Langhe - 02 settembre 2021, 10:36

Case di riposo della Granda: dopo l’emergenza Covid, tornano gli ospiti ma mancano gli infermieri

Rsa a rischio chiusura per la mancanza di personale. Il presidente Invernelli: “La carenza si è accentuata in questo periodo. È necessario trovare una soluzione: la Regione Piemonte valuterà un nostro progetto sulla formazione per chi assiste gli anziani”

“Nella case di riposo non mancano gli ospiti, ma gli infermieri. E questa carenza può mettere a dura prova l’equilibrio professionale, assistenziale ed economico delle Rsa, soprattutto quelle di media e piccola grandezza”.

A lanciare l’allarme è Silvio Invenelli, presidente provinciale dell’Associazione Case di Riposo Cuneese. “In realtà - prosegue il presidente - la pandemia non ha fatto altro che accentuare una situazione difficile già prima del Covid. La carenza degli infermieri è un problema antico, la novità è che questa mancanza ora incide in maniera pesante su un sistema, come quello delle Case di riposo, messo a dura prova dalla pandemia e che sono in questo ultimo mese sta nuovamente accogliendo ospiti in un numero quasi pre Covid”.

A spezzare il già precario equilibrio, è stato il passaggio dalle strutture per anziani agli ospedali pubblici quando all’arrivo della pandemia le Asl hanno reclutato il più alto numero possibile di infermieri, per rinforzare le corsie in preda all’emergenza. Secondo quanto calcolato dai gestori delle strutture piemontesi mancherebbero all’appello 800 infermieri, ovvero il 35 per cento di quanti ne servirebbero per gestire in modo adeguato i degenti.

“È necessario - prosegue il presidente Invernelli - trovare una soluzione e noi come Associazione stiamo già lavorando in tal senso. Come cabina di regia Cuneese, abbiamo presentato in Regione Piemonte, all’assessore alla sanità Luigi Icardi, un progetto per tentare di sbloccare la situazione ed attendiamo a giorni un incontro”.

Se è difficile incidere sui tempi di formazione degli infermieri, che seguono un corso di laurea, si potrebbe pensare a togliere il numero chiuso o ad ampliare la possibilità per chi fa il test di ingresso.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di potenziare la formazione degli Oss, aggiungendo mansioni da infermiere. Proposta che però è stata già bocciata, per non “Mortificare - aveva sottolineato la categoria degli infermieri - la professionalità di chi segue un corso universitario di tre anni facendo fare delle ore di formazione a un operatore socio- sanitario”.

“Una soluzione però dobbiamo trovarla - conclude il presidente provinciale dell’Associazione Case di Riposo Cuneese, Silvio Invernelli -, coinvolgendo anche il settore della formazione e le scuole. Perché è chiaro che i duri mesi affrontati durante la pandemia, hanno imposto al mondo delle Rsa un cambiamento per certi versi radicale, ed è necessario studiare e sostenere in un futuro non lontano, nuovi modelli di assistenza”.



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