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Attualità | 22 giugno 2021, 14:18

Dal lockdown alle feste in piazza: Alba si divide sui limiti alla "movida"

I residenti del centro storico lamentano schiamazzi e degrado. Il Comune prepara un’ordinanza e multe fino a 3mila euro. Il comitato di quartiere sta coi giovani: "Bisogna trovare forme di dialogo"

L'intervento dei Carabinieri in piazza Pertinace

L'intervento dei Carabinieri in piazza Pertinace

Repressione o dialogo? Spazia tra i termini di questa antitesi il dibattito innescato dalle lagnanze tornate a giungere dal centro storico albese, dove alcuni residenti denunciano come il venire meno delle restrizioni legate alla pandemia sia coinciso col ripetersi di quanto già osservato nelle stesse vie e piazze la scorsa estate, con giovani e giovanissimi accusati di schiamazzi che andrebbero in scena quasi ogni sera sino a tarda ora, accompagnate da qualche episodio di rissa e da comportamenti generalmente poco consoni all’idea di decoro degli stessi abitanti.

Tra le zone interessate c’è quella di piazza Pertinace, da sempre luogo di ritrovo per diversi gruppi di giovani, albesi e non solo, anche per la presenza di locali tra i più frequentati della città.
Uno spazio, quello nel cuore di Alba, che giovedì scorso era stato anche teatro di una festicciola in strada conclusa dall’arrivo dei Carabinieri, intervenuti con un paio di pattuglie anche in ragione dell’alto volume della musica che stava accompagnando il ritrovo, al termine del quale si sarebbe scoperto l’imbrattamento commesso da ignoti ai danni del busto dell’imperatore romano cui lo spazio cittadino è intitolato.  

"Riceviamo lamentele anche da altre diverse aree della città spiega l’assessore comunale alla Sicurezza e Polizia Municipale Marco Marcarino: da piazza Rossetti, via Roma, dalla zona prossima al cortile della Maddalena. Chi vive in quelle zone lamenta gli schiamazzi della notte e un poco edificante quadro di bottiglie abbandonate, rifiuti e altre poco gradevoli testimonianze del passaggio di chi, evidentemente, ritiene di poter dare pubblico sfogo alla propria malintesa idea di libertà, al di là del decoro e senza tenere nel debito conto i diritti degli altri".

Un quadro che avrebbe convinto l’assessore a prendere le contromisure contenute in un’ordinanza cui Marcarino sta lavorando da alcuni giorni, con l’idea di contrastare tali eccessi e il disturbo alla quiete pubblica, ribadire il divieto di somministrare alcolici ai minori, evitare l’utilizzo di strumenti di emissione sonora là dove non siano autorizzati o l’occupazione in forme improprie del suolo pubblico.

Non ancora approvate, le norme contenute nel testo (le principali riguardano il divieto alla vendita per asporto di bevande in bottiglie o lattina, e al consumo delle stesse in spazi ed aree pubbliche) si accompagnerebbero alla previsione di sanzioni comprese tra i 400 e i 3mila euro, a seconda della trasgressione. Un modo – è l’idea – per fornire alle forze dell’ordine uno strumento per poter intervenire allorquando si dovesse superare la misura.

Ma c’è chi non condivide un simile approccio. E’ il caso di Attilio Cammarata, presidente del Comitato di Quartiere Centro Storico e referente dell’Associazione San Giovanni, sodalizio da tempo attivo con diverse iniziative pubbliche proprio nella centrale piazza albese.

"Parliamo di una problematica che esiste e che va affrontata, ma io non mi sento di tirare la croce addosso a questi ragazzi – spiega Cammarata –. Vengono da un anno di clausura, hanno bisogno e diritto di uscire, ma non hanno spazi per farlo. Dove possono andare? Noi alla loro età ci vivevamo, in strada, era quello il nostro luogo di ritrovo. In quella piazza ci giocavamo a pallone, mettendo due stracci a terra per fare le porte. C’erano gli oratori, e mille altri luoghi nei quali vivere la nostra socialità. Oggi quali sono i punti di aggregazione che la città mette a loro disposizione? Questi giovani sono i nostri figli, il nostro futuro. Dobbiamo educarli, metterli nelle condizioni di provare a immaginare qualcosa di diverso da una serata all’insegna dell’alcol. E questo non si può fare bastonandoli, bisogna trovare forme di dialogo".

Il quartiere albese ci sta provando. Si è confrontato col consorzio socio assistenziale e ha elaborato un progetto che parte dall’educatore di strada, figura cui affidare "attività di prevenzione, assistenza e recupero sociale verso tutte quelle fasce deboli che vivono in situazioni di degrado ed emarginazione, incontrandole nel loro contesto quotidiano, al fine di inserirle in percorsi educativi e ricreativi e di prima accoglienza. (…) un servizio rivolto agli adolescenti e preadolescenti che si svolge in strada, nelle piazze, nei parchi, nelle stazioni e in tutti i luoghi informali in cui i ragazzi si incontrano, trascorrono del tempo, crescono e si costruiscono una loro identità".

Cammarata ne ha scritto al Comune, proponendo innanzitutto l’istituzione di un tavolo che coinvolga tutti gli attori in campo, dal Comune allo stesso consorzio passando per il Forum Giovanni e non dimenticando la Curia, le forze dell’ordine e i gestori dei pubblici esercizi. Spera che il suo tentativo non sia vano, come già accaduto in passato: "Oggi più che mai siamo noi a dover dare qualcosa a questi giovani. Poi chi continua a sbagliare pagherà, ma bisogna partire da altre basi. Con la contrapposizione non si va da nessuna parte".

Ezio Massucco

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