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Attualità | 02 giugno 2021, 07:00

Quel 2 giugno del 1946. Conversazione con il professor Aldo Mola a 75 anni dal Referendum che cambiò le sorti del Paese [VIDEO]

A urne chiuse, secondo i dati in possesso della Corte di Cassazione, furono 12.717.923 i cittadini favorevoli alla repubblica, mentre 10.719.284 per la monarchia. In che clima si sviluppò quel voto chiave per le sorti dello Stato italiano?

Immagine tratta dal 14° volume "Il Parlamento Italiano - Storia Parlamentare e Politica dell'Italia"

Immagine tratta dal 14° volume "Il Parlamento Italiano - Storia Parlamentare e Politica dell'Italia"

75 anni fa gli italiani furono chiamati alle urne per votare al Referendum sulla forma istituzionale dello Stato.

La scelta determinò quale tipo di governo si sarebbe instaurato dopo anni di guerra e di regime fascista.

Il quesito referendario sancì la fine della monarchia nello stivale.

A urne chiuse, secondo i dati in possesso della Corte di Cassazione, furono 12.717.923 i cittadini favorevoli alla repubblica, mentre 10.719.284 cittadini i voti per la monarchia.

Negli stessi giorni - domenica 2 e lunedì 3 giugno - si tennero le elezioni dell'Assemblea Costituente a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale con la Democrazia Cristiana che superò il 35%, il Partito Socialista sfiorò il 21% mentre il Partito Comunista fu prossimo al 19%.

Fu la prima volta - dopo la "prova" delle amministrative per diversi importanti centri avvenuta nel mese di aprile del '46 -  in cui votarono anche le donne. 

Gli aventi diritto furono quindi tutti gli uomini e le donne che avevano raggiunto i 21 anni di età.

Dieci giorni dopo il democristiano Alcide De Gasperi assunse le funzioni di capo provvisorio dello Stato. Re Umberto II il 13 giugno 1946 lasciò il paese per Cascais, nel sud del Portogallo.

Ma in che clima si sviluppò quel voto fondamentale per le sorti dello Stato italiano?

Ripercorriamo gli episodi chiave di quell'importante avvenimento storico per il nostro Paese insieme allo storico e professor Aldo Alessandro Mola.

Redazione

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