/ Politica

Politica | 04 aprile 2021, 16:24

La ministra 5 Stelle Fabiana Dadone sotto attacco delle destre, ma anche del “fuoco amico”

FdI, Lega e FI le contestano la delega alle politiche antidroga. Inoltre, l’esponente pentastellata è alle prese con il contenzioso interno relativo alla piattaforma Rousseau (di cui è referente), e la vicenda delle espulsioni dei parlamentari dissidenti, essendo “proboviro” del Movimento

La ministra 5 Stelle Fabiana Dadone sotto attacco delle destre, ma anche del “fuoco amico”

Ha iniziato Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, poi è arrivata la Lega e infine anche Forza Italia.

Il centrodestra spara a palle incatenate contro l’attribuzione della delega alle politiche antidroga alla ministra 5 Stelle alle politiche giovanili Fabiana Dadone, l’unica cuneese a far parte del governo Draghi.

Alla ministra sono state assegnate anche le deleghe a servizio civile universale e anniversari nazionali (in pratica l’organizzazione di ricorrenze storiche particolari).

Ma è sulla droga – in riferimento alle posizioni antiproibizioniste da lei manifestate – che i tre partiti del centrodestra minacciano fuoco e fiamme.

Maurizio Gasparri, esponente di Forza Italia, è arrivato ad evocare la crisi di governo se il Presidente del Consiglio non le revocherà la delega.

L’iperbole dialettica è una costante di questa stagione politica, per cui (forse) non bisogna farsi troppo impressionare.

Certo è la giovane deputata di Carrù, dopo aver scalato le vette ministeriali senza colpo ferire e senza specifiche competenze se si esclude il buon posizionamento all’interno del Movimento, ora si ritrova nella bufera e su più fronti.

Infatti, oltre al fuoco incrociato delle destre, Dadone deve fare i conti con un paio di questioni interne al Movimento di non poco conto.

Le rendite di posizione, che ne avevano favorito la fulminea ascesa, rischiano ora di trasformarsi in boomerang.

In quanto referente della piattaforma Rousseau, sarà chiamata a dire la sua sul contenzioso che si è aperto con la Casaleggio Associati.

In più, ha già ricevuto vibrate contestazioni in quanto ha mantenuto la carica di “proboviro” del partito anche dopo la sua nomina a ministro.

I deputati e i senatori espulsi dal partito per non aver accordato la fiducia a Draghi la chiamano in causa.

“Come può – hanno detto rimproverandole un conflitto d’interessi – esprimere un sereno giudizio essendo contemporaneamente ministro?”.

Se finora la giovane “ministra rock”, come lei stessa si è definita sui social, ha avuto vita politica facile, d’ora in poi – per mantenersi a galla – dovrà mettere giù i piedi dalla scrivania e rimboccarsi le maniche.

A giudicare dall’aria che tira, affidarsi alle (buone) Stelle non basta più.

GpT

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium