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Attualità | 26 novembre 2020, 18:32

Immuni, questa sconosciuta e l'odissea per un tampone: la storia di un ex positivo Covid

"Voglio sperare che il mio sia stato un caso isolato. Troppo spesso, di fonte ad un problema da risolvere, si preferisce non farsene carico e passare la palla ad altri"

Immuni, questa sconosciuta e l'odissea per un tampone: la storia di un ex positivo Covid

Riportiamo la testimonianza dell'odissea di un lettore della provincia di Cuneo, ex positivo Covid-19.

L'INIZIO DELLA QUARANTENA

Ho iniziato la quarantena come contatto stretto sintomatico: contatto stretto in quanto alcuni colleghi di lavoro sono risultati positivi al tampone molecolare, sintomatico perché avevo febbre superiore a 37,5°C più altri sintomi influenzali per fortuna non gravi.

Come tutti sappiamo ormai da mesi, ISS e Ministero della Salute consigliano di seguire le raccomandazioni delle autorità di sanità pubblica locali e di contattare il proprio medico curante in caso di sintomi.

Ecco i risultati.

Sentito il medico curante, a cui ho raccontato dei miei sintomi e dei contati stretti che ho avuto, inizio la quarantena senza essere sottoposto a tampone.

LA SCOPERTA DELLA POSITIVITA'

Dopo una settimana i sintomi influenzali diminuiscono ma spariscono gusto e olfatto; questo fa aumentare i miei dubbi circa la potenziale positività al Covid-19, ma per essere sottoposti a tampone presso la propria ASL di riferimento bisogna essere inviati dal proprio medico curante o dalla stessa ASL.

Decido quindi di rivolgermi ad una struttura privata (tampone rino-faringeo: 90€/persona). La struttura è ben organizzata e il tutto si svolge in tempi ragionevoli. Grazie ad una password rilasciata dalla struttura, 24 ore dopo posso scaricare il referto dal loro sito web: positivo.

Per sapere cosa fare telefono alla struttura e vengo informato che la struttura stessa ha l’obbligo di comunicare i nominativi di tutti i positivi alle rispettive ASL di riferimento, quindi il mio caso sarà preso in carico dall’ASL CN1: riceverò disposizione di isolamento e una chiamata a secondo tampone per accertare l’avvenuta negativizzazione prima del termine dell’isolamento.

LA SEGNALAZIONE SULL'APP IMMUNI

Chiamo quindi il mio medico curante per informarlo, il quale conferma che tutti i positivi sono inseriti all’interno di un elenco gestito dall’ASL (nello specifico dal SISP) e che sarà la stessa ASL a contattarmi per la ricerca dei contatti stretti, per comunicarmi la disposizione ufficiale di isolamento e per la prenotazione del secondo tampone.

Intanto decido di fare la mia parte segnalando la positività sull’app Immuni così da avvertire i miei contatti stretti (dotati di app). Come indicato dall’app, questa funzione richiede l’assistenza dell’operatore sanitario che riferisce telefonicamente l’esito positivo del tampone, a cui è necessario comunicare il codice monouso generato dall’app. Resto quindi perplesso nello scoprire di dover comunicare un codice ad un operatore sanitario che non mi ha comunicato l’esito positivo del tampone, avendolo letto direttamente sul sito della struttura sanitaria. Chiamando il numero verde di Immuni scopro che l’unico modo per segnalare la mia positività è effettivamente quello di comunicare il codice all’operatore di sanità pubblica. Attendo quindi di essere contattato dall’ASL.

UNA SETTIMANA DI SILENZIO

Trascorre una settimana nel silenzio. Decido allora di mettermi in contatto con l’ASL per capire se effettivamente il mio nominativo sia stato comunicato e a che punto sia la mia pratica; vorrei inoltre comunicare i miei contatti stretti e il mio codice Immuni (per quanto sia ormai passata più di una settimana dalla notizia di positività). Dopo qualche ora di tentativi sono riuscito a parlare con una persona insistendo sui due numeri di cellulare riportati sul sito web dell’ASL CN1 come “numeri di telefono dedicati al Covid-19”, per scoprire che:

 Sì, esiste l’elenco dei positivi che contiene i nominativi degli accertati sia “pubblici” che “privati”. L’ASL CN1 è indietro di almeno 5 giorni sulla normale tabella di marcia; questo potrebbe spiegare il ritardo nel contattarmi. Non è possibile sapere se io sia effettivamente stato inserito nell’elenco: possono farlo il medico curante, il pediatra o la guardia medica. (Davvero l’ASL non può accedere all’elenco dell’ASL?). A causa dell’elevato numero di casi da gestire l’ASL non si occupa più di tracciare i contatti stretti. (Quindi per le persone che ho potenzialmente contagiato non sarà disposta la quarantena.). Il codice dell’app Immuni deve essere comunicato al medico di famiglia. (Non è quello che dice l’assistenza di Immuni).


21 GIORNI, COSA FARE?

Visti i ritardi, chiedo anche se dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi, in assenza di accertata negativizzazione, potrò comunque ritenermi “libero” in quanto “positivo a lungo termine” come previsto dalla Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020; la circolare, infatti, prevede che “le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare, in caso di assenza di sintomatologia da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi”. La risposta:

Non devo tener conto dei 21 giorni perché il Piemonte è ormai zona rossa e, per le zone rosse, il nuovo DPCM abroga quella Circolare. (Questa cosa non è vera. Ho letto tutto l’articolato del DPCM. Nessuna abrogazione).


Chiamo quindi il medico curante; dopo avermi tranquillizzato sul fatto che il mio nome è stato sicuramente preso in carico dall’ASL e che devo solo avere pazienza mi dice che:

Non può verificare la mia presenza nell’elenco positivi dell’ASL. Quindi chi può? Può l’ASL.

Non può prenotarmi il secondo tampone per accertare l’avvenuta negativizzazione. Quindi chi può? Lo farà l’ASL.

Dopo 21 giorni sono teoricamente libero; tuttavia se il caso è stato preso in carico dall’ASL è automaticamente visibile anche dalle forze dell’ordine (così dovrebbe essere, anche se non ho ancora ricevuto disposizioni ufficiali) e pertanto, in assenza di un “via libera” ufficiale, potrei avere problemi in caso di controllo e rischiare una sanzione. Quindi l’ultima parola spetta sempre all’ASL.

Non ha mai ricevuto istruzioni in merito all’app Immuni; il codice deve essere comunicato all’ASL.

DOPO UNA MAIL, LA CHIAMATA

Dopo qualche giorno, ancora nel silenzio, decido di contattare l’ASL per iscritto: dopotutto verba volant, scripta manent. Recupero quindi su internet l’indirizzo email del SISP dell’ASL CN1.

Ricevo subito risposta da una dottoressa che mi chiede il numero di telefono per potermi chiamare. Finalmente!

Parlando con la dottoressa scopro che non sono mai stato inserito nell'elenco dei positivi dell'Asl. Non si capisce se l’errore sia stato della struttura presso cui ho fatto il tampone o dell’ASL. Ad ogni modo la gentile dottoressa mi inserisce sul momento, in pochi secondi. Inoltre:Mi prenota il secondo tampone. Mi invia comunicazione ufficiale di inizio quarantena, a far data dal giorno di comparsa dei sintomi. Conferma che potrei essere “libero” dopo 21 giorni ma che mi serve in ogni caso il “via libera” ufficiale dell’ASL (anche se, fino a questo momento, non avendo mai ricevuto disposizioni ufficiali, avrei potuto fare quel che mi pareva). Mi chiede se ho avuto contatti stretti che intendo segnalare.

Chiedo anche di poter comunicare il mio codice dell’app Immuni. Su questo la dottoressa pare non sapere come muoversi, ma mi dice di darle comunque il codice. Purtroppo sulla mia app continua a comparire la scritta “codice non ancora autorizzato”.

Questo perché il codice deve essere inserito a sistema dall’operatore in tempo reale, così che io, col mio smartphone, possa verificarne l’autorizzazione; ogni volta che apro l’app, infatti, il codice cambia.

A questo punto chiamo la struttura privata presso cui ho fatto il tampone per capire se possa essere stato un loro errore: dopo aver fornito le mie generalità confermano che il mio esito è stato correttamente trasmesso all’ASL. Mi dicono anche che può capitare che l’ASL riceva i referti dei tamponi privati come “test screenining” e non come “tampone normale” e che, quindi, non li carichi correttamente; oppure, semplicemente, se lo sono perso.

