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Attualità | 25 novembre 2020, 18:44

"Il superbonus 110%, da provvedimento trainante per il comparto edile, rischia di rivelarsi un flop"

Riceviamo e pubblichiamo

Giampiero Caramello

Giampiero Caramello

Gentile Direttore,

è dal mese di gennaio che il governo pubblicizza a mo’ di spot il famigerato superbonus del 110%, normativa regolamentata dal così detto Decreto Rilancio (D.L. n.34/2020) e questa promozione ha creato non poca confusione tra i cittadini, molti dei quali hanno compreso che avrebbero potuto ristrutturare la propria abitazione a spese dello Stato.

Non è assolutamente così! Per prima cosa, al fine di poter usufruire del superbonus al 110%, gli immobili devono essere perfettamente conformi sotto il profilo urbanistico e non presentare delle irregolarità edilizie. Questo comporta che i professionisti devono compiere gli accertamenti tecnici necessari per effettuare le opportune verifiche, predisporre le debite pratiche urbanistiche con un inevitabile dilatarsi dei tempi per poter effettuare gli interventi.

Il Governo ha fissato come termine ultimo per poter usufruire del Superbonus il 31/12/2021, data che a mio modesto parere dovrebbe essere posticipata almeno fino al 31/12/2024. Inoltre, la norma risulta poco chiara, diversamente interpretabile, con un numero enorme di asseverazioni e certificazioni da produrre, che comportano responsabilità per i proprietari, ingessatura della burocrazia e tempistiche inevitabilmente più lunghe.

Quello che doveva essere l’elemento trainante per tutto il comparto edile rischia di essere l’elemento del blocco e della congestione assoluta, con la conseguenza che il disincentivo degli interventi lo sentiranno anche le casse comunali dei nostri territori per i mancati introiti degli oneri.

Che cosa si sarebbe dovuto fare? Bè, da gennaio ad oggi sono passati ben 11 mesi!

Il governo, avrebbe dovuto chiamare a sé tutte le categorie professionali competenti in materia, i professionisti, le banche, le imprese e i soggetti controllori (Agenzia delle Entrate ed Enea.). Si sarebbe dovuta scrivere una normativa univoca, semplice, con una sola interpretazione, di facile applicazione, che comprendesse tutte le casistiche possibili e che spiegasse in modo chiaro quali sono le agevolazioni fiscali per il cittadino.

Al fine di rendere più snella la procedura e per regolarizzare tutti gli abusi edilizi di modesta entità che si riscontrano, si sarebbe dovuto provvedere all’apertura di un ultimo condono edilizio, avente una duplice finalità: regolarizzare sotto l’aspetto urbanistico situazioni ad oggi rimaste irrisolte ed incentivare un recupero concreto del patrimonio edilizio esistente puntando sulla rigenerazione e sull’innovazione. Invece ci troviamo a dover fare continue richieste di chiarimenti all’Agenzia delle Entrate su come interpretare la norma a seconda del caso in esame, lavorando con molte incertezze. Queste riflessioni le avrei volute condividere con il Nostro Ministro della P.A. On. Fabiana DADONE, alla quale avrei trasmesso le criticità sentite da tutto il comparto edile, ma questa possibilità non si è mai concretizzata, poiché la mia concittadina mi ha negato l’incontro. Un vero peccato, poiché questo tema è molto sentito sia dai professionisti che dai singoli cittadini.

Confermando la mia disponibilità in un dialogo proficuo e fattivo, auspico che chi di dovere colga un cambio di passo necessario ed essenziale per consentire un miglior impiego del provvedimento di legge sopra citato.

Grazie,

Giampiero Caramello - Consigliere comunale e coordinatore cittadino di Forza Italia Mondovì

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