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Agricoltura | 09 novembre 2020, 17:01

Presentata l'annata agraria 2019-2020: la Granda leader piemontese per numero di imprese agricole

Questa mattina l'analisi di Confagricoltura Piemonte. Enrico Allasia: "La pandemia non ha fermato il settore, ma serve progettualità per il futuro: bisogna puntare sulla competitività e sulle infrastrutture dei territori"

Foto generica

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Un’annata tutto sommato buona, che senza il periodo pandemico e le conseguenze ambientali del cambiamento climatico avrebbe regalato diverse soddisfazioni”.

L’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa ha descritto così l’annata agraria 2019-2020, illustrata nella mattinata di oggi (lunedì 9 novembre) – a due giorni dall’inizio della successiva e in vista del tradizionale traguardo di San Martino - in conferenza stampa online da Confagricoltura Piemonte.

- I DATI DELLA GRANDA

Nel corso della conferenza sono stati rilasciati alcuni dati a livello regionale.

Per la provincia Granda, nel 2020, si contano 16.720 imprese agricole – dato più alto in Piemonte - , di cui 124 di capitale, 1.912 di persone, 14.019 individuali e 665 in altre forme. Il dato totale regionale si attesta sulle 42.150 unità, che danno lavoro secondo i dati 2019 a 65.000 occupati di cui 20.000 dipendenti e 45.000 indipendenti (nel 2010 erano 72.000 in totale).

La produzione di mais nel 2020, a Cuneo, ha interessato 4.031.379 quintali (secondo dato dopo quello torinese) per 40.620 ettari di coltivazione. Il comparto cuneese del frumento, nel 2020, ha fatto registrare la produzione di 777.456 quintali di tenero e  3.148 quintali di duro per, rispettivamente 13.253 e 55 ettari totali, dati che piazzano la provincia al terzo e al secondo posto in regione. Nel 2020 Cuneo ha prodotto poi 10.744 quintali di riso per 153 ettari di coltivazione e 1.653.569 quintali per 5.633 ettari di coltivazione di mele, dato più alto in tutta la regione.

- L’ANALISI DEL SETTORE

Il settore – come ha ricordato il presidente regionale Enrico Allasianon si è mai fermato nel periodo di emergenza pandemica più stretto e non lo sta facendo adesso, realizzando uno sforzo notevole. Ma le criticità principali del recente passato, che toccano i settori della zootecnia, del latte, della frutta e quelli vitivinicolo e florovivaistico ancor più nello specifico, permangono: dal 2000 il settore perso oltre 36mila aziende. Realtà che non per forza hanno chiuso i battenti, sul dato pesano certo le fusioni, ma questo rimane un dato indicativo”.

Per rimanere sul mercato bisogna puntare sul PSR – ha proseguito Allasia - , il 55% delle risorse di quello attuale sono già state attribuite e rimane ancora tempo per esaurire il disavanzo, ma anche sul concetto di competitività, legato alle infrastrutture fisiche e digitali del territorio provinciale”: bisognerà insomma fare attenzione alle necessità future del mercato, e operare per affrontare il nemico principale del settore, ovvero il cambiamento climatico.

- GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E I COMPARTI PRODUTTIVI

Tutti gli intervenuti hanno sottolineato come il cambiamento climatico sia la principale causa di difficoltà per l’agricoltura piemontese.

Secondo Ercole Zuccaro l’inverno passato è stato il più caldo degli ultimi 63 anni, fatto che assieme alle grandinate estive – non estese ma potenti – e i fenomeni alluvionali di ottobre hanno inciso pesantemente sui risultati dei vari comparti produttivi: il grano e l’orzo hanno fatto segnare flessioni comprese tra il 10/15% e il 30% a fronte di una buona qualità del prodotto, così come in senso generale il riso. Bene l’annata della frutta, delle nocciole, delle castagne e delle foraggere e molto buona la vendemmia.

Spina nel fianco della zootecnia, invece, il prezzo del latte sempre più basso – che ai produttori ha fruttato un -40% di ricavo - , pesantemente viziato dalla chiusura delle attività di ristorazione.

- LE RICHIESTE PER IL FUTURO

Gli intervenuti – tra cui Vittorio Viora (ANBI Piemonte), Marco Bussone (UNCEM) e Luca Brondelli di Brondello (Confagricoltura Alessandria) – hanno sottolineato la necessità di imbastire, a livello nazionale ma soprattutto regionale, una progettualità condivisa e attenta rispetto al settore, che conduca per esempio alla mappatura dei bacini idrici del Piemonte e favorisca l’intercettazione dei fondi del Recovery Fund per la difesa idrogeologica del territorio: “Non si può affrontare un momento di passaggio come quello attuale – ha chiarito Brondelli – procedendo nell’incertezza. Il Piemonte perde ogni giorno un’area di suolo agricolo pari a un campo da calcio”.

L’agricoltura deve entrare nelle agende della politica sempre di più – ha detto Bussone - : credo sia impossibile per le istituzioni immaginare un futuro più green tralasciando il settore e non guardando alle opportunità e alle criticità dei territori montani”. “L’emergenza ambientale, e in generale le tematiche dell’agricoltura, è legata a quella pandemica e la resilienza del territorio, dove la crisi sta aprendo anche a nuove soluzioni e nuovi percorsi, una delle armi più importanti per superarla; non cerchiamo soldi con il cappello in mano ma crediamo sia necessario che si punti sullo sviluppo del settore e dei territori che di agricoltura vivono”.

simone giraudi

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