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Al Direttore | 12 aprile 2021, 15:44

La bella lettera e il grazie dei figli di Walter Trucco: "Tre mesi difficili, ma all’ospedale di Verduno abbiamo trovato tanta umanità"

I quattro figli dell'agricoltore fossanese, morto a tre mesi di distanza da un terribile incidente sul lavoro, hanno scritto delle bellissime parole di ringraziamento a chi si è preso cura di loro padre, non facendo mai mancare umanità e conforto

La bella lettera e il grazie dei figli di Walter Trucco: "Tre mesi difficili, ma all’ospedale di Verduno abbiamo trovato tanta umanità"

Mercoledì 30 marzo, all’ospedale di Verduno, moriva Walter Trucco, agricoltore di 62 anni, in coma dal 31 dicembre in seguito a un incidente sul lavoro. Walter stava lavorando sul silos utilizzato per l’alimentazione degli animali quando è scivolato dal muretto che circonda  la struttura - alto meno di due metri - riportando un trauma cranico facciale. Padre di quattro figli, gestiva, insieme al fratello Bruno e al figlio Cristiano, una delle più grandi, moderne e attrezzate aziende zootecniche da latte del Fossanese. Una folla immensa ha partecipato al funerale svoltosi il sabato Santo all’aperto, sul sagrato della chiesa di San Lorenzo, per consentire ai tanti convenuti di partecipare mantenendo il necessario distanziamento.

La lettera dei quattro figli di Walter

Il 31 dicembre, quando abbiamo visto partire l’ambulanza con sopra il nostro papà, sicuramente non ci saremmo aspettati questo finale. Ci avevano avvertiti sin da subito di quanto la situazione fosse grave, ma non avremmo pensato così tanto. Da quel momento è iniziato il calvario: la corsa dell’ambulanza verso l’ospedale di Cuneo, l’operazione di urgenza nella notte, il ricovero presso il reparto di Rianimazione e l’attesa e la speranza del miracolo, che non è mai arrivato.

Dopo pochi giorni è arrivato il verdetto dei Neurochirurghi: “Vostro padre non ha avuto nessun segno di ripresa, per noi non ci sono più indicazioni chirurgiche da seguire, quindi dovremo trasferirlo”. Ospedali disponibili? Solo L’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno. All’inizio abbiamo preso male la notizia, perché nessuno di noi conosceva o era mai stato ricoverato presso quell’ospedale, ma non avevamo scelta e quindi il 6 gennaio papà è stato trasferito. L’indomani nostra madre ha ricevuto la prima telefonata: “Suo marito è arrivato, il viaggio è andato bene, quando potete venire per conoscerci?” “Noi siamo in cinque. Abbiamo quattro figli” “Okay, venite pure tutti”. E noi siamo partiti subito.

Così siamo arrivati davanti a questa immensa e strabiliante struttura, più simile ad un aeroporto che a un ospedale, con tanto di scale mobili e corridoi sopraelevati, il tutto contornato dal panorama mozzafiato delle Langhe. Ma questa è stata solo la cornice del nostro percorso durato tre mesi in questo Ospedale. Papà è entrato nel reparto di Rianimazione, per poi passare in quello di Medicina di Urgenza e terminare in Medicina Interna.

Ovunque abbiamo trovato dei professionisti con la “P” maiuscola: Medici, infermieri ed Oss che si sono occupati minuziosamente del nostro papà, che ci tenevano costantemente informati telefonicamente giorno per giorno, e che ci hanno permesso di andare a trovarlo con tutte le precauzioni necessarie, considerata la sua gravità e fragilità.

Abbiamo trovato un’ottima qualità di assistenza, ma non solo, anche tanta UMANITÀ, in un periodo storico che, più che mai, mette a dura prova i Professionisti della Salute.

L’ultima sosta di papà è stata nelle camere mortuarie dell’Ospedale, dove anche lì abbiamo trovato ambienti caldi e accoglienti e personale empatico e rispettoso.

Un grazie sentito va quindi a tutti coloro che hanno incrociato il nostro percorso in questi tre mesi di sofferenza, speranza e dolore. Non è stato un cammino facile, ma il sostegno morale ed umano che abbiamo ricevuto ha alleggerito questi mesi difficili.

Cristiano, Elisa, Francesca e Cristina Trucco

 

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