È scomparsa ieri, mercoledì 31 marzo, all'età di 97 anni Fernanda Serafini, partigiana cuneese delle SAP (Squadre d’Azione Patriottica). Il suo nome di battaglia era Susanna Nike.
Era nata a Casotto, in provincia di Vicenza il 26 dicembre 1923
La famiglia era di estrazione operaia.
Il padre, classe 1896, era socialista.
Aderisce al PCI nella primavera del ’41, dopo aver incontrato Giuseppe Biancani.
Già dalla fine di quello stesso anno i due cominciano ad agire, dapprima isolati, stilando testi di volantini e lettere che Fernanda batte a macchina e riproduce nell’insospettabile ufficio dove lavora: foglietti che contengono attacchi al regime, ai gerarchi locali, parole d’ordine contro la guerra, appelli alla lotta per la libertà, la pace, la giustizia sociale, e che vengono infilati clandestinamente nelle buche delle lettere della città.
Pian piano, attorno a Biancani e Serafini cresce un gruppo di giovani comunisti che si mobilita diffondendo stampa clandestina e facendo propaganda.
L’11 settembre del ‘43, a casa di Giuseppe e Maria Aimo al n. 11 di Via Meucci, con Giovanni e Spartaco Barale, Carlo Bava e Ugo Traversa, decidono di avviare il movimento di resistenza armata per parte comunista.
Nei mesi successivi Fernanda opera attivamente come staffetta tra Torino e Cuneo, recapitando pacchi di volantini e comunicati di servizio. Il 22 luglio del ’44 sfugge per un soffio all’arresto, ma nonostante i rischi che corre non si allontana dalla città e continua nella sua militanza.
Viene però scoperta e prelevata in casa il 12 settembre di quello stesso anno. I fratelli Ferrari, della V Brigata nera “Lidonnici” la conducono nei locali delle scuole elementari di via XX Settembre, luogo di detenzione per molti antifascisti cuneesi tra cui il Geom. Costanzo Ferrua, scomparso pochi giorni fa, dove viene interrogata da Paolo Pocar e dal “Comandante” Franchi.
La sua pratica finisce nelle mani della SD, il servizio di sicurezza della Gestapo con sede nella famigerata Villa Quaglia di Via Alessandro Volta, e rischia di venire deportata in Germania. Viene trasferita nelle carceri di Via Leutrum e liberata il 17 novembre con foglio di via obbligatorio e l’ingiunzione di raggiungere il padre a Gravedona, nel Comasco.
Fernanda lascia allora la città, ma non rispetta l’ingiunzione e si trasferisce a Torino, dove riprende i contatti con alcuni esponenti del partigianato locale. Avrebbe dovuto aggregarsi alle formazioni della Val d’Ossola, ma nella primavera del ’45 entra in contatto con la moglie di Dante Livio Bianco, Pinella, che dirige un gruppo di staffette GL. Il suo ultimo incarico è quello di portare a Cuneo l’ordine ufficiale dell’insurrezione.
Parte da Torino in bicicletta la mattina del 26 aprile, e arriva in Città per partecipare alla battaglia della liberazione.