Un vero e proprio bombardamento. Tecnicamente, bombing. Sono centinaia le mail che stanno arrivando agli indirizzi elettronici degli istituti scolastici della Granda, con la richiesta di garantire al proprio figlio le lezioni in presenza.
In allegato il testo che viene compilato e inviato
Perché? Perché figli di particolari categorie professionali: sanitarie in particolare e, più in generale, di chi non può lavorare in smart working o ha un determinato Codice ATECO.
"Non è così, - evidenzia la dottoressa Maria Teresa Furci, dirigente dell'Ufficio Scolastico provinciale. La nota del ministero a cui si appellano fa riferimento ad un Dpcm superato. Noi ci atteniamo all'ultimo, emanato lo scorso 2 marzo, che garantisce la didattica in presenza solo per alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, i BES".
C'è una gran confusione in queste ore. E il concreto terrore del ritorno alla DAD anche per le fasce d'età fino ad oggi garantite anche in zona rossa. Ma la situazione epidemiologica è in costante peggioramento e il giro di vite, quasi certamente, è questione di ore.
Si attende, infatti, l'ordinanza regionale, che includerà anche la specifica di quali sono gli alunni che hanno il diritto a continuare ad andare a scuola. Conclude la Furci: "Questo punto verrà chiarito in modo esplicito. Stiamo ricevendo centinaia e centinaia di email, che arrivano alle scuole o in Provveditorato. La situazione è grave, purtroppo, e capiamo le famiglie. Ma questo diritto che rivendicano non è contemplato dagli attuali documenti a cui noi dobbiamo attenerci".