Provincia - 16 dicembre 2021, 10:19

Elezioni Consiglio Provinciale, stress test per i partiti

Mai, dal 2014, tanto interesse per un ente che sembrava destinato all’oblìo e che invece sta riacquistando ruolo anche col ripristino delle indennità. Le candidature trasversali generano tensioni a destra e a manca

L’elezione del Consiglio Provinciale, in calendario per sabato 18 dicembre, costituisce uno stress test senza precedenti per le forze politiche cuneesi. Per sette anni, questa elezione era ritenuta consultazione irrilevante, che passava quasi inosservata, anche perché c’era il “listone” precedentemente concordato che accontentava più o meno tutti.

Ora, in questa tornata, si è invece in presenza di una situazione inedita dal 2014, anno dell’entrata in vigore della riforma Delrio.

Fino all’ultimo, il presidente della Provincia, Federico Borgna, e quello della Regione, Alberto Cirio, hanno cercato di riproporre il listone unitario, ma non è stato possibile.

L’operazione faceva comodo a Forza Italia e, tutto sommato, non dispiaceva alla Lega, ma i Fratelli d’Italia, da un lato, e il Pd, dall’altro, si sono opposti.

I Fratelli per ragioni di opportunità e di visibilità politica; il Pd, col nuovo corso  Gribaudo-Calderoni, per ridimensionare il potere di Borgna e per impedire che si realizzasse un asse tra i due presidenti.

Così si è arrivati alla vigilia che vede ben quattro liste in corsa: “Piccoli Comuni” (che ha il suo fulcro nell’associazione Octavia con presenza di realtà montane); Granda in Azione (formazione centrista che fa riferimento all’onorevole Enrico Costa); “Ripartiamo dalla Granda” (lista di centrodestra Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia); “La nostra Provincia” (formazione di centrosinistra, a trazione Pd, con innesti di candidati di area liberal-forzista).

Trattandosi di voto ponderato il peso maggiore lo avranno le “sette sorelle”. Va comunque annotato che, rispetto al 2018, le amministrazioni di Alba e Fossano hanno cambiato colore.

Si tratta, dunque di capire quanto questo e altri fattori influiranno sull’esito del voto. A complicare la partita le candidature trasversali, che provocano scossoni a destra e a manca.

La vicenda che desta più scalpore è quella del sindaco di Venasca e presidente dell’Unione montana valle Varaita, Silvano Dovetta, in passato uomo di fiducia della famiglia Costa, candidato nella lista “La nostra Provincia”, la formazione di centrosinistra che Mauro Calderoni, segretario provinciale in pectore del Pd (verrà eletto oggi giovedì 16 dicembre), ha definito “civica ed inclusiva”. Il “caso Dovetta” crea trambusto tanto nel centrodestra che nel centrosinistra, dove la sua candidatura rischia di penalizzare, nel Saluzzese, il vicepresidente uscente della Provincia Flavio Manavella, predecessore di Calderoni alla guida del Pd.

La questione crea fibrillazioni anche in Forza Italia, nonostante il vicepresidente forzista del Consiglio regionale, Franco Graglia, nel corso del Comitato provinciale svoltosi all’hotel Dama di Fossano la scorsa settimana, abbia tranquillizzato chi ha sollevato la questione, dicendo che Dovetta, suo fraterno amico, resta nel partito, derubricando il tutto come “un’operazione tattica di cui il presidente Cirio è stato messo al corrente”.

L’attenzione è rivolta anche alla lista dei “Piccoli Comuni”, che potrebbe raccogliere consensi in maniera trasversale, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, se verranno confermate le indiscrezioni di un possibile appoggio del sindaco Pd di Savigliano, Giulio Ambroggio, al collega di Moretta, Gianni Gatti, uomo forte dell’associazione di Comuni Octavia.

Si vota nella sola giornata di sabato, dalle 8 alle 20, in tre seggi (due a Cuneo presso la Provincia) uno nel municipio di Alba.

Trattandosi di elezione di secondo livello, sono chiamati alle urne i 2812 amministratori dei 247 Comuni della Granda. Si vota col sistema ponderato, in base cioè al numero della popolazione. Dodici i seggi in palio. Le operazioni di spoglio si svolgeranno domenica mattina.

La sfida elettorale diventa interessante anche perché nella manovra finanziaria è previsto il ritorno della figura degli assessori: tre nel caso della Provincia di Cuneo. E insieme a questo anche il ripristino delle indennità, pari al 50% di quelle percepite dagli amministratori nel Comune capoluogo, cioè Cuneo.

Giampaolo Testa