Alba - 28 dicembre 2020, 15:30

Riapertura delle scuole: dal 7 al 15 gennaio in classe il 50% degli studenti

E' quanto prevede l'ordinanza firmata dal minsitro Speranza nei giorni scorsi. Ivan Re, dirigente dell'Itis di Cuneo e presidente provinciale dell'Associazione nazionale presidi: "Perlomeno abbiamo scongiurato l'ingresso su due turni. Era ciò che speravamo". Lanciata in rete una petizione per chiedere di proseguire con la DAD ed evitare così la terza ondata

Immagine di repertorio

Con un'ordinanza del 24 dicembre scorso il ministro della Salute Roberto Speranza ha stabilito il rientro a scuola, per gli studenti delle superiori, al 50%. Metà didattica in presenza e metà didattica a distanza, per il momento dal 7 al 15 gennaio.

In attesa del Decreto previsto il 18 gennaio e di eventuali sviluppi della pandemia.

Per ora, quindi, è saltata l'ipotesi di un rientro ad ingressi scaglionati (alle ore 8 alcune classi, alle 10 altre), così come aveva proposto la Regione per le scuole superiori piemontesi.

"Era ciò che speravamo - commenta il dirigente dell'Itis di Cuneo Ivan Re, presidente provinciale dell'Associazione nazionale presidi. Speravamo di avere un tempo più lungo, almeno fino alla fine del mese di gennaio, invece l'ordinanza per ora copre poco più di una settimana di lezioni. Il rientro al 50%, con una didattica mista e flessibile, è ciò che avevamo proposto da subito, per cui questa ordinanza va nelle direzione delle richieste dei dirigenti. Credo che un intervallo di tempo così breve sia motivato dal fatto di voler valutare le eventuali conseguenze della riapertura".

Il 18 gennaio è previsto il nuovo Dpcm del governo Conte, che potrebbe apportare modifiche a quanto sin qui stabilito, in base all’andamento della curva dei contagi. Tra le cose che potrebbero variare, anche lìaumento della percentuale di studenti in presenza, che dovrebbe salire al 75%. 

Ma la strada scelta, per ora, è quella di un ritorno in classe graduale, per non rischiare di fare gli errori dello scorso mese di settembre.

Nel frattempo, c'è anche chi lancia una petizioone online, sottoscritta già da più di 6000 persone, per dire no alla didattica in presenza, in modo da scongiurare la terza ondata di contagi.

A promuoverla l'Unsic (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori) che chiede di proseguire con la Dad per qualche altra settimana, almeno alle superiori.

“Lontani da un dibattito tutto ideologico tra fautori della scuola in presenza o della didattica a distanza, noi poniamo alcuni dati di fatto – spiegano. “Innanzitutto riaprendo le superiori in presenza, seppure a metà, si determineranno tra studenti, docenti, familiari e utenti del trasporto pubblico non meno di sei milioni di contatti al giorno, oltre 400mila solo in Piemonte. Inoltre, lo scorso 14 settembre, alla prima campanella, in Italia erano 1.008 i nuovi casi quotidiani di Covid e 14 i decessi; il 7 gennaio, quando riapriranno le scuole, casi e decessi saranno oltre dieci volte di più. Insomma, è concreto il rischio di alimentare una terza ondata peggiore delle altre perché molti ospedali sono ancora in sofferenza, partono le influenze stagionali e si rischia di inficiare la campagna vaccinale appena cominciata". 

 

barbara simonelli