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Agricoltura | 16 marzo 2021, 15:25

I pastori e la presenza del lupo: “ La tutela della fauna non può sovrastare la tutela dell’uomo”

Nei giorni scorsi una delegazione di allevatori ha incontrato virtualmente l'assessore regionale all'Agricoltura Protopapa per discutere in prima persona dei gravi problemi dovuti alla sempre più massiccia presenza del lupo

I pastori e la presenza del lupo: “ La tutela della fauna non può sovrastare la tutela dell’uomo”

 

Martedì 9 marzo una delegazione di pastori-allevatori di pecore e capre delle valli alpine dell’intero Piemonte, dall’Ossola alla Valle Stura, è stata ascoltata in videoconferenza dall’Assessore all’Agricoltura Protopapa, per discutere in prima persona dei gravi problemi dovuti alla sempre più massiccia presenza del lupo.

Alcune proposte sono state recepite, altre richiederanno ancora una lunga discussione e numerosi confronti e trattative: “È tuttavia un primo segnale positivo di attenzione rivolta anche alle piccole aziende che tengono viva la montagna, al di sopra delle organizzazioni di categoria e delle rappresentanze politiche”, dichiarano gli allevatori.

Pubblichiamo integralmente il documento consegnato all’assessore Protopapa:


La montagna vive ancora perché ci sono piccole aziende che qui lavorano tutto l’anno. La montagna del Piemonte e dell’intero arco alpino è una montagna che da millenni è stata modellata, trasformata dall’uomo.

L’abbandono della montagna significa la scomparsa di una civiltà, di una cultura millenaria di cui il montanaro è portatore e curatore. Dove non c’è più gente “il Paesaggio tace”, come dice il prof. Cavallero: scompaiono i sentieri, franano i terrazzamenti cadono le case delle borgate, bosco, boscaglia e rovi coprono tutto, scompaiono prati e pascoli. È soltanto una triste montagna abbandonata, non è un parco.

Dove l’uomo con i suoi animali non cura più la montagna scompare tutta la biodiversità che il lavoro continuo dell’uomo e dei suoi animali avevano creato. La natura riprende il sopravvento con i suoi caratteri più prepotenti: frane, inondazioni, disastri... Ma in questi ultimi decenni la resistenza è sempre più difficile e molte piccole aziende, che praticavano un allevamento famigliare di pecore e capre hanno chiuso.

L’uomo della montagna ha bisogno di essere tutelato, anche di fronte all’ultimo problema sopraggiunto: che è il lupo. Il lupo troppo protetto, ormai non più a rischio d’estinzione, sta esasperando una situazione giunta al limite.

In tutti questi ultimi decenni abbiamo verificato a nostre spese che una convivenza fra l’uomo che vive sulla e della montagna e il lupo non è possibile, nei termini in cui è stata fin’ora impostata. La tutela della fauna non può sovrastare la tutela dell’uomo: riteniamo che la tutela esasperata del lupo rasenti ormai il rischio di ledere i diritti costituzionali garantiti dalla costituzione italiana per i suoi cittadini, per noi montanari, cittadini italiani che viviamo in montagna.

L’attività agricola in montagna, in quanto attività primaria che tutela il territorio e la sua biodiversità naturale e culturale, va protetta anche di fronte ai continui attacchi del lupo.

Colpevole in questo caso non è il lupo -che in quanto animale fa la sua vita – ma quella parte della società e della politica che tutela solo il lupo e si dimentica di chi vive in montagna.

Lupi e selvatici stanno condizionando pesantemente la vita di chi ancora sulla montagna pratica un’agricoltura eroica, a vantaggio di tutta la società, imponendo a pastori e malgari una limitazione

di libertà con perdita di benessere animale (reti, cani da guardiania) e qualità della vita per i pastori (aumento enorme del lavoro -non più parzialmente compensato dall’indennità compensativa, nel 2020 dimezzata-, continua tensione psicologica, impossibile vita sociale e difficile vita famigliare...).

Inoltre, come scrive il prof. Battaglini, “il rimborso di danni agli allevatori, quando avviene, è anche avvilente, perché non considera la dignità di chi alleva ed il valore dell’animale non è solo monetario, ci sono danni materiali ed immateriali”.

Noi non alleviamo i nostri animali per farli uccidere dal lupo.Si veda inoltre la beffa ridicola: l’Europa ci “paga” perché sosteniamo la biodiversità allevando razze in via d’estinzione, e poi tutela il lupo perché distrugga quella stessa biodiversità che ha incentivato a proprie spese.

