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Attualità | 11 maggio 2021, 10:01

Assegno Unico universale per i figli entro i 21 anni: alcune riflessioni

Riceviamo e pubblichiamo

Assegno Unico universale per i figli entro i 21 anni: alcune riflessioni

A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge n. 46 del 1 aprile 2021 contenente la delega al Governo per l’istituzione dell’assegno unico universale per ciascun figlio a carico avente un’età compresa tra 0 anni e 21 anni, DIACTION – Associazione Divorzisti Italiani (in persona del Presidente Nazionale Avv. Maurizio Cardona e dei membri Avv. Alessio Solinas, Avv. Veronica Rinaldi e Avv. Nicola Schellino) ritiene necessario segnalare quanto segue.

Com’è noto, la finalità di predetto intervento normativo è quello di "riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico" e di "favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile" - in ossequio in primis ai principi costituzionali di cui agli artt. 29, 30 e 31 -, si evince come l'assegno unico e universale abbia come oggetto di tutela e di promozione la famiglia, la figura genitoriale ed in primo luogo il benessere supremo dei figli (questi ultimi veri protagonisti e soggetti beneficiari della presente legge Delega, come confermato dalla possibilità per gli stessi di richiedere, anche in un'ottica di responsabilizzazione, la diretta corresponsione di tale sussidio in proprio favore – cfr. Art. 2 lett. b).

Partendo dalla ratio sottesa e posta a fondamento del presente intervento normativo in materia familiare, ed invero quello di "riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico" e di"favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile" - in ossequio in primis ai principi costituzionali di cui agli artt. 29, 30 e 31 -, si evince come l'assegno unico e universale abbia come oggetto di tutela e di promozione la famiglia, la figura genitoriale ed in primo luogo il benessere supremo dei figli (questi ultimi veri protagonisti e soggetti beneficiari della presente legge Delega, come confermato dalla possibilità per gli stessi di richiedere, anche in un'ottica di responsabilizzazione, la diretta corresponsione di tale sussidio in proprio favore – cfr. Art. 2 lett. b).

Pur apprezzando lo sforzo del legislatore di riformare un ambito tanto importante per i bisogni quotidiani delle famiglie tutte, occorre certamente porre l’evidenza su alcune criticità di carattere tecnico/giuridico che risultano emergere dalla lettura dell‘attuale formulazione della predetta Disposizione, anche al fine di meglio orientare tutte le Istituzioni e le Forze Politiche coinvolte nella successiva emanazione dei necessari decreti legislativi. 

In particolare, la presente presa di posizione si ritiene opportuna al fine di evitare possibili e future problematiche in fase di attuazione da parte degli operatori del diritto (e non solo), o - ancora peggio - distorsioni di carattere sociale, carenza di equità e/o ripercussioni in termini di aumento della conflittualità, all'interno del già delicato ambito familiare.

Fatta questa doverosa premessa, si segnalano dunque le seguenti criticità con specifico e limitato riferimento alle sempre maggiori ipotesi di contesti familiari caratterizzati da crisi coniugale (separazione, divorzio ecc.).

Ai sensi dell’art. 1, lett. f) viene sancito che "l'assegno di cui al comma 1 è ripartito in pari misura tra  i genitori ovvero, in loro assenza, è assegnato  a  chi  esercita  la responsabilità  genitoriale. In  caso  di  separazione  legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli  effetti civili del matrimonio, l'assegno spetta, in mancanza di  accordo,  al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra  i genitori".

Dalla lettura di suddetto dettato normativo si percepisce prima facie un’evidente non opportunità – presumibilmente a causa di un errato lessicale dato dall‘utilizzo del termine tecnico-giuridico “affidamento“ – di riconoscere l’assegno unico (così come attualmente avviene a causa di un mancato aggiornamento dell’art. 211 della legge n. 151/1975 per gli assegni familiari, che ne diventano parte integrante) al genitore cd. affidatario, salvo patto contrario tra i genitori separati/divorziati.

Al contrario, anche alla luce della storica riforma del diritto di famiglia avvenuta nel 2006, si ritiene che l’elargizione dell’assegno unico non possa che essere compiuta che in favore del genitore con cui i figli convivono (e, quindi, per ragioni di parità dei genitori stessi e al fine di vedere garantito il cd. principio alla bigenitorialità con proporzionalità rispetto ai tempi che i figli trascorrono con ciascuno dei genitori) indipendentemente dalla tipologia di affidamento prevista.

Pertanto, come peraltro già previsto ed esplicitato in materia di assegni familiari ANF (ex multis Cass. sent. n. 12770 del 2013), anche nel caso de quo si ritiene opportuno valorizzare ed impiegare quale criterio di attribuzione dell'assegno unico il concetto giuridico di "collocamento" dei figli (indicante la residenza abituale degli stessi), anzichè il differente concetto di "affidamento" attualmente utilizzato (indicante invece solamente il riparto e l'esercizio della responsabilità genitoriale).

Quanto detto, trova maggiore conferma se si considera per di più che il già richiamato art. 1, lett f) attribuisce il riconoscimento di detti importi ai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale, tra i quali, com’è noto, non è tuttavia possibile comprendere i genitori di figli maggiorenni (fino a 21 anni) ed economicamente non autosufficienti, considerato che la cessazione della responsabilità genitoriale stessa avviene automaticamente quando il figlio diventa maggiorenne (così come previsto anche dalla giurisprudenza di legittimità, tra cui si individua Cass. Civ. n. 23019/2019).

