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Cronaca | 18 novembre 2020, 17:55

A processo perché non avrebbe smaltito un cumulo di letame, come da ordinanza del sindaco di San Michele Mondovì

L’uomo è proprietario del terreno su cui sorge un rifugio che accoglie animali bisognosi. La moglie dell'uomo era stata a processo, poi assolta, con le stesse accuse

A processo perché non avrebbe smaltito un cumulo di letame, come da ordinanza del sindaco di San Michele Mondovì

La vicenda trae le sue origini dal 2018, quando una donna, moglie dell’odierno imputato, aveva deciso di aprire una struttura per accogliere gli animali piú bisognosi o strappati alla vivisezione.

La sua missione infatti sarebbe stata proprio quella di preservare il loro benessere e salute. Da quel momento pero sarebbero iniziati i primi screzi, tra cui sono alcune schermaglie tra vicini sfociate in un processo a carico della titolare del rifugio di San Michele di Mondovì. In quell’occasione, il primo cittadino del comune, aveva emesso alcune ordinanze: “dal rifugio, entro 48 ore, devono essere rimossi i cumuli di letame e spostati letame a 50 m dall’abitazione”. La donna, secondo le accuse da cui poi è stata assolta il settembre scorso, non avrebbe adempiuto all’obbligo prescritto.

L’imputato odierno è il marito, il cui capo di imputazione è analogo a quello della moglie. Dopo alcuni controlli effettuati dall’Asl lo scorso gennaio, sarebbe stato trovato “un grande cumulo di letame a meno di 50 metri dall’abitazione”. In quell’occasione, la titolare del rifugio avrebbe dichiarato che “essendo di un cavallo singolo, non era necessaria avere una concimaia”, in quanto, come riportato da un teste "la si richiede per due bovini o capi equivalenti”.

Il tecnico comunale: “il sopralluogo per verificare l’ottemperanza di un obbligo di smaltimento del cumulo era il punto dell’ordinanza a cui bisognava adempiere con più urgenza ma non era stato fatto. Erano state date 48 ore di tempo per smaltire il letame. Si danno scadenze con maggiore urgenza in ragione della questione igienica, il sindaco ha ritenuto che potesse causare disagio e pregiudizio alla salute pubblica”.

Si attende la discussione il 9 marzo 2021.  

CharB.

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