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Al Direttore | 27 aprile 2021, 09:55

Dare alla luce un bimbo ai tempi del Covid: la bella testimonianza di una neomamma braidese

"Nonostante il periodo così complesso c’è chi riesce ad alleggerire la solitudine di un momento così bello, emozionante, ma anche delicato della vita di una donna"

Immagine d'archivio (Pixabay)

Immagine d'archivio (Pixabay)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Che periodo memorabile quello della gravidanza! Ma ai tempi del Covid non va come lo si aveva sempre sognato. Io ho avuto la grande fortuna di avere una gravidanza perfetta, senza nessun disturbo e nessuna complicazione: ciò è stato fondamentale essendo fiorista, e ho potuto così lavorare fino al giorno prima di andare in ospedale e riprendere una settimana dopo essere stata dimessa.

Una fortuna che è stata in parte offuscata dal doversi adattare alle nuove norme in questo periodo di pandemia: chi non sogna il momento in cui mano nella mano insieme al proprio marito/compagno si vede per la prima volta il proprio bimbo durante l’ecografia, si sente insieme il battito di quel cuoricino, ci si sente dire se è bimbo o bimba? Oggi non è possibile: i futuri papà aspettano fuori e non possono vivere queste grandi emozioni così speciali e uniche! E se le visite ed ecografie mostrano delle problematiche? I futuri papà non possono esserci a sostenere le loro mogli/compagne in un possibile momento di sconforto! Per fortuna tutto il personale sanitario che ho incontrato durante tutta la gravidanza è stato molto caloroso, gentile e rassicurante e ha potuto alleviare per quanto possibile la solitudine di quei momenti.

Erano le prime ore di lunedì 22 marzo quando siamo partiti da Bra per l’Ospedale SS. Annunziata di Savigliano. Mentre mi visitavano mio marito ha dovuto attendere in sala d’attesa; l’hanno fatto entrare velocemente solo per eseguire il tampone Covid (io ne avevo già fatti tre nelle tre settimane precedenti, come da regolamento dell’ospedale). Il personale di Ostetricia mi ha poi accompagnata in camera e dopo essermi sistemata qualcuno è venuto a prendermi per portarmi in sala parto: ecco che finalmente mio marito poteva entrare con me e rimanermi vicino durante tutto il travaglio.
 
Un grazie speciale va all’ostetrica Maddalena, che mi è stata accanto durante la prima parte del travaglio. Non potevo vedere il suo volto nascosto dalla mascherina, ma i suoi occhi trasmettevano una dolcezza infinita, che mi dava quel fondamentale conforto per contrastare il dolore e la sua voce delicata mi sussurrava consigli preziosi che mi davano quel supporto fondamentale per sentirmi serena e al sicuro.

Il secondo grazie speciale va all’ostetrica Giada, che ha sostituito Maddalena al cambio turno ed è stata lei che mi ha assistita nell’ultima parte e quindi più dolorosa fino a dopo il parto. La sua voce, i suoi movimenti e i suoi occhi mostravano una persona dolce e molto energica allo stesso tempo: è riuscita a trasmettermi la forza di affrontare nel modo migliore il gran finale incoraggiandomi e sostenendomi in tutti i migliori modi possibili.

Dalla sala parto mi hanno però trasferita nella sala chirurgica per via di possibili complicazioni: lì avevo davanti a me un vasto pubblico di ostetriche, infermiere e ginecologo, tutti pronti a intervenire data la situazione non semplice. Alle 10:09 nasceva il nostro piccolo Alessio. Nonostante fossi stremata non dimenticherò mai il supporto sia fisico che morale di mio marito, l’indispensabile presenza e forza delle ostetriche, la tempestività di quella squadra.

Mio marito è rimasto con noi solo più per poco tempo dopo il parto: sono stati pochi momenti così dolci con finalmente il nostro bimbo in braccio, finalmente noi tre. Poco dopo però sarebbe dovuto andare via (normativa Covid). Da lì in poi non ci saremmo più potuti vedere fino alla dimissione, a meno che mi dovesse portare qualcosa e allora avremmo potuto vederci a distanza per pochi istanti.

Ecco il doppio lato di questa situazione: da sola, senza mio marito, senza che lui potesse vedere il nostro bimbo se non grazie alle innumerevoli foto che gli inviavo. Ma questo vuoto è stato per fortuna attenuato, per quanto possibile, da uno staff meraviglioso, sempre presente, sempre pronto a dare consigli e intervenire aiutando me e il bimbo in ogni momento.

Un grazie di cuore lo mando quindi a tutto il personale che in questo periodo di pandemia, coi volti nascosti, è stato così caloroso permettendo di trascorrere il periodo di degenza lontana dalla famiglia nel modo più sereno e sicuro possibile. Grazie ancora alle ostetriche Maddalena e Giada che sono tornate a trovarmi per darmi ulteriori consigli. Questa esperienza con tutte queste persone così speciali la porterò sempre nel mio cuore.

Il mio nome è solo uno tra tanti, quindi per firmarmi userò i “soprannomi” che ci hanno dato in ospedale: “la mamma che non si lamenta”, mamma del “capellone biondo”.

Lettera firmata,
Bra
 

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