Agricoltura - 04 dicembre 2021, 11:53

La Forma del Vino: al Pala Alba Capitale, sfila la storia dell'enologia

Otto interventi, con la formula del “Ted Conference”, ripercorrendo le esperienze e le storie di imprenditori geniali e coraggiosi che hanno contribuito a rendere la Granda conosciuta in tutto il mondo

La Forma del Vino: al Pala Alba Capitale, sfila la storia dell'enologia

Un percorso narrativo multimediale, ripercorrendo le esperienze e le storie di imprenditori geniali e coraggiosi che hanno contribuito a rendere la Granda conosciuta in tutto il mondo: questa, in sintesi, la sostanza de “La Forma del Vino”, appuntamento organizzato nella mattinata di oggi, sabato 4 dicembre, presso il Pala Alba Capitale da Confindustria Cuneo.

Il vino rappresenta una delle eccellenze che rendono unico e conosciuto in tutto il mondo questo territorio. Per celebrare le aziende associate e raccontare le storie di imprenditori e personaggi di spicco che hanno contribuito in modo significativo alla grandezza del settore vitivinicolo, Confindustria Cuneo ha pensato a un evento parlando chi ha i piedi nella terra di Langa, ma la mente rivolta verso nuovi progetti e destinazioni, attraverso la formula innovativa e accattivante del “Ted Conference”: un monologo di 8 minuti, con importanti relatori intervenuti per raccontarsi, evidenziando le proprie esperienze, portando all’attenzione del pubblico storie passate e attuali di uomini e aziende che hanno illuminato la scena e ispirato le nuove generazioni di imprenditori vitivinicoli.

Introdotti da Giuliana Cirio e Alberto Cugnetto, rispettivamente direttore e referente della sezione Vini e Liquori di Confindustria Cuneo, in 11 si sono avvicendati sul palco del Pala Alba Capitale.

GIUSI MAINARDI
Ad aprire i lavori, Giusi Mainardi in rappresentanza dell’Accademia di Agricoltura di Torino, parlando del genio della vite e del vino nella storia delle terre cuneesi. “In tutto il Piemonte sono oggi 111 i vitigni coltivati, di cui 79 neri e 32 a bacca bianca. Partendo dalla Stele di Cherasco, il commercio del vino è attestato da almeno duemila anni su questo territorio, trovando poi nel Medioevo una regolamentazione attraverso gli statuti comunali che parlano di vite e vino, fino alla svolta delle tenute nobiliari nell’Ottocento, arrivando quindi al Barolo di Cavour, Staglieno e Oudart, per giungere agli stabilimenti industriali che, parallelamente ai piccoli viticoltori, hanno fatto la storia del vino di Langhe e Roero, passando per la fondazione – nel 1881 – della Scuola Enologica di Alba, da cui sono usciti personaggi come Renato Ratti, Beppe Colla e Gigi Rosso, capaci di lasciare il segno”.

FRANCESCO BONINO
Quindi è stata la volta di Francesco Bonino, della tipografia e casa editrice “L’Artistica di Savigliano”, che ha presentato l’Ampelografia storica universale illustrata, edita in tre volumi. “Un’opera sulla storia dell’ampelografia universale, che riproduce 551 cromolitografie accompagnate da schede di grande interesse, con testi tradotti anche in lingua inglese. I tre volumi – curati da Anna Schneider, Giusi Mainardi e Stefano Raimondi – presentano contenuti utili al produttore come all’enologo”.

PAOLO SARTIRANO
A seguire, l’intervento del presidente della sezione Vini di Confindustria Cuneo, Paolo Sartirano, che si è soffermato sulla storia della propria azienda, Sartirano Figli Cantine e Vigneti. “Il 26 giugno 1988, era una domenica, acquistai la Tenuta Arnulfo con i suoi 15 ettari alla Bussia, a porte chiuse, come usava allora. Trovammo poi numerosi documenti storici di grandissima importanza, partendo dal 1767, che ci hanno permesso anche di ripercorrere quanto fatto dal Cavalier Luigi Arnulfo, grande pioniere, che fece le fortune dell’azienda. Arnulfo fu tra i primi a intuire la grandezza del Barolo e le potenzialità delle MeGa, precorrendo i tempi anche a proposito dell’importanza dell’esportazione e dell’internazionalizzazione del Barolo. Oggi portiamo il Barolo in 42 paesi nel mondo, certamente un grande risultato”.

