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Attualità | 21 febbraio 2021, 15:00

La decisione del Vaticano: restrizioni anche per i riti della Pasqua 2021

Le disposizioni ufficiali della Santa Sede sulla celebrazione della Settimana Santa in questi tempi di pandemia

Chiesa dei Battuti Neri di Bra

Chiesa dei Battuti Neri di Bra

Ci risiamo: niente processioni e niente lavanda dei piedi. L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 “ha portato molti cambiamenti anche al consueto modo di celebrare la liturgia”. Inizia così la nota della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, a firma del prefetto, il cardinale Robert Sarah e del segretario, l’arcivescovo Arthur Roche, inviata ai vescovi e alle Conferenze episcopali di tutto il mondo in cui si indicano nuove disposizioni da osservare per celebrare i riti della Settimana Santa 2021.

Resta valido il Decreto del 25 marzo 2020, emesso su mandato di papa Francesco: dunque si adotteranno le indicazioni dello scorso anno per le celebrazioni della Domenica delle Palme, del Giovedì Santo, del Venerdì Santo e della Veglia Pasquale. Nel testo si ricorda che “in molti Paesi sono ancora in vigore rigide condizioni di chiusura che rendono impossibile la presenza dei fedeli in chiesa, mentre in altri si sta riprendendo una più normale vita culturale”.

Il documenta sottolinea poi come “l’uso dei social media ha molto aiutato i pastori a offrire sostegno e vicinanza alle loro comunità durante la pandemia”. Aggiungendo: “Per le celebrazioni della Settimana Santa si suggerisce di facilitare e privilegiare la diffusione mediatica delle celebrazioni presiedute dal vescovo, incoraggiando i fedeli impossibilitati a frequentare la propria chiesa a seguire le celebrazioni diocesane come segno di unità”.

In tutte le celebrazioni, di concerto con la Conferenza Episcopale, occorre poi “prestare attenzione ad alcuni momenti e gesti particolari, nel rispetto delle esigenze sanitarie” Si incoraggia anche “la preparazione di adatti sussidi per la preghiera in famiglia e personale, valorizzando anche alcune parti della Liturgia delle Ore”.

Ecco, quindi, tutte le modifiche ai riti.

Come si legge nel decreto dello scorso 25 marzo, la celebrazione della Domenica della Palme dovrà avvenire “all’interno dell’edificio sacro”. Si richiede che le cattedrali adottino “la seconda forma prevista dal Messale Romano, nelle chiese parrocchiali e negli altri luoghi la terza”.

Per quanto concerne la Messa crismale, gli episcopati potranno, a seconda della situazione del Paese, indicare un eventuale trasferimento di data. La Messa Crismale può essere spostata in un altro giorno più adatto, se necessario, perché conviene che vi partecipi “una significativa rappresentanza di pastori, ministri e fedeli”.

Per la Messa in Coena Domini, si stabilisce che “si ometta” la lavanda dei piedi, già facoltativa. Non verrà effettuata neanche la processione conclusiva e il Santissimo Sacramento verrà custodito nel tabernacolo. Eccezionalmente, viene concessa ai presbiteri la facoltà di celebrare la Messa “senza concorso di popolo, in luogo adatto”.

Durante la preghiera universale del Venerdì Santo, sarà cura dei vescovi “predisporre una speciale intenzione per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”. Modificato anche l’atto di adorazione alla Croce. Il bacio, come si specifica nel decreto del 25 marzo del 2020, “sia limitato al solo celebrante”.

Per quanto riguarda la Veglia Pasquale, si chiede che sia celebrata “esclusivamente nelle chiese Cattedrali e parrocchiali” e che per la liturgia battesimale “si mantenga solo il rinnovo delle promesse battesimali”.

Infine, la Congregazione ringrazia i Vescovi e le Conferenze episcopali per aver risposto pastoralmente ad una situazione in rapido cambiamento, nella consapevolezza “che le decisioni prese non sono sempre state facili da accettare da parte di pastori e fedeli laici. Tuttavia - conclude la nota – sappiamo che sono state prese al fine di assicurare che i santi misteri siano celebrati nel modo più efficace possibile per le nostre comunità, nel rispetto del bene comune e della salute pubblica”. 


Silvia Gullino

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