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Attualità | 21 gennaio 2021, 11:05

La "locale" di Bra nelle carte dell’indagine che ha decapitato l’ndrangheta di Gioia Tauro

I capi calabresi dell’organizzazione mafiosa parlano con una certa invidia dei modi cortesi dei cugini del Nord finiti nella rete della Dda piemontese

La "locale" di Bra nelle carte dell’indagine che ha decapitato l’ndrangheta di Gioia Tauro

Nel manuale del “buon ‘ndranghetista” le caratteristiche più quotate sono quelle riscontrate negli affiliati cuneesi: persone tranquille, spesso in giacca e cravatta e ben infiltrate nel mondo amministrativo, educate e rispettose, che non scatenano guerre per prendere il posto di un altro.

A dirlo sono “i cugini” delle Locali di ‘ndrangheta presenti al Sud: “Cuneo è stato sempre un paese un pò più calmo, più tranquillo... è anche vero, che se non si sa mai succede na piccola cosa... vengono e prendono tutti i calabresi residenti”.

Sono queste le considerazioni registrate dalle forze dell’ordine durante una indagine sulle ‘ndrine di Polistena e Risarno dove comandano i Pisano e i padrini sono i Longo e gli affiliati sembrano essere “invidiosi” del galateo del “picciotto” del Nord, con riferimenti espliciti al caso scoperto questa estate nella città di Bra.

Spiegano i cugini del Sud: “Loro non hanno bisogno più di giovani di vent’anni... hanno bisogno di gente posata, di gente che sa quello che dice... Qua sotto assoldano pure i drogati, per fare mucchio, per fare spessore”.

Sono i fratelli Moretto, Aurelio e Peppino, a parlare così, si scambiandosi le impressioni dopo che nelle vacanze di Natale hanno rivisto vecchi conoscenti emigrati lontano, al Nord. Esprimendo non poca invidia per un modello di malavita che, esportato fuori dal territorio d’origine, si è mescolato ai professionisti, reclutando medici, politici e avvocati. E tra i “luoghi del cuore” della ’ndrangheta, sognati dalle famiglie Moretto, spunta Bra.

La città della Zizzola, famosa nel mondo per i suoi formaggi, conquista così un primato del quale avrebbe voluto farne a meno, la sua ‘ndrina che muove i primi passi quando la Dda piemontese la ferma, l’estate scorsa. La notizia della nascita di una locale nella cittadina del gusto, sotto il dominio dei Luppino, è arrivata fino alle pendici dell’Aspromonte, tanto che l’operazione dei carabinieri di Reggio Calabria battezzata Faust, che ha travolto la piana di Gioia Tauro con 49 arresti, dedica un’intero capitolo dell’ordinanza proprio al galateo dei compatrioti emigrati nel Cuneese.

NaMur

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