Noi che viviamo sulla montagna con i nostri animali non conosciamo nemmeno il numero dei lupi che ci minacciano di continuo, non possiamo difenderci in alcun modo, se non con difese passive inutili che aumentano a dismisura il nostro lavoro (aumento di lavoro e disagio psicologico non considerato e retribuito dalla legge vigente).

Pertanto chiediamo:

  1. che venga reso noto in tempo reale il numero dei lupi, gli attacchi e il numero di predazioni su selvatici e domestici, creando un sistema che permetta a qualsiasi cittadino di far pervenire la propria segnalazione, anche fotografica, e di prendere conoscenza del numero di attacchi, delle vittime e della loro localizzazione (creazione di una App ad hoc).

  2. poiché il lupo è stato introdotto e sostenuto dall’Europa e non voluto da noi, l’Europa deve farsene carico, come anche indicato nelle “Guidelines for State aid in the agricultural sector” 2018:

  • Indennizzi danni lupo:

    • danni diretti:- risarcimento del valore degli animali predati, distinti secondo specie, razza, età, attitudine di produzione, genotipo (ARR – ARR), secondo i valori di mercato. Risarcimento cani uccisi o predati ( da guardiania o da conduzione);- cure veterinarie animali feriti;- risarcimento animali dispersi durante l’attacco;

    • danni indiretti (perdita di produttività del gregge, aborti, malattie da immunodepressione, stress, perdita di produzione in carne e latte; aumento delle ore di lavoro dell’allevatore): forfettari, proporzionati al numero di animali costituenti il gregge.

  • Riconoscere in base a piani pastorali la suddivisione delle aree colonizzate dal lupo in:

    • aree dove le greggi possono essere facilmente protette tramite adeguati mezzi di protezione;

    • aree dove alle greggi possono essere con difficoltà applicate le misure di protezione;

    • aree dove, a causa della morfologia del territorio e della forestazione, non è possibile applicare le misure di protezione


  • Assistenza e formazione tecnica per i cani da guardiania:

    • fornire cani già addestrati e selezionati, abituati a stare con le greggi, sottoposti prima a test attitudinali;

    • formazione degli allevatori sull’uso, l’addestramento e il comportamento da tenere con icani4;- supporto economico per il mantenimento dei cani e dell’eventuale sterilizzazione delle femmine5.

  • Burocrazia semplificatail numero di attacchi segnalati in Regione Piemonte è notevolmente inferiore a quanti realmente avvenuti (350 – 400 animali predati segnalati su 90.000 capi ovini, con la presenza di almeno 450 lupi) anche a causa delle macchinose procedure di segnalazione delle predazioni6.Si richiede quindi di semplificare le procedure, autorizzando anche l’uso di autocertificazioni corredate da fotografie, in alternativa al sopralluogo veterinario, in situazioni difficili. Non possono essere assoggettate agli stessi obblighi burocratici le piccole aziende di poche UBA (che vivono stanziali in montagna, spesso praticano la pluriattività e tengono vivo e vivibile un paese) e le grandi aziende di pianura di centinaia di UBA.In generale per i piccoli agricoltori-allevatori ormai in ogni campo la burocrazia costituisce un peso notevole, un labirinto in cui è difficile orientarsi, un carico di lavoro a cui non siamo preparati e per cui è difficile trovare tempo adeguato. Siamo costretti a rivolgerci alle associazioni di categoria, con notevoli costi aggiuntivi.

  • Quando le misure di protezione non sono sufficienti, chiediamo che vengano autorizzati tiri di dissuasione (come in Francia e in Svizzera).

  • Nel caso in cui nemmeno i tiri di dissuasione fossero sufficienti, sia permesso di ricorrere a tiri diabbattimento ( come in Francia e in Svizzera).

  • PSR 2023 Riteniamo che gran parte delle misure richieste possano essere inserite nel nuovo PSR che verrà redatto prevedendo anche :

    • indennità compensativa che intenda compensare anche il maggior carico di lavoro causato a pastori / allevatori dalla presenza del lupo ( montaggio reti, presenza continua...);

    • premio di sfalcio per compensare le ore in più necessarie per la fienagione sui ripidi pendii di montagna, ove la meccanizzazione è pressoché impossibile e il lavoro manuale non è retribuito;

    • finanziamento di piani pastorali elaborati in base a studi tecnici di esperti , per ogni azienda.

redazione

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