MATTEO ASCHERI
L’intervento di Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani è stato incentrato maggiormente sul tema della comunità, che è “la nostra forza, ma può anche rivelarsi la nostra debolezza. Abbiamo diversi punti che giocano a nostro favore: innanzitutto, i vitigni che coltiviamo danno il massimo su questo territorio. Altro elemento, i nostri sono prevalentemente vini monovitigno, segnati da una grande caratterizzazione. Quindi, il discorso relativo alla comunità dei produttori, principalmente costituita da aziende famigliari. La qualità è un discorso imprescindibile, ma non è sufficiente… Serve la riconoscibilità, che è data da territorio, suolo, aspetto pedoclimatico, vitigni e dalle persone: ogni vino ha un’interpretazione fatta da un produttore che vede a modo suo il vitigno e il vigneto. Il Consorzio è una rappresentazione di questa variegata comunità”. Ancora, in chiusura, un riferimento all’enoturismo, che oggi viene dato per scontato: “Senza il grande lavoro fatto sui nostri vini, prima che sulle strutture ricettive, non avremmo i numeri che possiamo vantare oggi. Ad ogni modo, è fondamentale continuare a investire per crescere ancora, per non fermarci e progredire sempre di più”.

ERNESTO ABBONA
Così Ernesto Abbona, presidente dell’Unione Italiana Vini: “Sono sempre stato appassionato alla vita associativa, prima da socio, poi vicepresidente vicario e infine presidente: una lunga esperienza che ha rafforzato in me l’idea dell’importanza di condividere con i colleghi problemi e soluzioni, esperienze di successo, ma anche occasioni di svago, per un’autentica visione di comunità. Nella dialettica tra dimensione lavorativa e dimensione associativa esiste una grandissima ricchezza”. Molti i temi toccati poi nell’intervento, passando poi per il percorso di condivisione fatto sull’OCM promozione, le battaglie per le denominazioni, la gestione del piano del controllo, la scrittura e condivisione con le forze politiche del Testo Unico Vite e Vino. “Questa è la comunità dell’Unione Italiana Vini, che ogni settimana si racconta sulle pagine del Corriere Vinicolo, il nostro house organ”.

BRUNO CERETTO
A portare il proprio contributo anche Bruno Ceretto, per le aziende vitivinicole Ceretto, sostituendo la figlia Roberta, parlando del legame tra arte contemporanea e architettura moderna, design e valorizzazione del paesaggio. Un mecenatismo moderno, con architetti, artisti e designer coinvolti negli anni in variegati progetti, dalla Cappella del Barolo nel 1999, recuperando la Cappella dedicata alla Madonna delle Grazie, al Cubo nella cantina “Bricco Rocche” di Castiglion Falletto, opera d’arte moderna e tecnologica, dall’iconico Acino all’affresco di Francesco Clemente nel ristorante Piazza Duomo, alla Casa dell’artista a Monsordo Bernardina. “Fare del buon vino è altrettanto serio e importante quanto fare delle belle opere d’arte: con Tremlett e Lewitt ci accordammo per la fornitura di una bottiglia di Barolo ciascuno ogni domenica, finché vivono”.

PAOLO MAROLO
È poi toccato alla Distilleria Marolo, attraverso le parole del suo titolare Paolo Marolo, che incarna lo spirito di Langa dal 1977. “Sono figlio di commercianti: i miei genitori gestivano lo storico Caffè Umberto di piazza Savona, oggi piazza Ferrero, ad Alba. Sono un ex allievo della scuola enologica di Alba, dove ho poi insegnato anni dopo. Ho iniziato quello che diventerà il mio lavoro partendo dall’insegnamento. La produzione di grappe da vinacce, anzi, bucce dell’uva, era giusto un hobby, cominciata nel 1977, con quella che oggi si chiamerebbe una startup, in anni in cui la tecnologia cominciava a mettere in crisi l’artigianalità e un caffè costava 50 lire, ma un grappino appena 15, che bastavano a malapena a coprire i costi”. Da allora molta strada è fatta. Marolo ha poi offerto una riflessione sul turismo sul territorio, d’élite piuttosto che di massa, perché “non possiamo fare entrare gli elefanti nel salotto”, annunciando un progetto immobiliare su Barolo e parlando del passaggio generazionale.

