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Politica | 14 marzo 2021, 18:41

Ecco il Pd che Enrico Letta si ritrova in provincia di Cuneo

Il neosegretario, chiamato con un’elezione plebiscitaria a sostituire Nicola Zingaretti, dovrà mettere mano ad un partito che anche nella Granda ha registrato, dal 2014 ad oggi, significativi cali di consenso

Ecco il Pd che Enrico Letta si ritrova in provincia di Cuneo

Con 860 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astenuti, l’Assemblea nazionale del Partito Democratico ha eletto domenica Enrico Letta segretario nazionale al posto del dimissionario Nicola Zingaretti.

Letta ha ringraziato con queste parole: “Grazie per la fiducia. Siamo chiamati a uno sforzo terribile, ce la metterò tutta. Abbiamo di fronte un lavoro bello e importante in un momento difficile del Paese. Ce la metterò tutta".

Nove i cuneesi che hanno preso parte all’Assemblea svoltasi in modalità webinar: i due parlamentari Chiara Gribaudo (componente della direzione nazionale del partito) e Mino Taricco; la consigliera comunale di Cuneo Sara Tomatis; l’ex sindaco di Bra ed ex assessore regionale Bruna Sibille; la vicesindaco di Cuneo, Patrizia Manassero; l’assessore saviglianese Paolo Tesio; Giuseppe Arduino di Mondovì; Rosita Serra, consigliere comunale di Fossano e Elena Di Liddo, consigliere comunale di Alba.

Con Letta, dopo le improvvise dimissioni di Zingaretti, per il maggior partito della sinistra italiana inizia dunque una nuova stagione.

Ma qual è la condizione in cui il neosegretario nazionale trova il Pd in provincia di Cuneo?

Il Partito Democratico la miglior performance elettorale mai ottenuta da una forza politica di centrosinistra nella Granda, l’aveva conseguita alle europee del 2014 quando era segretario Matteo Renzi: col 36,6% era infatti risultato il primo partito nel Cuneese.

Alle politiche 2018 il consenso era precipitato al 18,30% e alle europee 2019 risalito leggermente al 20,14%.

A Cuneo ed Alba, le due maggiori città della Granda, alle politiche nazionali del 2018 il Pd era riuscito a restare primo partito, insieme ad una manciata di piccoli Comuni valligiani.

In quella consultazione, il Pd cuneese aveva ottenuto la rielezione alla Camera di Chiara Gribaudo (capolista sul collegio proporzionale del Piemonte 2) e di Mino Taricco al Senato (sempre nel collegio proporzionale del Piemonte 2).

Alle regionali del 26 maggio 2019 i voti in provincia per il Pd sono stati 46.593 (17,75%): 28 mila in meno rispetto a quelli ottenuti cinque anni prima, pur schierando una squadra forte: Maurizio Marello, sindaco uscente di Alba, Bruna Sibille, sindaco uscente di Bra, Francesco Balocco, ex sindaco di Fossano, assessore regionale uscente ai Trasporti, Maria Peano, di Boves, presidente della Consulta regionale della Pari Opportunità e Paolo Allemano, ex sindaco di Saluzzo e consigliere regionale uscente.

Le amministrative del 2019 hanno suonato un ulteriore campanello d’allarme per il partito con la perdita di due importanti baluardi: Alba e Fossano, cadute rispettivamente nelle mani di Forza Italia (sindaco Carlo Bo) e Lega (sindaco Dario Tallone).

Gli unici due maggiori centri della Granda, Saluzzo e Bra, in cui il centrosinistra ha vinto in quella circostanza, sono stati quelli in cui il Pd ha scelto di contaminarsi con componenti non tradizionalmente di sinistra.

Ad Alba, città del governatore forzista Alberto Cirio, non è stato comunque sufficiente.

A Fossano, la città di Beppe Manfredi, dove questa situazione non si è realizzata per dinamiche locali, la sconfitta al ballottaggio è stata inevitabile e bruciante.

Il segretario provinciale Flavio Manavella - e con lui i dirigenti del Pd provinciale - hanno dunque elementi su cui riflettere sia per ciò che concerne la riorganizzazione del partito, sia in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

L’anno prossimo si vota nelle città di Cuneo, Mondovì e Savigliano.

Giampaolo Testa

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