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Attualità | 10 giugno 2021, 08:50

Bra, tempo di assemblea per l’associazione ‘La Cordata’. Dal vivo, finalmente

Appuntamento lunedì 14 giugno nei locali della chiesa di Bescurone. Si parlerà anche del libro fresco di stampa 'La Cordata: i volontari, un’associazione, le loro battaglie'

Chiesa della B.V. del Rosario in Bescurone, Bra

Chiesa della B.V. del Rosario in Bescurone, Bra

Piano piano stiamo tornando ad una pseudo normalità. Siamo tutti entusiasti per l’allentamento delle restrizioni e poi c’è la situazione della pandemia che pare stia migliorando, i vaccini che proseguono a gonfie vele.

Ma quand’è che potremo tornare ad incontrarci. Prestissimo. Volendo anche adesso. Ci sono, infatti, alcune associazioni che hanno ripreso la regolare attività e non vedono l’ora - giustamente - di togliere le ragnatele alle sedi e riscoprire la bellezza dello stare insieme, programmare il presente ed il futuro. Dal vivo, finalmente.
È il caso dell’associazione di volontariato ‘La Cordata’ di Bra, con tutti i suoi membri che sono pronti a confrontarsi in presenza per gli adempimenti statutari, durante l’assemblea annuale che si terrà lunedì 14 giugno, nei locali della chiesa di Bescurone. Un evento che si svolgerà in sicurezza, nel rispetto del protocollo legislativo che prevede ancora distanziamenti e mascherine.

Per chi conoscesse già ‘La Cordata’ e volesse approfondire il discorso, ma anche per chi non ha la più pallida idea di che cosa si stia parlando, ecco fresco di stampa ‘LA CORDATA: i volontari, un’associazione, le loro battaglie’ (corsiero-editore collana fragilità), il libro dell’associazione di volontariato braidese, attiva dal 2009 e guidata dalla dottoressa Luigina Bima.

La storia è questa: La Cordata è un’associazione che opera nel territorio, forte delle sue motivazioni e dei suoi valori etici, che hanno trovato una splendida base nella Legge sull’amministrazione di sostegno.

Questo libro è frutto di un lavoro a più mani, semplice, ma non banale: ricco di significato e intenso di contenuti, perché raccoglie i contributi di membri dell’Associazione, volontari e operatori che ne sostengono e condividono l’esperienza. Testimonia l’attività dei volontari de ‘La Cordata’ e vuole suscitare riflessioni sui temi che la caratterizzano.

Alla descrizione del contesto specifico in cui opera l’associazione (Bra e comuni limitrofi) fa seguito la narrazione delle esperienze dei volontari, raccontate in prima persona dai protagonisti: sia gli amministratori di sostegno o tutori, sia i volontari attivi nello ‘Sportello’.

Per non parlare della ricostruzione del percorso svolto dall’associazione negli oltre dieci anni di vita: la nascita, le attività, la composizione e la struttura, i valori di riferimento, le prospettive future. Non mancano le criticità emerse durante le attività associative, le osservazioni dal vivo, con l’intento e la fiducia di trovare i giusti interlocutori, per superare insieme le difficoltà che un tema così delicato, com’è quello della fragilità, comporta.

Il risultato è un libro che documenta come semplici cittadini, con la loro attività di volontariato, si misurino con il sistema giudiziario, evidenziandone luci e ombre. Non solo, l’Associazione ‘La Cordata’ è tra i partner che a Bra hanno sponsorizzato la nascita e lo sviluppo dell’Alzheimer Cafè, per sostenere le persone affette da questa malattia neurodegenerativa e le loro famiglie, in collaborazione con l’associazione ‘Insieme’ e la Caritas interparrocchiale cittadina.

Ma facciamo un passo indietro, osservando meglio l’amministratore di sostegno, inteso come garanzia della dignità personale e figura centrale per l’opera dell’Associazione braidese. Spiegano gli interessati: “Diritti e doveri sono la chiave di volta della convivenza umana e civile. Tutte le carte costituzionali del mondo, almeno quelle che non sono alterate e manomesse, li riprendono con dovizia di argomentazioni, di riferimenti storici e di citazioni giuridiche. Ma poi all’atto pratico anche le teorie condivise rischiano di soccombere. Così molti diritti non sono realizzati e troppi doveri trascurati”.

E quindi, che si fa? “Per fortuna ci sono ancora coscienze vigili, attente e critiche. Ogni tanto qualcuno suona un po’ la sveglia alla società sonnacchiosa e indolente. Proprio sulla questione delle questioni: i diritti e i doveri, dove si radica la dignità inviolabile delle persone. E suscita un risveglio delle coscienze, con percorsi lunghi, passando anche attraverso difficoltà, incomprensioni e opposizioni. Un risveglio che, alla fine trova negli articoli di una o più leggi, formulazioni dense di umanità. Così è stato con la Legge Basaglia. Così lo è anche con la Legge che ha istituito la figura dell’amministratore di sostegno. La sua emanazione è in linea assoluta con i dettati costituzionali. La sua applicazione potrà dare sempre più concretezza alla dignità delle persone”.

Meno male, perché la musica sembra veramente cambiata: “Non so come si possa dire in termini giuridici, ma il contenuto di questa Legge è sacrosanto. Proprio e soprattutto sotto l’aspetto umano. Non autorizza nessuno ad imporsi e/o sostituirsi ad altra persona, ma semplicemente ad affiancarla, se è in difficoltà. Con tutta libertà certo, ma anche con la serietà sancita da un giuramento”.

Ma qui chiediamo i dettagli. Allora: “Fare l’amministratore di sostegno, in buona sostanza, vuol proprio dire accompagnare, farsi prossimo e nello stesso tempo farsi amico. Chiunque abbia intrapreso questa esperienza scoprirà sempre più che il vero sostegno non si realizza nel paternalismo, ma nella condivisione di uno stesso cammino”.

Però... c’è un però. “Oggi il rischio di essere lasciati ai margini o indietro è molto alto. Basta a volte un imprevisto, una disabilità temporanea a metterci in disparte. Se poi le difficoltà crescono e le disabilità diventano progressive, aumenta anche il rischio che la comunità non se ne accorga”.

Da qui la convinzione che un compagno di viaggio può fare la differenza: “Per fare insieme un po’ di strada. Senza alcuna pretesa né supponenza. Semplicemente per non essere solo, quando il cammino si fa complicato e duro”.

Per vedere qualcosa di concreto, ecco una storia. “Dopo anni di sofferenza, affrontata con coraggio e con grande forza, nonostante fosse una persona gracile, Gino è stato composto, trasparente e dignitoso, in una bara. Con lui i suoi poveri oggetti, riassunto e simboli della sua parabola: un lungo bastone e un berretto. Il bastone suo compagno inseparabile fin da ragazzino, quando faceva il pastore per un pezzo di pane ed in ultimo per reggersi. Un bastone non un libro, purtroppo. Non gli avevano insegnato a leggere. E poi il berretto che allora lo riparava dal sole e dalla pioggia. A 65 anni ancora teneva in testa un berretto come suo elemento distintivo. Con il bastone e con il berretto Gino, negli ultimi anni trascorsi in casa di riposo, ha saputo anche diffondere attorno a sé simpatia, serenità e amicizia”.

Insomma, non possiamo che essere orgogliosi di una realtà così solidale.

Foto:

Silvia Gullino

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