CARLO GAI
Sul palco è poi salito Carlo Gai, della Gai Imbottigliatrici Spa, storica azienda nata nel 1946, che attraversa 70 anni di storia con tre generazioni, stabilendo più di una pietra miliare nell’evoluzione dell’imbottigliamento di qualità, oggi presente anche in Francia e negli USA. “La tecnologia nel mondo del vino è cresciuta di pari passo con la qualità della produzione, che ha fatto passi da gigante soprattutto negli ultimi anni e, in Italia, dopo lo scandalo legato al metanolo”. Gai ha quindi ripercorso la storia delle macchine per imbottigliamento prodotte dall’azienda, con le grandi innovazioni che hanno accompagnato la vita della Gai, che ha esteso la sua offerta a bibite gasate, liquori e liquidi oleosi, oltre ai tradizionali vini e alle birre, ora anche in lattina. "Facciamo forti investimenti in tecnologia, ma a fare la differenza sono sempre le persone".

GIAMPIERO CORDERO
A prendere la parola parlando del gusto, il 33enne de "Il Centro" di Priocca, premiato miglior sommelier d'Italia secondo la guida de "L'Espresso", nel ristorante di famiglia insieme alla mamma Elide, Chef, e al papà Enrico, maestro della sala.
"Comincio con una citazione di nonna Rita, che mi diceva: 'Il buon vino è sempre un grande investimento: mal che vada, se non riesci a venderlo, lo puoi sempre bere'. Negli ultimi anni la cucina ha vissuto un grande exploit e il Piemonte in particolare, con Langhe Roero e Monferrato, costituisce uno dei poli più importanti per la ristorazione a livello europeo. Guardando al vino, finezza ed eleganza sono oggi le parole chiave, parlando di gusto, e hanno sostituito potenza e robustezza di qualche anno fa. Rispetto alla carta dei vini, mi piace parlare di orizzontalità, proponendo una buona gammadi etichette, ma anche verticalità, offrendo emozioni con grandi vini di vendemmie passate".

ENRICO GOBINO
Ancora, Enrico Gobino, direttore marketing di MGM Mondo del Vino e vicepresidente dell'associazione giovani imprenditori vinicoli italiani (Agivi), con un monologo dedicato al “racconto”, attraverso la proizione di un video. "La nostra è un'azienda giovane, dove più della metà delle persone che vi lavorano ha meno di 40 anni, perché puntiamo sull'innovazione. Il gruppo si compone di tre anime: MGM, cuore pulsante della produzione, quindi le Tenute di Mondodelvino (con Cuvage che interpreta la tradizione spumantistica, Ricossa nell'Alto Monferrato, Poderi dal Nespoli che interpreta i vitigni autoctoni della Romagna, e Barone Montalto, per la tradizione siciliana) e la terza anima, con la wine experience e il nostro Museo del Vino a Priocca e Mosto, il festival di narrativa e vino che organizziamo nel cuore della Romagna".

MIROSLAV LEKAS
A chiudere il ciclo di interventi, Miroslav Lekes per l'azienda Réva, con un intervento incentrato sull'attrattività. "Vengo dalla Repubblica Ceca, ma mi sento italiano e, anzi, piemontese. La prima impressione che ho avuto arrivato qui è stata la bellezza dei paesaggi e la capacità attrattiva verso i turisti, prima ancora che verso gli investitori. Quello che faccio lo faccio con il cuore, poi il cervello arriva: oggi il  marchio Réva è un simbolo di successo gastronomico, enologico e turistico. I rapporti con altri produttori sono di scambio e di confronto, e arricchiscono sempre". E, a proposito di investimenti: "La burocrazia italiana è spesso un ostacolo per gli investitori stranieri".

Nel corso del convegno è stato inoltre presentato il numero speciale di Made In, l’house organ di Confindustria Cuneo, dedicato alle aziende della sezione Vini e Liquori.

Pietro Ramunno

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