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Al Direttore | 18 febbraio 2021, 15:06

Per vincere, prima, bisogna poter giocare: i Professionisti dell’attività motoria scendono in piazza

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica

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E' il momento di parlare, di sicurezza e in sicurezza. Studenti e professionisti delle Scienze Motorie e diplomati ISEF, muniti di mascherina e rispettando il distanziamento di 2 metri, manifesteranno il loro dissenso verso il nuovo DPCM del 14 gennaio 2021, che lede il diritto di lavoro di oltre 80.000 professionisti del settore.

Sabato 20 febbraio 2021, alle ore 13.00, in piazza Castello a Torino, si terrà la manifestazione, autorizzata e pacifica, “l’esercizio fisico non è un’opzione”. Ci si farà sentire, nel rispetto delle norme, di se stessi e degli altri, manifestando per ciò che rende nobile l'uomo: il lavoro.

Proprio il lavoro e la dignità che ne consegue ci è stata tolta: non il 14 gennaio 2021, nemmeno il 25 ottobre 2020 e tanto meno a Marzo 2020, ma molto prima, anzi, non ci è mai stata data: non è mai stato riconosciuto lo Sport e i professionisti che con esso lavorano, una categoria con tanti doveri quanti diritti, affossati nel baratro della non curanza, senza alcun valore, senza alcun albo, senza alcun contratto che meriti essere chiamato tale.

Alcune delle tante e doverose richieste:

- inserimento immediato della figura di Ministro dello Sport con competenza ed esperienza necessaria per un serio sviluppo del Sistema Movimento e Sport del Paese;

- riconoscimento professionale dei professionisti Laureati in Scienze Motorie e diplomati ISEF ed inserimento del Docente di Scienze Motorie di ruolo nella scuola primaria. Laurea triennale, laurea magistrale, master, corsi privati, una vita intera dedicata al movimento non bastano: vogliamo essere Professionisti con la “P” maiuscola, alla pari di tutti gli altri.

Una povera guerra fredda con tanti forti alleati, tutti uniti verso un grande ed unico obiettivo: essere riconosciuti, questo chiediamo noi. Chiediamo rispetto per l'esercizio fisico, chiediamo rispetto per il nostro corpo, chiediamo rispetto per la nostra mente.

Vogliamo essere ascoltati e non solo sentiti, vogliamo un passo avanti verso il riconoscimento del nostro, importantissimo, LAVORO. Desideriamo che lo stesso fair play che studiamo sui libri e che insegniamo ai nostri bambini in campo, venga applicato a noi: un gioco leale, le cui regole siano chiare e trasparenti, ma che soprattutto vengano rispettate da entrambe le parti, con le stesse forze pacifiche, di chi ha solo voglia di partecipare, perché per vincere, prima, bisogna poter giocare.

Distanti ma uniti per il nostro lavoro, e il vostro sano e forte futuro. Questa volta vince il movimento.

Ilaria Allasina

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