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Cronaca | 03 marzo 2021, 16:49

Alba, a 80 anni denuncia il marito-padrone: "Con lui una vita di soprusi"

L’uomo, di poco più anziano, dovrà rispondere in tribunale di maltrattamenti e lesioni. Lei si era decisa a lasciarlo solo un anno fa, chiedendo giustizia per oltre mezzo secolo di quotidiane violenze

Alba, a 80 anni denuncia il marito-padrone: "Con lui una vita di soprusi"

Ha subito quotidiane violenze per quasi sessant’anni di vita coniugale. Superati gli ottanta, si è decisa a denunciare quel marito-padrone che le ha rovinato l’esistenza con continui soprusi, fisici e psicologici.

E’ Alba il teatro di una storia che induce a riflettere, nell’imminenza delle iniziative con le quali anche nella capitale delle Langhe si celebrerà una festa dell’8 marzo diventata ormai l’occasione per aggiornare il triste computo dei sempre più numerosi episodi di femminicidio che riempiono le ricorrenti cronache dei giornali.

Dopo una vita trascorsa insieme, tra le mura di un abitazione come tante appena fuori dal centro cittadino, nel febbraio dello scorso anno lei – una donna del 1940, originaria di un paesino nelle Langhe – ha deciso che la misura era colma. D’un tratto s’è decisa ad abbandonare quello che sarebbe dovuto essere il nido dell’unione celebrata col marito nel lontano maggio del 1963 e che invece, lungo oltre 56 anni di matrimonio, era divenuto il teatro di troppe quotidiane angherie.
Le stesse che – assistita dall’avvocato albese Silvia Calzolaro – ha circostanziato nella denuncia raccolta dal pubblico ministero Giorgio Nicola e ora divenuta l’oggetto del rinvio a giudizio per maltrattamenti e lesioni che il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Asti Federico Belli ha deciso questa mattina (mercoledì 3 marzo) nei confronti del padre delle sue figlie.

L’uomo, anche lui originario di un paese nelle Langhe, dovrà così rendere conto di quelle che nel capo d’imputazione vengono descritte come "continue violenze psicologiche e fisiche", del perché quotidianamente l’avrebbe ingiuriata con pesantissimi epiteti e continuamente denigrata. Le diceva che "non valeva niente" e anche che si era "mangiata una cascina", ma soprattutto arrivava a minacciarla reiteratamente di morte, talvolta impugnando anche un coltello. "Almeno una volta al mese – riporta nel dettaglio il giudice – la percuoteva colpendola con schiaffi e in un’occasione anche con un bastone, cagionandole lesioni personali consistenti in ecchimosi".

A convincerla alla fuga, improvvisata senza poter portare via nulla da quella che per una vita era stata la sua casa, uno degli ultimi episodi, proprio a febbraio dello scorso anno, quando sempre secondo il suo racconto l’uomo l’aveva colpita con violenti schiaffi, fino a farla cadere a terra, per poi rialzarla tirandola per i capelli, ancora una volta minacciandola di volerle dare la morte.

La prima udienza del processo con rito ordinario a carico dell’uomo è stato fissato per il prossimo 4 ottobre. Al fianco della donna ci sarà l’associazione Mai+Sole, costituitasi parte civile col patrocinio dell’avvocato Elisa Anselmo di Alba, mentre l’uomo è difeso dall’avvocato Oscar Revelli, anche lui albese.

Di "femminicidio psicologico" parla l’avvocato Calzolaro, secondo la quale la vicenda che vede protagonista la sua assistita deve servire da esempio, per tante donne che ancora oggi non trovano il coraggio di dire basta, rassegnate a una vita di violenze.

Ezio Massucco

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