/ Al Direttore

Al Direttore | 30 aprile 2021, 10:08

"Ricoveri inutili? Chi lo pensa si faccia un giro nei reparti dedicati ai pazienti Covid"

A scrivere i medici del Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza dell'ospedale di Cuneo, che replicano ad una lettera in cui una donna ringrazia il medico che ha curato suo padre senza un "ricovero inutile"

"Ricoveri inutili? Chi lo pensa si faccia un giro nei reparti dedicati ai pazienti Covid"

"Grazie alle sue cure, nostro padre è stato curato da casa senza dover essere ricoverato.

Siamo stati davvero fortunati ad averlo incontrato, tanti dottori dovrebbero prendere esempio da lui e sicuramente si eviterebbero tanti ricoveri inutili. 

Mille grazie dottor Sergio Brancatello, per averci supportato, aiutato e guarito".

Si chiude così la lettera di una donna il cui padre settantenne è stato curato dal Covid a casa. Lui, il dottor Sergio Brancatello di Mondovì, è un medico del 118 attivissimo su Facebook. E proprio su Facebook continua a promuovere le cure domiciliari e tempestive. Meno di 24 ore fa scriveva: "Ad oggi 764 pazienti a distanza o a domicilio, tutti guariti. Di COVID-19, se trattati precocemente e con i farmaci giusti, si guarisce! In questo modo si evita di intasare i pronto soccorso e le terapie intensive". 

Adesso, dopo la pubblicazione della lettera di ringraziamento al suo indirizzo, sono i medici del Pronto Soccorso di Cuneo ad intervenire. Quel "ricoveri inutili" non lo accettano. Chiedono soprattutto rispetto. Pubblichiamo la loro lettera.

 

Gentile Direttore,


abbiamo osservato come una sua lettrice in una lettera di ringraziamento abbia definito “inutili” i ricoveri effettuati per i pazienti affetti da polmonite interstiziale correlata al COVID19.

Premettendo che la nostra lettera non vuole assolutamente essere indirizzata alla signora, volevamo esporre alcune considerazioni di carattere generale. Riteniamo infatti che l’aggettivo “inutile” riferito ad un ricovero, ahimè ormai di uso comune negli slogan sui social, sia profondamente offensivo nei confronti della nostra professionalità ma anche nei confronti di coloro che vengono ricoverati.

Vogliamo sperare che sia stato solo un uso maldestro del lessico.

Dietro la decisione di ricoverare vi è un percorso diagnostico (visita, esami strumentali, esami ematochimici, esperienza) supportato da un curriculum di studi che prevede oltre alla laurea anche una specializzazione nonché spesso ulteriori specializzazioni distintive ed attività di ricerca clinica.

Ci chiediamo pertanto che cosa si intenda per “ricovero inutile”. Basterebbe, forse, fare un giro nei nostri reparti dedicati ai pazienti Covid positivi e ci si accorgerebbe (anche solo se si è in possesso di qualche minima nozione medica) di quanto quell’aggettivo sia decisamente inappropriato.

Solitamente non rispondiamo a coloro che a vario titolo mettono in dubbio la serietà e la professionalità di chi lavora in ospedale, ma riteniamo che sia giunto il momento di chiedere un po’ di rispetto, ricordando alla popolazione che noi siamo stati quelli che poco più di un anno fa hanno affrontato una malattia sconosciuta, spesso letale, con presìdi protettivi di cui non si conosceva la reale efficacia, mettendo a rischio la nostra salute e quella dei nostri familiari; tutto ciò non per mero interesse economico ma perché lo imponeva la nostra coscienza e il nostro ruolo.

Qui a Cuneo continuiamo a farlo in silenzio ancora oggi, dopo oltre un anno, silenzio dettato in parte dalla stanchezza (e vi assicuriamo che siamo molto stanchi sia fisicamente sia psicologicamente) e in parte dal fatto che non abbiamo bisogno di pubblicizzare quello che a noi sembra un semplice dovere deontologico.

 

I Medici del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza dell’A.O. S. Croce e Carle di Cuneo

barbara simonelli

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium