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Curiosità | 01 maggio 2021, 13:04

Santa Maria degli Angeli: anche Bra ha la sua piccola Lourdes

Nella chiesa dei Fratini esiste una replica della grotta delle apparizioni, opera del Commendatore Domenico Rinaudi. Meta ideale per il mese di maggio, dedicato al Rosario

Santa Maria degli Angeli: anche Bra ha la sua piccola Lourdes


A pochi passi dal centro, sulla piazza della Rocca, sorge la chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove all’interno si trova una grotta votiva. No, non siamo a Lourdes, ma a Bra, dove la Beata Vergine Maria si prega con il titolo di Madonna dei Fiori, in virtù del miracolo operato il 29 dicembre 1336.


Ma che cosa ci fa una grotta di Lourdes in una chiesa? Bella domanda, a cui risponde lo scrittore Pino Berrino: “La costruì con le sue mani il Commendatore Domenico Rinaudi. A lui si deve pure la costruzione della grotta che si trova a Bandito. Nelle pause, mangiava e giocava con i pretini di villa Moffa”.

Questa piccola Lourdes è un luogo di pace, di spiritualità, ma anche di calore, entrandoci ci si sente come accolti da un abbraccio, un abbraccio materno. ‘Un piccolo gioiello’, ‘un‘oasi di preghiera’ sono solo alcune definizioni che i fedeli usano per descrivere questo luogo di grande impatto emotivo e spirituale, meta ideale per il mese di maggio, tempo importante da vivere con il cuore di Maria.

Nel periodo dell’anno segnato da luce ormai estiva, profumo di fiori, amori e bellezza, sono molti i cristiani che pregano tutti i giorni il Rosario. Anticamente, nell’antica Grecia, il mese di maggio era dedicato alla dea della fecondità. L’idea di un intero mese dedicato a Maria Vergine, Madre feconda di tutte le grazie, nasce tra il XVI e il XVII secolo.

Il Rosario era il mezzo per elevare la mente, rasserenare gli animi, trovare conforto nelle sofferenze, educare i fanciulli e, soprattutto, unire i cuori di genitori e figli per volgerli tutti a Dio. Il Rosario è davvero la preghiera famigliare per eccellenza. Prima della pandemia, ci si trovava ogni giorno in chiesa per il mese di maggio oppure in qualche via o davanti a un’edicola per recitare a piccoli gruppi il Rosario.

La devozione a Maria è stato il filo conduttore del pontificato di Giovanni Paolo II, che ha scelto come ‘motto’ del suo ministero l’espressione monfortana ‘Totus tuus’. Il Papa polacco ha desiderato profondamente che ogni credente potesse servirsi di Maria per arrivare più speditamente a suo figlio Gesù. La Madonna è infatti, come recita un antico inno, la ‘Stella del mare’, colei che nella navigazione della fede ci aiuta a non perdere mai la bussola e a virare sempre verso Cristo.

L’invito a non trascurare la recita del Rosario, soprattutto nel mese di maggio, viene da lontano. Nel 1951, il papa Pio XII così scriveva: “È soprattutto in seno alla famiglia che Noi desideriamo che la consuetudine del santo Rosario sia ovunque diffusa, religiosamente custodita e sempre più sviluppata. Invano, infatti, si cercherà di portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società domestica, principio e fondamento dell’umano consorzio, non sarà ricondotta alle norme dell’Evangelo. Per ottenere un compito così arduo, Noi affermiamo che la recita del santo Rosario in famiglia è un mezzo quanto mai efficace” (Ingruentium Malorum).

Anche papa Paolo VI attribuiva una straordinaria importanza al Rosario recitato in famiglia: “Non v’è dubbio che la Corona della Beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci ‘preghiere in comune’ che la famiglia cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente auspichiamo che, quando l’incontro familiare diventa tempo di preghiera, il Rosario ne sia l’espressione più gradita” (Marialis Cultus).

Silvia Gullino

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