- 01 dicembre 2020, 12:38

Quei magistrati vittima del terrorismo. La lezione di Giorgio Napolitano

No alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma: è un imperativo da non trascurare in nessun momento

Quei magistrati vittima del terrorismo. La lezione di Giorgio Napolitano

Alla biblioteca del Senato mi e’ venuto tra le mani un volume che celebra il sacrificio, spesso dimenticato, dei magistrati caduti nella lotta al terrorismo.

Tema a me, che sono cresciuto con le lezioni umane date da una profonda amicizia con Giancarlo Caselli, che penso debba interessare il Paese per restituire fiducia nella giustizia e stimolare la politica a fare di più.

Ricordo ancora quelle belle occasioni di discussione con lui all’ultimo piano della Procura Generale a Torino, sotto la vigile osservanza dei ritratti dei PG.

Il tema trattato si svela con una riflessione di Giorgio Napolitano che desidero riprodurre, poiché la ritengo limpida dell’argomento. 

“Già negli anni scorsi, al Quirinale, ho voluto mettere l’accento sul sacrificio di uomini di legge, per sottolineare come da magistrati, avvocati, docenti di diritto venne un contributo peculiare di fermezza, di coraggio e insieme di quotidiana se- renità e umanità nello svolgimento di una funzione essenziale per poter resistere all’ondata terroristica e averne ragione: la funzione dell’amministrare la giustizia secondo legge e secondo Costituzione, sempre, contro ogni minaccia e ogni pre- varicazione.

La pubblicazione che il Consiglio Superiore della Magistratura ha curato con impegno partecipe e solidale vuole onorare i magistrati che al pari di tanti altri ser- vitori dello Stato pagarono col sacrificio della vita i servigi alle istituzioni repub- blicane, cadendo vittime della follia omicida di gruppi terroristici o dello spietato attacco delle mafie.

Con essa si è cercato di restituire alla memoria riconoscente di ogni cittadino l’immagine - i volti, i percorsi di vita e di morte - dei magistrati caduti. I percorsi di vita, innanzitutto: perché non è accettabile che quegli uomini siano ricordati solo come vittime, e non come persone, che hanno vissuto, hanno avuto i loro af- fetti, il loro lavoro, il loro posto nella società, prima di cadere per mano criminale.

In queste pagine, un mosaico di fitte testimonianze ci racconta la loro dedizione e la loro professionalità, la passione civile e il coraggio che li hanno animati nella lotta contro le forze della violenza eversiva, del crimine, dell’anti-Stato.

Negli anni degli attentati terroristici, l’Italia corse rischi estremi. Sapemmo uscirne nettamente, pur pagando duri prezzi, e avemmo così la prova di quanto profonde fossero nel nostro popolo le riserve di attaccamento alla libertà, alla legge, ai principi costituzionali della convivenza democratica, su cui poter contare. Ebbene, quelle riserve vanno accuratamente preservate, ravvivate, e messe in campo contro ogni nuova minaccia nella situazione attuale del paese e del mondo che ci circonda.

È infatti necessario tenere sempre alta la guardia sia contro il riattizzarsi di focolai di fanatismo politico e ideologico sia contro l’aggressione mafiosa.

No alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma: è un imperativo da non trascurare in nessun momento, in funzione della lotta che oggi si combatte, anche con importanti successi, soprattutto contro la criminalità organizzata, ma più in generale in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile degno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell’Italia.

Sono convinto che anche questo sia il contributo che può venire - specie alle nuove generazioni - da una sempre più ricca pratica della memoria.

Lo facciamo nello spirito che Vittorio Bachelet seppe, con lucida consapevo- lezza, indicarci prima di essere colpito dalla barbarie dei terroristi: “La testimo- nianza dei caduti per la libertà non sia solo onorato ricordo ma si traduca in un impegno morale ed uno sforzo di pratica efficienza per la difesa della libertà, per la costruzione di una convivenza civile più umana e serena che sappia cogliere e ordinare, in un disegno di giustizia, la tumultuosa crescita della nostra società’”.


Alessio Ghisolfi

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