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Attualità | 15 novembre 2021, 09:55

“Saggi del tartufo”: nominati a Monforte d'Alba Gerard Chevalier, Mauro Carbone e Mario Palenzona

Sabato 13 novembre, a Palazzo Martinengo, la cerimonia di insediamento dei primi tre “saggi”, insigniti del riconoscimento dall’Accademia del tartufo nel mondo

“Saggi del tartufo”: nominati a Monforte d'Alba Gerard Chevalier, Mauro Carbone e Mario Palenzona

Sabato 13 novembre, a Palazzo Martinengo di Monforte d’Alba, l’Accademia del tartufo nel mondo e Urbani Tartufi, alla presenza del sottosegretario alle politiche agricole Gian Marco Centinaio e della titolare di Urbani Tartufi di Sant’Anatolia di Narco (Perugia) Olga Urbani, hanno annunciato la costituzione del Collegio Accademico dei migliori esperti e scienziati nominando “saggi del tartufo” Gerard Chevalier, ricercatore francese e maitre du truffe, Mario Palenzona, già direttore dell’Istituto per le piante da legno e l’ambiente di Torino, come Chevalier esperto conoscitore del tartufo italiano e delle micorrize del tartufo e del suo habitat, e Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi Tartufo e direttore dell’Ente Turismo Langhe, Monferrato e Roero, assente alla cerimonia perché impegnato a Dubai per l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba.

I due studiosi del tartufo neonominati “saggi” per i loro meriti scientifici, Chevalier e Palenzona, collaborano dal 1967 lungo un’asse italo-francese di reciproco scambio e confronto, per sviluppare una conoscenza e un metodo di tutela e conservazione del prodotto che non perda mai il contatto con il territorio.

È con queste premesse che si è sviluppata la lectio magistralis sulla produzione del tartufo dai primi studi nell’Orto Botanico di Torino, dove il punto di vista sul prodotto era nuovo e scientifico, fino alle più recenti risorse agricole che ne permettono la coltivazione. “Quando sono arrivato a Torino non conoscevo il tartufo – racconta Gerard Chevalier –. Gli Italiani arrivavano al prodotto con sei anni di anticipo. Ho imparato tutto dai mei colleghi, che non mi hanno celato nulla”.

Mario Palenzona riassume quella che ha definito “l’odissea del tartufo bianco in Piemonte. Dopo i successi degli studi torinesi, ci sono stati i primi tentativi di inoculazione e di costruzione di impianti sia per i tartufi bianchi che per i tartufi neri. Quello che però non si può controllare è il campo aperto, dove i fattori ambientali incidono sempre”.

Due nazioni, Italia e Francia, che dialogano e si confrontano su due prodotti, vino e tartufo, che rappresentano un territorio e lo raccontano.

“Il prossimo anno festeggeremo i 170 anni dell’azienda Urbani Tartufi, arrivata alla sua sesta generazione. È un traguardo importante, come importanti sono le figure come Gerard Chevalier e Mario Palenzona. Ci hanno insegnato il metodo della tartuficoltura. Nella nostra produzione esiste un ideale che va oltre i guadagni e i profitti. Vogliamo che il tartufo italiano sia eccellenza mondiale e che serva a dare una risposta morale ai giovani, al futuro, affinché si sappia quanto può rendere questa attività e quanto sia rischioso non prendersene cura, perché una delle bandiere italiane più importanti può finire se non aiutiamo la natura. Parlo come imprenditrice e come madre di due figli che hanno basato il loro futuro sul successo di questa coltura. Salvare il patrimonio di poesia, bellezza ed economia che ruota attorno al tartufo dev’essere un must per tutti noi”, ha aggiunto Olga Urbani.

Dobbiamo lavorare affinché ai nostri chef sia data la possibilità di utilizzare tartufi italiani – è stato il pensiero del sottosegretario Centinaio –. Dobbiamo essere i produttori leader al mondo e richiedere di avere tartufo certificato italiano. In questo momento, l’Europa sta chiedendo ai Paesi membri di andare in una direzione sempre più green, con l’obiettivo di piantare qualche miliardo di alberi da qui ai prossimi anni. Perché non far sì che queste piante generino un reddito? Questo è l’obiettivo su cui voglio lavorare, portando il Ministero a una maggiore sensibilità. Il tartufo è il re della tavola. Tartufo e vino possono diventare ambasciatori di un territorio che da Bolzano a Lampedusa è un susseguirsi di prodotti e luoghi incredibili. Bisogna procedere in una direzione in cui il made in Italy sia quello che commentava un importatore americano che ho incontrato, il quale sosteneva che l’Italia esporta emozioni. Qualità più che quantità. E il tartufo, di questa qualità dev’essere il re”.

Dopo la nomina dei saggi, a sorpresa, Giuseppe Cristini, direttore artistico dell’Accademia del Tartufo nel mondo, coordinatore e promotore dell’evento, ha consegnato le onorificenze di Amico dell’Accademia a Ferruccio Ribezzo, patron del ristorante Moda di Monforte d’Alba e a Stefano Pezzini, presidente della Latteria San Pietro di Goito. Premiato dal sottosegretario come Italian Truffle Ambassador for USA, infine, Giuseppe Rosati per l’impegno nel portare la narrazione di tartufo e vino nel mondo statunitense.

Maria Pane

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