Attualità - 03 febbraio 2021, 15:56

Verduno riparte frenato dal Covid: ad oggi attive 6 sale operatorie su 11

La necessità di mantenere due distinte rianimazioni limita la ripresa delle prestazioni non urgenti decisa dalla Regione. Al via le chiamate del Cup per riprogrammare visite ed esami congelati da fine ottobre

Medici all'ospedale di Verduno (archivio)

Dopo lo sblocco arrivato dalla Regione il 25 gennaio anche l’Asl Cn2 si riorganizza per ripartire con le attività ordinarie – interventi chirurgici, visite ed esami – congelate dallo scorso 29 ottobre, quando la seconda ondata della pandemia costrinse l’Assessorato Regionale alla Sanità e il Dirmei a decidere il congelamento delle prestazioni sanitarie prive di un carattere d’urgenza.

"Ci stiamo organizzando per istituire nei tempi più rapidi i percorsi più idonei a recuperare l’arretrato – conferma il direttore generale della Cn2 Massimo Veglio –. Va detto che, in realtà, molte di quelle prestazioni nel frattempo sono state comunque erogate. Questo perché in molti casi gli utenti hanno finito per rivolgersi al privato accreditato, le cui strutture non erano state interessate dal blocco, creando peraltro uno squilibrio tra pubblico e privato. Oppure perché molte di quelle prestazioni nel frattempo hanno assunto carattere di urgenza, e in questo ambito le nostre strutture hanno sempre funzionato e offerto le necessarie risposte a chi ne ha avuto bisogno. La nostra intenzione è comunque quella di ripartire senza che questa necessità debba chiamare in causa i medici di medicina generale. Per questo, come già avvenuto dopo la prima fase della pandemia, sarà il nostro Cup a preoccuparsi di contattare tutti gli utenti le cui prestazioni sono state sospese, così da programmarle nuovamente entro termini che siano i più stretti possibili".

Un proposito che secondo il direttore dell’Asl troverà invece qualche limite relativamente all’attività chirurgica.
"Fatalmente sì – conferma il direttore generale –. Questo vale anche per l’ambito ambulatoriale, se vogliamo, ma in particolare, là dove una prestazione corrisponde alla necessità di un ricovero, ci troviamo a dover fare i conti con la presenza in ospedale di un numero ancora rilevante di pazienti Covid. Questo rappresenta innanzitutto un problema di spazi, ma soprattutto costringe a sdoppiare i percorsi e i posti disponibili in Rianimazione, la cui presenza è una condizione necessaria affinché l’attività chirurgica possa svolgersi. Al momento al 'Ferrero' sono ricoverati ancora circa sessantina di pazienti affetti da Coronavirus, di cui una dozzina in terapia sub-intensiva e alcuni in intensiva. La naturale conseguenza è che, delle nuovissime undici sale operatorie di cui dispone il nuovo ospedale, in questo momento ne possano funzionare soltanto cinque, più una sesta in modo parziale".   

Un altro limite è quello del personale.
"Esattamente. Sempre a causa dell’emergenza – conclude il dottor Veglio – un numero ancora altissimo di addetti è impegnato in mansioni quali quelle legate alle vaccinazioni, alla cura dei pazienti non ospedalizzati, al 'contact tracing' e agli screening sul territorio. Il problema è sempre il medesimo: la coperta è corta e per una ripartenza che sia davvero tale occorrerà attendere che il Covid smetta di costituire un’emergenza ospedaliera di questa portata".

Il direttore generale Massimo Veglio (Ph. Barbara Guazzone)

Ezio Massucco