuste – ha spiegato nel corso della presentazione del dossier presso la Sala Giolitti della Provincia il garante dei detenuti del Piemonte Bruno Mellanoe spesso le strutture più moderne risultano essere ancora meno funzionali rispetto ai carceri più antichi. Ogni anno i fondi propri del Ministero per la manutenzione si sono attestati tra i 3 e i 4 milioni di euro annui. Quando ne sarebbero necessari 50.”

Quest’anno lo stanziamento è decisamente più consistente: si parla di 48 milioni di fondi ministeriali (di cui 45 provenienti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e 3 milioni messi a disposizione dalla Cassa delle Ammende) destinati all’adeguamento dei locali penitenziari a sostegno dei progetti trattamentali. A questi si aggiungono i 132 milioni e 900 di fondi complementari al Pnrr.

“I soldi ci sono – ha proseguito Mellano – Non possiamo sprecare l’occasione.”

Nella Granda tra gli istituti detentivi di Cuneo, Alba, Saluzzo e Fossano si contano 755 detenuti. Durante la presentazione del dossier sono intervenuti i vari garanti delle carceri cuneesi per presentare le criticità, ma anche le opportunità, all’interno di strutture molto differenti tra loro.

Presenti anche il sindaco e presidente della provincia di Cuneo Federico Borgna e la vicesindaca e assessora alle politiche sociale del comune di Cuneo Patrizia Manassero.

AD ALBA LAVORI FERMI SUL PADIGLIONE CENTRALE DA SEI ANNI

Partendo dalla Casa di reclusione “Giuseppe Montalto” di Alba il garante Alessandro Prandi ha parlato della, ormai, infinita attesa sui lavori strutturali che vede attualmente l’edificio albese superare la capienza regolamentare di 33 detenuti (attualmente sono 40). Un forte ridimensionamento rispetto ai 142 che la struttura potrebbe contenere, ma condizionata dalla chiusura del padiglione centrale tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, causata da un’epidemia di legionellosi che ha portato al trasferimento di un centinaio di reclusi.

“Dopo sei anni – ha spiegato Alessandro Prandi – siamo arrivati a giugno 2021 a definire la ditta che dovrà occuparsi dei lavori (la Icr Impianti e costruzioni di Roma ndr), con un ribasso d’asta del 17% su uno stanziamento iniziale di 4 milioni e mezzo.”

Il garante comunale albese Sandro Prandi ha sollecitato - con ultima richiesta di informazioni datata 20 novembre - il DAP, ma i lavori ancora non sono stati avviati.

“Questo procrastinare – ha continuato Prandi – porta un’ulteriore aggravamento della condizione degli edifici esposti ormai da sei anni alle intemperie, agli sbalzi di temperatura, alle infiltrazioni di acqua e di umidità con il rischio concreto che i progettati interventi non risultino sufficienti alla definitiva rimessa in opera. A questo punto il prossimo passo è appellarci alla Corte dei Conti per danno erariale.”

Mentre i lavori sul padiglione centrale sono fermi i servizi di manutenzione ordinaria dei fabbricati (Mof), hanno realizzato dei lavori ‘in economia’ che hanno permesso la parziale ristrutturazione di una palazzina di due piani. Qui vengono ospitate persone in semilibertà e articolo 21, ovvero coloro che possono lavorare all’esterno.

Resta pienamente utilizzata la palazzina dell’ex femminile ed ex collaboratori di giustizia composta da 22 camere e che ospita dal giugno 2021 la casa lavoro piemontese destinata a internati misura di sicurezza (che in precedenza si trovava a Biella).    

“Ci teniamo a sottolineare – hanno poi concluso Prandi e Mellano – che non esiste un problema sulla potabilità dell’acqua all’interno del carcere di Alba”.

A CUNEO 46 DETENUTI AL 41-BIS

Stando ai dati del 30 dicembre alla casa circondariale in frazione Cerialdo sono 227 i detenuti su una capienza regolamentare di 278. Da dati ministeriali si potrebbe arrivare a 418 posti occupati, ma il dimezzamento è dovuto alla ristrutturazione dei due padiglioni centrali.

