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Cronaca | 04 gennaio 2021, 18:30

Crollo del ponte di Fossano, troppi imputati: rinviata l’udienza per garantire le misure anti contagio

La presenza dei sedici imputati e quella dei rispettivi avvocati difensori, sono state ritenute eccedenti per la celebrazione. Rinviata al 16 aprile di quest’anno

Crollo del ponte di Fossano, troppi imputati: rinviata l’udienza per garantire le misure anti contagio

Il 18 aprile 2017, il crollo del ponte della tangenziale in Via Marene che da Fossano conduce a Racconigi. Nel collassare il viadotto non aveva causato vittime: se non tante macerie che schiacciarono una macchina vuota dei carabinieri e l’accusa penale di ‘concorso in disastro colposo’ per i sedici imputati.

A quasi 4 anni dall’accaduto, sono state tre le indagini condotte dal p.m. Pier Attilio Stea, per le quali, il giudice Sabrina Nocente, è stata chiamata a decidere se fosse possibile o meno la celebrazione dell’udienza.

Questo perché le norme anti-covid consentono lo svolgimento di ‘udienze in presenza’ solo se possibile attuare il distanziamento e il rispetto di ogni direttiva per la salvaguardia dell’individuo.

La presenza dei sedici imputati e quella dei rispettivi avvocati difensori, sono state ritenute eccedenti per la celebrazione. Dunque, l’udienza è stata rinviata al 16 aprile di quest’anno.

Secondo la Procura che, sostiene l’accusa in ‘concorso in disastro colposo’, il ponte non crollò solo per la sua cattiva costruzione, ma anche perché chi avrebbe dovuto effettuare i controlli di manutenzione per negligenza, non li svolse.

Il primo fascicolo aperto dalla Procura aveva previsto sette richieste di rinvio a giudizio per disastro colposo.

Il secondo fascicolo è ‘una costola’ di un’ulteriore indagine. Nasce infatti dal deposito di alcuni esposti presentati tempo addietro da alcuni dei primi indagati, che avevano segnalato la mancanza dei controlli in presenza di perdite e usure nella struttura del viadotto.

Sono cinque le richieste di rinvio a giudizio trasmesse al giudice da parte del p.m. Stea. E tutte, coinvolgono i capi cantonieri e i capi nucleo dell’Anas.

Il terzo procedimento riguarda lavori eseguiti sulla circonvallazione nel 2006 quando venne scarificato il manto stradale, con altri quattro indagati rinviati a giudizio: due dipendenti di Anas e due addetti di aziende private.

CharB.

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