Infatti, trattandosi di assegno - come anzidetto - rivolto in via primaria al sostegno dei figli, solamente avendo riguardo alla collocazione degli stessi ed all'effettivo tempo di permanenza presso ciascun genitore, si potrà individuare il genitore che nel quotidiano si dovrà occupare, tra gli altri doveri genitoriali, in via prevalente del sostentamento economico diretto del figlio.

Si ritiene dunque necessario, fatto salvo diverso accordo tra padre e madre, correlare il criterio temporale e dell'effettiva convivenza dei figli presso ciascun genitore – con le presuntive conseguenze che ne discendono anche in termini di carattere economico – al diritto alla percezione dell'assegno, con il risultato che solo qualora i tempi risulteranno perfettamente paritetici (modello alternato puro), l'assegno andrà ripartito al 50% tra entrambi i genitori.

Risulta inoltre equo prevedere che detta forma di contributo economico dovrà esser altresì tenuta in considerazione anche in fase di quantificazione dell'assegno di mantenimento per i figli, con conseguenti riflessi positivi sia per il genitore collocatario (diretto percettore del presente assegno), che per il genitore non collocatario (che, quindi, potrà vedersi così ridurre proporzionalmente il quantum dovuto a titolo di mantenimento).

Di contro, allo stato dell'odierna formulazione e facendo quindi meramente riferimento al regime di affidamento in atto (nella maggior parte dei casi peraltro condiviso), entrambi i genitori percepiranno, salvo diverso accordo e ad eccezione dell'ipotesi di affidamento esclusivo, detto contributo in egual misura per il solo fatto di esser genitori, senza tuttavia che vi sia una concreta connessione ed inerenza con il mantenimento effettivo e quotidiano del figlio, nè, invero, alcun obbligo o vincolo per il genitore "che non vede i figli" di impiegare tassativamente la somma percepita nel mantenimento indiretto della prole.

Analoghe riflessioni si evidenziano a maggior ragione nell'intervenuta scelta di utilizzare lo strumento fiscale della corresponsione dell'assegno sotto forma di credito di imposta, al posto del precedente strumento della detrazione.

Ed invero, se nel "regime" della detrazione fiscale si poteva legittimamente far ricorso al concetto di "affidamento1" dei figli, essendo il beneficio della detrazione fiscale ancorato al sostenimento di una specifica tipologia di spesa, documentabile e pertanto agevolmente comprovabile se svolta nell'interesse della famiglia, nel credito di imposta tale meccanismo di "controllo" non si verifica.

Sul punto, non può non ricordarsi che il credito d’imposta è un incentivo in base al quale i contribuenti sono in grado di ridurre l’importo dell’imposta, in quanto a loro volta titolari di un credito di natura tributaria nei confronti dello Stato (costituito nel caso de quo dall'assegno unico).

Per tali ragioni, stante la totale assenza di inerenze del beneficio fiscale percepito sotto forma di credito di imposta dal genitore con le spese effettivamente sostenute nell'interesse e per il sostegno della prole, si ritiene nuovamente necessario – a maggior ragione – ancorare e modificare il testo di cui all'art. 1, lett. g della presente Legge Delega con il concetto di "collocamento" anzichè di mero "affidamento" (o di “responsabilità genitoriale“), il quale, come già sopra evidenziato, risulta maggiormente conforme e presuntivo circa l'effettiva assistenza e cura del figlio.

In via di subordine, seppur tale seconda strada si ritenga più difficilmente percorribile, occorrerà ipotizzare una formulazione con maggiori vincoli e sanzioni per il genitore percettore del beneficio fiscale nel dover utilizzare detto strumento economico effettivamente a favore della prole.

In conclusione, sia nell'ipotesi in cui l'assegno unico venga percepito sotto forma di credito d’imposta ovvero di erogazione mensile di una somma in denaro, si ritiene pertanto necessario, al fine di tentare di arginare l'utilizzo distorto di tale importante sussidio, che venga impiegato quale criterio di attribuzione dell'assegno il concetto giuridico di "collocamento" dei figli – con valorizzazione del requisito della convivenza prevalente e della residenza abituale degli stessi – ovvero, in via di mero subordine – anche stante la sua obiettiva difficoltà attuativa - ,la creazione di maggiori vincoli di controllo ed inerenza nell'utilizzo conforme dell'assegno percepito dal genitore, con  la perseguita finalità di mantenimento e sostegno, anche indiretto, dei figli.

Tanto premesso, DIACTION – Associazione Divorzisti Italiani (in persona del Presidente Nazionale Avv. Maurizio Cardona e dei membri Avv. Alessio Solinas, Avv. Veronica Rinaldi e Avv. Nicola Schellino) si rende disponibile a confrontarsi tempestivamente con le competenti Autorità e Forze Politiche, al fine di individuare i più corretti e giusti accorgimenti del dettato normativo, da effettuarsi anche sulla base di un ampio confronto con tutti i Soggetti Istituzionali e di Categoria che quotidianamente operano nel settore.

Si auspica che il Governo e i Ministeri interessati vogliano tenere conto nei prossimi provvedimenti di competenza dei rilievi quì effettuati, al fine garantire la salvaguardia die diritti del fanciullo, della parità dei genitori e del cd. principio della bigenitorialità.

comunicato stampa

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