"Al momento - ha spiegato il garante Alberto Valmaggia - solo il piano terra vede avviati i lavori, mentre il primo e secondo piano sono ancora 'al palo'."

I lavori, come recita il dossier, utili a ripristinare 90 posti detentivi, si sarebbero dovuti completare a maggio 2021. Nella struttura cuneese sono al momento 46 i reclusi al 41-bis (sottoposti al regime speciale di detenzione, come i detenuti per reati di stampo mafioso).

"Con il completamento dei padiglioni
- ha continuato Valmaggia - potranno raddoppiare fino a 92 reclusi al 41-bus. Questo determina un condizionamento dell'organizzazione carceraria anche nelle altre sezioni".

Tra gli aspetti positivi che Valmaggia ha voluto sottolineare c'è l'aspetto formativo con la scuola edile, il diploma alberghiero, i corsi per raggiungere la scuola dell'obbligo e il lavoro in collaborazione con realtà del territorio e il mondo del volontariato.

Come evidenziato dal dossier persistono i problemi sulle serre interne (non utilizzate) e viene avanzata la richiesta per garantire uno spazio decoroso per attività fisica oltre a spazi destinati ad attività di socialità.

AL MORANDI DI SALUZZO L'OPPORTUNITA' DELLA FORMAZIONE

Al Rodolfo Morandi di Saluzzo sono 395 i detenuti  su una capienza regolamentare di 485.

"Saluzzo sta vivendo un'opportunità - spiega il garante Paolo Allemano - che è quella della formazione. La pandemia ha accelerato i processi di cablaggio delle aule scolastiche e della rete in fibra che ha portato all'attivazione del Polo Universitario e scolastico a cui stanno partecipando 30 detenuti".

I problemi evidenziati da Allemano sono riscontrabili nel lavoro (qui i detenuti non possono usufruire dell'articolo 21) e la salute dovuta all'età media alta della popolazione carceraria (in media tra i 50 e i 60 anni).

"Un apporto importante - ha chiosato Allemano - e la pandemia ce lo ha dimostrato è l'introduzione della telemedicina nella carceri".

A FOSSANO
93 DETENUTI IN CUSTODIA ATTENUATA

Assente giustificata la garante dell'istituto fossanese Michela Revelli. Il carcere cittadino della città degli Acaja conta 93 detenuti su una capienza regolamentare di 133 posti.

"Si tratta di detenuti a custodia attenuata e a fine pena - ha spiegato Mellano - E' tra i carceri migliori del Piemonte, ma così deve essere un istituto di questo tipo."

Il dossier evidenzia la necessità di una risistemazione logistica degli uffici esistenti, in particolare nel “secondo cortile”, al fine di valorizzare e ottimizzare gli spazi dedicati al presidio sanitario regionale interno al carcere.

Nel documento si sottolinea inoltre "la prosecuzione degli interventi di risistemazione e razionalizzazione degli spazi dedicati alle attività nell’ottica di un’ulteriore valorizzazione della funzione trattamentale dell’istituto penitenziario a custodia attenuata situato nel centro città, con significative potenzialità per il carcere e per il tessuto sociale della cittadina, storicamente molto attenta all’istituto penitenziario cittadino."

QUARTA ONDATA, NESSUN CASO COVID NELLE CARCERI CUNEESI

Stando agli ultimi dati di qualche giorno fa non si registrano casi Covid attualmente tra i detenuti nei quattro penitenziari cuneesi. .

Attualmente gli istituti con focolai accertati sono a Torino a Asti (in quest'ultimo sono contagiati più di 100 reclusi).

Per quanto riguarda le vaccinazioni in molte realtà cuneesi si è superato il 90% della popolazione carceraria vaccinata con due dosi.

In generale la situazione pandemica è stata gestita agevolmente con focolai registrati la primavera scorsa a Saluzzo e Cuneo, ma in generale sempre sotto controllo grazie anche all'utilizzo di spazi non utilizzati adibiti all'isolamento.

 

Daniele Caponnetto

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