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Cronaca | 22 novembre 2021, 21:24

“Affari di Famiglia”: furti ad anziani soli e fragili, l’ultimo componente della banda a processo

L’operazione condotta dalla Squadra Mobile denominata “Family affairs” aveva portato all’arresto di 10 soggetti, tutti di origini sinti e tutti appartenenti allo stesso clan famigliare. Nove di loro hanno patteggiato (VIDEO)

“Affari di Famiglia”: furti ad anziani soli e fragili, l’ultimo componente della banda a processo

“Family Affairs”, affari di famiglia. Era stata denominata così la maxi operazione condotta dalla Squadra mobile di Cuneo che il 20 ottobre 2020 aveva sgominato un intero clan familiare di origine sinti, i Barovero, dedito alla messa in atto di furti in abitazione ai danni di persone sole e anziane. Il blitz nel campo nomade di Cerialdo aveva visto la partecipazione di un centinaio di poliziotti accorsi da tutto il Piemonte.

L’operazione portò all’arresto di 10 soggetti che, spacciandosi per addetti del gas o dell’acqua e carpendo la fiducia delle vittime si introducevano nelle abitazioni. Le persone derubate erano sempre sole in casa. Il modus operandi era sempre lo stesso: gli anziani venivano avvicinati dai membri della famiglia, che giravano a coppie, e mentre uno li distraeva, l’altro approfittava per rubare tutti ciò che trovava.

Sono stati circa 20 i colpi messi a segno tra aprile e luglio 2020. Circa 300mila euro il bottino totale stimato, tra denaro contante, monili in oro e orologi di grande pregio, Rolex in particolare. I colpi accertati sono stati messi a segno anche nel periodo del lockdown e sono avvenuti a Nole, Caselle Torinese, Busca, Cavour, Brossasco, Barge, Casalgrasso, Pont Saint Martin, Sciolze e in tanti altri piccoli comuni sparsi tra Torinese, Cuneese e Aosta.

Dieci, come detto, erano stati i soggetti arrestati, di cui sei sono finiti in manette e altri quattro con l’obbligo di dimora. Alfrida Laforè, la mente ed anche il braccio della maggior parte dei furti, il marito Osvaldo Barovero, le quattro figlie Selica con il compagno Valentino Alex Debar, Angela, Claudia, Glenda, Romano Debar e Giacomo Bresciani, hanno tutti patteggiato la pena al Tribunale di Cuneo.

L’unico ad aver scelto il dibattimento è Gianni Barovero (figlio di Laforè e Barovero ndr). La Procura contesta all’imputato il furto in concorso e l’associazione a delinquere. Il suo ruolo sarebbe stato quello da tramite fra la famiglia dei Barovero e i ricettatori. Fra loro, ci sarebbero anche due gioiellieri cuneesi. Si ipotizza che Barovero abbia venduto alcuni orologi ad un orafo di Cuneo e ad un altro, invece, avrebbe parlato di un orologio d’oro Cartier da donna, rubato a Pont Saint Martin in Valle d’Aosta.

Nel corso dell’udienza si è ricostruito l’inizio delle indagini. Tutto nacque da una sparatoria avvenuta nel febbraio 2020 al campo nomadi di Cerialdo, in via Passatore. A far scoppiare la lite fra due gruppi nomadi, verosimilmente, sarebbe stato un commento sotto un post di facebook. A calmare gli animi in quell’occasione, sarebbe stato proprio l’imputato. Da quel momento, erano state disposte le intercettazioni telefoniche e ambientali del clan Barovero da cui è emersa l’attività della famiglia fatta di trasferte in tutta la provincia di Cuneo, Torino, Asti e Valle d’Aosta.

In udienza era presente un testimone, un agente della Questura: “Gianni sapeva quando i genitori andavano a rubare. In una telefonata intercettata all’interno dell’auto l’imputato parlando con la madre si offre di andare a commettere un furto. La madre gli dice di non farlo perché ci avrebbero pensato lei e papà. Da ciò si capisce che il Barovero era colui che monetizzava la refurtiva preziosa. Alfrida Laforè per indicare che stavano per andare a rubare diceva ‘anduma a mangè’ o ‘anduma a vendi il fer’. In tutte queste attività criminali, Gianni telefonava alla mamma e al papà e si recava a casa loro”.
La difesa sostiene che l'imputato non sarebbe mai andato personalmente a commettere i furti e mai vi avrebbe preso parte.

L'udienza è stata aggiornata per prosieguo istruttoria.

redazione

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