“Faremo fuoco con tutte le polveri”. Questo aveva dichiarato il Generale Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19, intervistato da Fazio.
Ecco perchè il Governo sta pensando di coinvolgere anche le farmacie nella campagna vaccinale.
Lo ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza nel suo intervento alle Commissioni riunite Affari sociali della Camera e Sanità del Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero e sulla situazione della pandemia.
I farmacisti sono pronti? Lo abbiamo chiesto a Massimo Mana, presidente di Federfarma provinciale, la Federazione nazionale che rappresenta le oltre 16.000 farmacie private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.
“Il primo vero problema è rendere disponibili i vaccini in grosse quantità, altrimenti parliamo di sesso degli angeli - premette Mana -. In questo momento siamo a 400/500 morti al giorno, quindi prima si vaccina e prima scendono i morti. Ad esempio in Gran Bretagna, i decessi per Covid sono molto più che dimezzati. Questo è l'obiettivo e lo spirito con cui la farmacia aderisce, non appena verrà attuato il decreto. Noi farmacisti siamo disponibili ad aiutare a vaccinare, ma non siamo la prima scelta. Prima vengono le strutture e i medici di base; se questo sistema è in affanno allora può subentrare la figura del farmacista”.
Quali le problematiche che potrebbero sorgere?
“Anzitutto c'è la questione dello scudo legale già sollevata dai medici di base. Chi vaccina non deve essere ritenuto responsabile di eventuali effetti collaterali gravi dovuti all'inoculazione. È evidente che il vaccino, sui grandi numeri, possa creare dei problemi, ma di questi non deve essere accusato il vaccinatore. Ovviamente fatta la dovuta premessa che chi vaccina deve aver fatto il proprio dovere correttamente, sia sulla conservazione del vaccino che sull'inoculazione. Se ho rispettato tutti i crismi indicati dallo Stato e dal produttore, e il cittadino, per qualche motivo, sta male non può essere accusato chi fa l'iniezione”.
Quale potrebbe essere l'apporto numerico dei farmacisti sulle vaccinazioni?
“Nell'arco delle 8 ore lavorative un farmacista potrebbe vaccinare 30 persone, una ogni quarto d'ora. Cioè 45mila persone vaccinate al giorno in Piemonte. È questa la potenza dei numeri. Aggiungendo i vaccini dei medici di base e delle strutture potremmo superare i 100mila vaccinati al giorno nella nostra Regione. Ma, ripeto, devono esserci i vaccini. Se sono monodose, come il Johnson & Johnson, è ancora meglio perchè significa dimezzare i tempi”.
Il farmacista potrebbe agire da solo o dovrebbe essere affiancato da un medico?
“La finanziaria aveva previsto la vaccinazione del farmacista con la supervisione del medico, ma si sta lavorando a superare la presenza. Altrimenti non ne varrebbe la pena. Se dobbiamo avere un medico per farmacia, tanto vale che lo faccia lui da solo”.
Servono strutture particolari per vaccinare in farmacia?
“Altro punto problematico. Io spero che, quando faranno un decreto per autorizzare le farmacie, non si inventino strutture che non ci sono. Per vaccinare basta far sedere il cittadino da solo e poi farlo aspettare 15 minuti. Non possiamo di certo pensare di allestire un ospedale da campo. Mi preoccupo delle farmacie medio-piccole delle nostre vallate. Lì la farmacia può fare la differenza, ma non può attrezzarsi con lettini o chissà quali strutture”.
I farmacisti sono capaci di fare le iniezioni per la vaccinazione?
“In tempi non sospetti abbiamo già organizzato un corso per il farmacista vaccinatore, legato all'influenza generica. Hanno partecipato in 7mila a livello italiano. Domenica è previsto un ulteriore corso pratico, proprio per imparare a vaccinare. Si usa un manichino elettronico con l'accensione di una luce verde o rossa che indica se l'iniezione è stata fatta correttamente. In Piemonte hanno già partecipato circa mille farmacisti”
I farmacisti sono stati tutti vaccinati?
“Nel territorio dell'Asl CN1 sì, mentre quello dell'Asl CN2 è stato coperto parzialmente”