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Al Direttore | 31 ottobre 2021, 12:04

L’Esperia Piasco ricorda Paolo Salvatico: "La sua simpatia capace di trascinare adulti e piccini"

"Per anni è stato la mascotte della società, attaccato alle gambe del papà durante le presentazioni ufficiali del team. Quel bambino bello e sorridente per noi rimarrà per sempre Paolino"

Paolo Salvatico in sella alla sua bicicletta, in due scatti inviati al nostro giornale dalla società sportiva piaschese

Paolo Salvatico in sella alla sua bicicletta, in due scatti inviati al nostro giornale dalla società sportiva piaschese

A seguito del grave lutto che ha colpito la società sportiva e l’intera comunità di Piasco con la scomparsa di Paolo Salvatico e dell’amico Enrico Olivero, vittime del grave incidente di Brossasco, il Velo Club Esperia Piasco ha voluto condividere attraverso il nostro giornale una lettera di ricordo. La pubblichiamo integralmente a seguire.


Chiunque pensi a Paolo Salvatico ha in mente il suo sorriso, la sua allegria e la sua generosità. In nessuno dei casi si risparmiava. Quel bambinone bello e sorridente, che per noi rimarrà per sempre “Paolino”, era capace di trascinare con la sua vivacità e simpatia adulti e piccini. Un esempio per questi ultimi: una guida che ha avvicinato al mondo del ciclismo molti giovanissimi coniugando con semplicità la fatica e il gioco.

A Piasco lo conoscono tutti e subito il ricordo di lui lo si associa a una passione per il ciclismo che ha origini lontane, tenuta viva dalla tenacia di papà Bruno, da sempre alla guida dell’Esperia Piasco. Insieme a mamma Antonella, i coniugi Salvatico hanno saputo trasmettere valori che Paolo ha saputo trasporre anche al di fuori dello sport rivolgendo amore, rispetto e senso di responsabilità innanzitutto ai suoi genitori e alle sue amate sorelle.

Un vero orgoglio per loro, che in lui intravedevano la possibilità di cedere un giorno le redini della società: buon conoscitore dell’ambiente, delle persone e grande comunicatore, insieme alla sorella Elisa avrebbero certamente portato avanti la tradizione della “Famiglia Esperia”.

Sebbene il suo fisico maturo si sia prestato a sport come il rugby e il sollevamento pesi, portando il proprio marchio di fabbrica fatto di tanta allegria anche in questi ambienti, l'hobby vero è sempre stato quello del ciclismo, un Dna di famiglia, un marchio, quello dell’Esperia Piasco, scritto a fuoco vivo sulla pelle.

In sella alla sua biciclettina, fin da piccolissimo, per anni è stato la mascotte della società. Lo si ricorda stare attaccato alle gambe del papà durante le presentazioni ufficiali del team, incurante di ospiti prestigiosi che si rivolgevano a lui con grande simpatia e che non mancavano di rivolgergli una battuta e una risata.

Nelle gare di bici le sue doti fisiche non gli hanno permesso di eccellere e quando gli si chiedeva se anche lui corresse lui rispondeva: ”Sì, ma io vado piano”. Solo la passione e la sua determinazione hanno permesso di incrementare i watt necessari tanto da permettergli di correre in tutte le categorie giovanili fino ad arrivare alla prima gara juniores. Di lui i compagni di squadra ricordano che, alle barrette energetiche, di gran lunga preferiva pane e salame, e che non mancava alle gare di tirare fuori dalle tasche pezzi di formaggio che prontamente condivideva con gli altri.

Non solo di questi slanci di generosità era capace: i ricordi vanno a quella volta che nella gara di Fossano lui e un suo compagno di squadra si erano veramente impegnati nella corsa ma, a seguito della caduta del suo amico, a ricevere la coppa fu Paolo. Con quel sorriso che lo ha sempre contraddistinto, ecco che scende dal palco a rendere onore a chi, secondo lui, avrebbe dovuto meritare di più la vittoria. Un gesto solo di un grande.

Un giorno al suo direttore sportivo disse: "Prima di smettere le gare voglio correre negli juniores e che ci sia tu a portarmi”. Così fece: una gara, una sola gara, completamente piatta. Pioveva e faceva freddo, ma non importava. Fece 5 km con il gruppo, poi si ritirò, ma furono i 5 km più belli visti fare a un corridore in procinto di ritirarsi. Per Paolo non fu una sconfitta, ma una passerella finale fatta tutta con il sorriso irrorato dalla pioggia.

L’addio alle corse per lui non ha significato salutare il ciclismo, tutt’altro; subito in ammiraglia a dare consigli ai ragazzi e a supportare i Ds in tutte le categorie, poi infaticabile a ogni gara collaborare nell’organizzazione in qualsiasi mansione venisse lui richiesta, soprattutto quelle dove si trattava di faticare: montare il palco, le transenne, organizzare le auto al seguito, montare le radio. Proprio in quest’ultima attività aveva trovato il suo spazio all’interno delle corse insieme all’inseparabile amico Enrico Olivero.

La domenica vestivano colori diversi, ma la complicità tra loro andava oltre alla naturale competizione tra le differenti squadre in cui correvano.
Niente poteva togliergli il sorriso, nemmeno il duro lavoro. Anzi proprio nella fatica trovava gratificazione, dapprima a pedalare, poi nel mondo della professione come idraulico. Un bravissimo lavoratore, instancabile. Anche in questo caso capace di rimboccarsi le maniche fin da subito per farsi apprezzare da colleghi e clienti per il massimo dell’impegno e della dedizione che metteva sul lavoro.

Al rientro il suo tempo libero era a fianco di papà Bruno, ora per “far andare la campagna”, ora per aggiustare biciclette con fantasia e ingegno, ora per aiutare chiunque avesse chiesto il suo aiuto.

Con grande simpatia negli ultimi anni ha fatto ingresso nel gruppo del Carnevale di Saluzzo, fino a ricoprire la prestigiosa carica di “Magnin”.

Ora una comunità intera è stata colta impreparata alla notizia di questa tragedia. Non possono esserci parole di conforto per questo indescrivibile dolore. Un dolore che non ha un perché. Tutta l’Esperia si stringe con cordoglio alla famiglia.

Velo Club Esperia Piasco

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