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Al Direttore | 08 marzo 2021, 12:09

8 marzo: "La battaglia contro la violenza e la discriminazione non la si può combattere solo con le leggi, ma va affrontata anche a livello culturale"

Riceviamo e pubblichiamo

8 marzo: "La battaglia contro la violenza e la discriminazione non la si può combattere solo con le leggi, ma va affrontata anche a livello culturale"

Oggi è l’8 marzo, il giorno in cui si ricordano sia le conquiste sociali, economiche e politiche sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggi bersaglio nel mondo, in Italia e anche nelle nostre città.

Viene chiamata “Festa della donna” anche se sarebbe più corretto “Giornata internazionale della donna”, poiché la motivazione non è di per sé la festa ma la riflessione, ed in questo periodo pandemico abbiamo poco da festeggiare visto l’aumento dei casi di discriminazioni, aggressioni e violenze.

Si tratta, come universalmente riconosciuto, di un fenomeno le cui cause affondano nella costruzione sociale, culturale e simbolica del maschile e del femminile.

La violenza contro la donna non è solo fisica ma consiste in qualunque comportamento o abuso di potere che produce danni e sofferenza ed è un problema che incide e condiziona la società intera e rappresenta una delle manifestazioni più estreme della diseguaglianza.

Bisogna imparare a riconoscere e a percepire gli atteggiamenti discriminatori a e non rendersene complici fingendo di non vedere, perché accettare disparità e maltrattamenti, sottovalutandone la gravità, non solo è pericoloso ma ne consente il perpetuarsi e l’inconscia accettazione, come se fossero del tutto normali e tollerabili.

La battaglia contro la violenza e la discriminazione non la si può combattere solo con le leggi ma va affrontata anche a livello culturale: partendo dall’educazione, dalla formazione e da un vero e proprio rinnovamento culturale.

Abbiamo bisogno di un’educazione che aiuti i bambini di oggi a diventare adulti consapevoli in grado di costruire relazioni improntate alla cura e non alla prevaricazione e di una formazione che parta dalla decostruzione degli stereotipi di genere che ancora oggi continuano a veicolare asimmetrie e preconcetti anche attraverso il linguaggio che può diventare veicolo di violenza.

Un rinnovamento culturale che dovrebbe essere promosso in primis dagli amministratori pubblici e dagli uomini di potere attraverso una strategia attiva e di alto profilo allo scopo di introdurre il punto di vista delle donne in tutte le politiche e i programmi. Uomini che però spesso sembrano temere un approccio alla pari con l’altro sesso o, peggio, manifestano ancora comportamenti sessisti e prevaricatori che molte donne purtroppo sembrano continuare ad accettare timidamente come se non si sentissero davvero all’altezza di un confronto alla pari con gli uomini.

La questione della discriminazione non è, infatti, solo storia di prevaricazioni ma anche di accettazione e assuefazione.

Non è questo però il momento di arrendersi e cogliamo con speranza l’invito a ribellarsi fatto dal palco dell’Ariston dalla giornalista Barbara Palombelli condividendo le sue parole:

“Dobbiamo ribellarci sempre, tanto non andremo mai bene. Ci umilieranno, cercheranno di metterci le mani addosso. Non andremo mai bene ai mariti, ai padri, ai fratelli. Non va bene neanche Liliana Segre: sei senatore, hai 90 anni, e non puoi andare a vaccinarti senza scatenare odi micidiali. Non possiamo arrenderci anche se il prezzo è molto alto. Studiate fino alle lacrime, lavorate fino all’indipendenza. Correte, andate incontro al futuro senza farvi togliere il fiato e la dignità. Non vi arrendete ragazze. Fate rumore”.

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