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Eventi | 12 novembre 2020, 14:12

Il Caffè Letterario di Bra a scuola da Roberto Vecchioni con ‘Lezioni di volo e di atterraggio’

Recensione di Bernardo Negro, foto di Guido Harari e… tre domande a Roberto Vecchioni

Foto di Guido Harari

Foto di Guido Harari

In tempo di secondo lockdown da Coronavirus, il Caffè Letterario di Bra si fa in tre con il poeta braidese Bernardo Negro, l’artista della fotografia Guido Harari e, udite udite, il cantautore Roberto Vecchioni, appena uscito in libreria con ‘Lezioni di volo e di atterraggio’ (Einaudi).

Solo a guardare la copertina ci viene voglia di tornare fanciulli! Già, perché chi di noi non rimpiange i tempi della scuola, quella fatta di compagni di banco, intervalli, gite memorabili e notti prima degli esami?

Ogni capitolo è il racconto delle lezioni tenute all’aperto come si usava negli anni ‘80, in un angolo nascosto dei giardini, dove si impara con la mente a volare e, lentamente, ad atterrare tornando alla realtà.

Un libro diverso, coinvolgente che presenta un Roberto Vecchioni professore di latino e greco e il suo modo di far lezione anticonvenzionale. Come ci spiega Bernardo Negro: “Si passa da Platone e Socrate, agli Evangelisti che disputano curiosamente tra di loro, ai poeti greci ed ai cantautori di oggi, tra i quali spicca Fabrizio De Andrè, poeta dalle profonde sonorità concettuali ed emotive. Sullo sfondo la Milano di sempre, con i navigli che la risalgono, riscoprendone l’anima”.

Per Vecchioni, immortalato da Guido Harari in uno scatto di rara intensità, raccontare storie e far parlare anche il silenzio non è solo il principio fondamentale della musica, ma anche del suo libro, che scorre lieve come un disco. “Romanzo o saggio? Questo dubbio è alla base di un’opera completamente inaspettata e ricca di abili visualità, proprio ove più si fa seria la complessità dei temi. Per tale motivo il libro è avvincente e sarebbe decisamente piaciuto a poeti e narratori come il citato Montale o al Calvino più saggio nella pur imprevedibile invenzione. Tutto da leggere, magari con qualche attimo di pausa per riflettere serenamente”: conclude il poeta braidese.

Ma come racconterebbe ad un bambino Roberto Vecchioni, cantautore, 77 anni compiuti il 25 giugno, la sua ultima fatica letteraria? “Gli direi che non sono importanti soltanto le cose ovvie, le cose normali, le cose che vedi, che senti e che tocchi, perché non sono l’unica verità che esiste. Ci sono anche cose frutto del pensiero e della fantasia che non si vedono e non si toccano, ma possono essere vere lo stesso. Come per esempio le favole: hanno un fondo di verità e tu le prendi come vere, anche se nella vita le favole non si vedono molto spesso. Per i grandi la base è sempre la stessa: proviamo a vedere che cosa c’è di diverso, di probabile, di impossibile nella storia e nelle varie branchie della cultura, senza fare divisioni”.

E visto che ci siamo, il cantautore dice la sua anche sulla DAD: “La scuola non è distanza, è vita e averla ridotta su uno schermo è una ferita forte, quasi mortale. La scuola è stare insieme, conoscersi, amarsi, non capirsi, ma anche capirsi dopo e vedere insieme che cos’è la vita. Mi manca quel tempo passato a dire cose di fronte alle quali i ragazzi s’illuminavano, aprivano gli occhi, non sbadigliavano. Erano felici, capivano cose nuove, mi riempivano la giornata di sentimenti e di gratificazioni. Però non ho più l’età per farlo”.

Infine, l’autore di ‘Luci a San Siro’ e ‘Samarcanda’ rimarca la sua fiducia nei giovani: “Sono convinto che i ragazzi italiani abbiano una marcia in più: sanno uscire dalle avversità benissimo e quello che perdono adesso lo recupereranno più in là. Io li conosco, ne sono sicuro”. Metto like e condivido.

Silvia Gullino

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