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Cronaca | 16 febbraio 2021, 17:11

Operazione “Nero Wolf”: traffico illecito di cuccioli di cane, due uomini a processo

Nel 2016 avrebbero prelevato gli animali dall’Ungheria per condurli clandestinamente in Italia e attraverso un’intermediazione

Operazione “Nero Wolf”: traffico illecito di cuccioli di cane, due uomini a processo

È proseguito al Tribunale di Cuneo il procedimento relativo all’operazione “Nero Wolf” che trae la sua origine nel 2016. Gli inquirenti avevano ricevuto segnalazioni da parte di tre privati che l’anno precedente avevano acquistato presso l’allevamento intestato a P.D. -titolare formale- un cane ciascuno di razza Cavalier-King. Le tre donne che avevano presentato i documenti, tra cui le schede di identificazione dell’animale, si erano rivolte alle autorità in quanto i cuccioli presentavano dei problemi di salute. Le schede riportano due sezioni: nella prima il proprietario dichiara la nascita del cane e richiede l’identificazione con il microchip e la seconda sezione viene firmata dal veterinario che indica le caratteristiche dell’animale. I cani acquistati sarebbero risultati essere nati presso l’abitazione delle donne acquirenti. Non vi sarebbe stata alcuna menzione dell’allevamento di cui ci avevano parlato e mancava la dichiarazione di passaggio di proprietà tra venditore e compratore.

Imputati nel procedimento due allevatori, C.B. uomo cuneese e D.M, presunto trafficante goriziano residente in Ungheria. Il capo di imputazione prevede che entrambi rispondano dell’accusa di traffico illecito di animali da compagnia e che solo C.B. risponda di riciclaggio, frode ed esercizio illecito di una professione. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti sentiti come testimoni nel corso dell’istruttoria, i cuccioli sarebbero stati prelevati dall’Est Europa e attraverso l’intermediazione di D.M., titolare di un allevamento in Ungheria, sarebbero stati condotti clandestinamente in Italia da C.B., e qui messi sul mercato a prezzi irrisori. Le vere origini dei cuccioli sarebbero state omesse attraverso la falsificazione di documenti. Molti animali si ammalavano o morivano durante il viaggio: conseguenze date sia dalle condizioni di trasporto che dai pochi giorni di vita di alcuni.

Le schede identificative venivano compilate da S.B., una veterinaria cuneese, che accusata dell’esercizio abusivo della professione, in fase di udienza preliminare, ha chiesto il patteggiamento della pena definendo così la sua posizione.

Nel corso dell’ultima udienza è stata sentita come testimone una dipendente della veterinaria che era già stata sentita in fase di indagini preliminari. La ragazza ha riferito di aver visto più volte C.B. recarsi nello studio veterinario in cui lavorava: “C.B. prendeva i microchip e li pagava in contanti”. L’allevatore avrebbe anche fornito alla veterinaria una serie di schede anagrafiche: durante la perquisizione a carico di S.B. ne erano emerse 187, già compilate e corrispondenti ai cuccioli.

“Dalle perquisizioni effettuate a casa di C.B -aveva riferito un inquirente nell’udienza di ottobre- siamo riusciti a risalire alla libera professionista che compilava le schede identificatrici dei cuccioli che in un secondo tempo venivano consegnate agli acquirenti. Abbiamo trovato anche numerose schede in bianco dove compariva solo la firma e il timbro della veterinaria, una busta con del denaro su cui c’era scritto ‘acconto Basset Hound’, numerose schede telefoniche ungheresi e un passaporto canino falso. Inoltre, sono state reperite confezioni di microchip, siringhe vuote, bisturi e forbici chirurgiche e vari farmaci: attraverso le intercettazioni telefoniche infatti siamo riusciti a comprendere che C.B. nello stesso giorno in cui si recava in Ungheria per prelevare i cuccioli, inseriva loro personalmente il microchip”.

L’udienza è stata aggiornata per prosieguo istruttoria.

CharB.

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