OLTRE I 21 GIORNI, LA PRIMA MAIL DELL'ASL

Il giorno seguente ricevo finalmente un’email dall’ASL, indirizzata a me, al mio medico curante e al sindaco, con cui si dispone la mia quarantena a partire dal giorno di comparsa dei sintomi e fino dopo un tampone negativo eseguito ad almeno 10 gg dall’inizio dell’isolamento e con almeno 3 giorni di assenza di sintomi, presso l’indirizzo che ho comunicato. Mi ricordano, ovviamente, che la mancata osservanza di un ordine disposto dall’Autorità è punito ai sensi di legge e allegano le raccomandazioni da seguire nel periodo di isolamento (a ormai quasi due settimane dal mio tampone positivo e tre dall’inizio dei sintomi).

IL TAMPONE DI ACCERTAMENTO

Il giorno del tampone mi presento puntuale al drive-through dell’ASL. Arriva il mio turno; a tampone eseguito mi viene rilasciato un foglio che riporta il mio nome, la data prevista per il ritiro del referto e un pin col quale scaricare il referto dal sito web “Sistema Piemonte”.

RITARDI ANCHE NEL RITIRO DEL REFERTO SUL PORTALE

Il giorno di ritiro il referto non è ancora disponibile. Riesco a scaricarlo solo qualche giorno dopo, a una settimana di distanza dal tampone: virus rilevato. Deduco che io sia ancora positivo (o almeno lo ero una settimana prima, quando sono stato sottoposto a tampone).

Avendo ottenuto risposte (utili) solo tramite posta elettronica decido di non attendere oltre e di scrivere per sapere se a questo punto, nonostante la positività, l’ASL porrà termine al mio isolamento in ragione della famosa Circolare del Ministero della Salute.

Finalmente, il giorno successivo, ricevo comunicazione ufficiale dall’ASL che dichiara concluso il mio periodo di isolamento ai sensi della Circolare del 12/10/2020.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Mi dispiace scoprire che la difficoltà di gestione dei casi Covid-19 (sospetti o confermati), sempre in continuo aumento, comporti la scelta deliberata di non tracciare i contatti stretti, fondamentale per contenere i contagi: due volte ho provato a contattare il SISP con questo obiettivo e due volte mi è stata negata questa possibilità (che credevo fosse un obbligo, oltre che un dovere). Ok non tamponare a tappeto, ma ritengo sia importante disporre la quarantena per i contatti stretti accertati. La dottoressa dell’ASL con cui ho finalmente parlato ha provveduto alla ricerca dei miei contatti stretti, ma non so se questo avvenga sempre (ho conferma da altre persone contattate dall’ASL che questa cosa non è stata fatta).

Mi dispiace anche scoprire che, spesso, chi è dentro il sistema e dovrebbe sapere come funzionano le cose per poter dare indicazioni certe ai cittadini in realtà non sa, dà indicazioni incomplete, sovente in disaccordo con altre, a volte addirittura errate (forse perché non riceve adeguate istruzioni o forse per non assumersi responsabilità, cosa che un po’ troppo spesso accade nel nostro paese).

Non vorrei far passare il messaggio troppo riduttivo e privo di contenuti che “in Italia non funziona niente”. Non ho dubbi che questa pandemia abbia creato non poche difficoltà a tutti i livelli e in tutte le organizzazioni (pubbliche e private) che si trovano a dover dare supporto ai cittadini e sono sicuro che tutti facciano il possibile per svolgere al meglio il proprio lavoro. Ma è anche vero che non siamo più a marzo e questa situazione “post vacanze estive” era prevedibile.

Voglio sperare che il mio sia stato un caso isolato.

Troppo spesso, di fonte ad un problema da risolvere, si preferisce non farsene carico e passare la palla ad altri. Generalizzando, sembra che nulla competa a nessuno e che l’unica soluzione sia aspettare che se ne occupi qualcun altro. In questo ci vedo una forma di egoismo: quasi nessuno si fa carico di un problema del prossimo provando a trovare una soluzione, soprattutto se farlo comporta un’assunzione di responsabilità.

Una giovane dottoressa è riuscita a risolvere un problema che fino a quel momento sembrava non essere competenza di nessuno. Questo vuol dire che le cose possono essere fatte, se c’è la volontà di farle.

Riccardo Bessone - Un ex positivo Covid-19

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