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Cronaca | 21 novembre 2020, 08:08

Tentano di sequestrare un imprenditore genovese: tra i sei arrestati anche un'albese (VIDEO)

L'operazione ha coinvolto un gruppo "avvezzo alla violenza e alle intimidazioni" operativo tra il savonese e il Piemonte, solito usare la forza nei confronti dei propri creditori. Base operativa l'albergo "La Vela" di via Sarti a Varazze

Tentano di sequestrare un imprenditore genovese: tra i sei arrestati anche un'albese (VIDEO)

Spaccio di droga, sequestro di persona e minacce con armi da fuoco. Questo quanto emerso dalla maxi operazione condotta dagli uomini della Polizia di Stato di Savona in collaborazione con la Squadra Mobile di Genova e le unità cinofile, antisabotaggio e antidroga che ha portato, nella serata di giovedì 19 novembre, all'arresto a Varazze di un gruppo di sei persone, tutti italiani, definito "avvezzo alla violenza e alle intimidazioni".

"L'operazione nasce da un'attività di indagine molto articolata e complessa avviata nell'agosto scorso in materia di spaccio di sostanze stupefacenti nei confronti di soggetti malavitosi gravitanti prevalentemente nel savonese e in Piemonte" ha spiegato il questore Giannina Roatta.

La sterzata è arrivata però nei giorni scorsi, quando gli agenti hanno captato le intenzioni del gruppo di procedere a un sequestro di persona a scopo di estorsione. L'attività criminosa del gruppo prevedeva infatti l'utilizzo frequente della forza nei confronti dei propri creditori, ma nei giorni scorsi i protagonisti della vicenda hanno deciso di compiere un ulteriore passo e procedere a un sequestro di persona presso l'hotel "La Vela" di via Sardi (gestito da uno degli arrestati) nella cittadina dell'estremo levante savonese, teatro poi del blitz decisivo.

L'associazione a delinquere, come l'ha definita la dirigente della Squadra Mobile savonese Rosalba Garello, ha contattato nei giorni scorsi un facoltoso imprenditore genovese operativo nel mondo dei catering (che non aveva mai avuto contatti con questi soggetti) con la scusa di effettuare un sopralluogo nell'hotel per un ricevimento, ovviamente non reale, che si sarebbe dovuto svolgere nel prossimo marzo. In realtà in una delle stanze dell’hotel era stato progettato di rinchiudere l’uomo al fine di farsi consegnare, anche con violenza fisica, un’ingente somma di denaro in cambio della libertà. L'uomo però, con la scusa di un atto preventivo di controllo da parte della Polizia nell'ambito del monitoraggio anti-Covid, è stato intercettato e fermato per essere quindi sostituito da un poliziotto della squadra mobile che si è recato nell'albergo varazzino facendo scattare il piano dei criminali e delle forze dell'ordine, in grado così di cogliere sul fatto gli indagati e procedere agli arresti.

Oltre agli arresti, gli uomini coordinati dal sostituto procuratore Claudio Martini hanno provveduto, dopo diversi sopralluoghi anche a Torino, al sequestro oltre che dell'hotel stesso di circa 1 kg di marijuana, 65 grammi di cocaina, 4 autovetture e di una serie di strumentazioni utili nelle diverse fasi del sequestro di persona, come tre armi da fuoco modificate e non catalogate semiautomatiche (uno degli arrestati aveva in tasca un caricatore con 5 cartucce, la pistola conficcata nei pantaloni e aveva indossato un guanto per non lasciare impronte sull'arma), due corde, un passamontagna, guanti, delle fascette contenitive, un lenzuolo, e delle pinze per immobilizzare la vittima.

"L'intervento è stato tanto tempestivo quanto fruttuoso - ha spiegato il procuratore Ubaldo Pelosi - consentendo di tutelare la vittima salvaguardandone l'incolumità. Sono in corso gli interrogatori degli indagati, con alcune prime ammissioni".

I reati ipotizzati a carico degli indagati sono quindi, oltre alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, la detenzione di armi e quella di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione. Reato, quest'ultimo, di competenza della DDA per il quale è stato aperto un procedimento presso la procura della Repubblica di Genova. "Non si trattava di un hotel che riceveva molti clienti, era la vera e propria base operativa dello spaccio dello stupefacente, avvenivano anche piccoli regolamenti di conti per cercare di recuperare i debiti non onorati da parte di questi acquirenti, con atti di intimidazione che probabilmente sono avvenuti con l'uso di armi. Sarebbero stati disposti a tutto" ha continuato Rosalba Garello.

redazione lavocedigenova

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