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In&Out | 08 novembre 2020, 09:15

"Nel futuro vedo la Svizzera, certo, ma anche Cuneo. Sono uno spirito libero, ho bisogno di costanti novità"

Quattro chiacchiere con Anna, cuneese in Svizzera da due anni

Anna Chialva

Anna Chialva

1) Ciao Anna. Raccontaci un po' di te e della tua famiglia: perché vi siete spostati a vivere in Svizzera?

Ciao! Sono Anna, ho 18 anni e da due anni abito in Svizzera insieme alla mia famiglia. Ho frequentato il liceo scientifico di Cuneo fino alla terza superiore e in quarta ho scelto di partire all’estero per uno scambio linguistico. L’amore per il francese e l’opportunità di avere dei parenti in Svizzera, mi hanno consentito di prendere in considerazione la città di Losanna per intraprendere i miei studi.

Dopo aver terminato l’anno scolastico, spinte dal mio entusiasmo e dalla necessità di scrivere un nuovo capitolo della vita, mia mamma e mia sorella mi hanno raggiunta in territorio straniero. Quest’estate ho conseguito il diploma di maturità svizzera e mi sono iscritta all'università nella facoltà di lettere dove continuo a studiare coltivando la mia passione per la letteratura francese, la letteratura italiana e la filosofia.

2) Di che cosa ti occupi, qui? Parlaci anche dei premi, importanti, che hai conseguito.

I primi mesi in Svizzera si sono rivelati alquanto speciali, si potrebbe dire, addirittura, magici. La lingua era diversa, io non conoscevo nessuno e, soprattutto, nessuno mi conosceva: né il mio passato, né la mia personalità. Avevo finalmente la possibilità di rimettere in questione tutto ciò che nella mia vita passata era una costante invariabile e che adesso semplicemente non rientrava più in contesto. Insomma… ero pronta per “ricostruirmi”.

Le persone e le esperienze vissute mi hanno aiutato in questo percorso. La città e i suoi abitanti si sono rivelati molto aperti sul lato culturale, ideologico e religioso. Ho conosciuto persone di origine diverse, di vissuti diversi, di culture diverse ritrovate ad unirsi nella sonorità della lingua francese che, come una trama, faceva da sostegno e legava con il filo della parola, storie incredibili in un trionfo di gesti e colori. Così, tra un racconto e un altro, uno sguardo e l’altro, tra una parola e il sorriso di persone che incrociavano la mia strada, mi sono affidata al destino e ho riscoperto la passione per le materie umanistiche. 

Ho incontrato ragazzi e insegnanti che condividevano il mio stesso interesse e con loro ho cercato di dare una forma a questa passione. Sono nate, quindi, collaborazioni tra studenti e professori per promuovere la letteratura italiana e francofona e la riflessione nelle scuole.

Da giugno mi occupo della parte dedicata ai giovani nella Società Dante Alighieri di Losanna e in questo periodo ci stiamo organizzando perché l’anno dantesco 2021 abbia una risonanza importante anche al difuori del territorio italiano. Sono in programma incontri con autori e professori per il mese di marzo e giugno, sperando che il Covid ci permetta di accoglierli nel bel quadro lacustre che offre Losanna.

Durante il mese di settembre ho partecipato ad un concorso letterario nazionale, Linguissimo, rivolto ai ragazzi provenienti da tutti i cantoni svizzeri. La condizione necessaria per partecipare è quella di parlare almeno due lingue, cosicché, nella finale, i binomi di lingue diverse possano redigere un testo che sarà determinante per la vittoria.

Quest’anno la finale si è tenuta a Bellinzona, in Ticino ed eravamo in trenta a contenderci il premio finale. Di questi trenta siamo in sei ad averlo ricevuto. Il premio consiste in un viaggio di tre giorni in una città europea, senza contare una partecipazione in radio per presentare ed esporre il nostro testo personale.

3) Come sta procedendo, in Svizzera, la situazione pandemica? Che cosa puoi raccontarci in merito?

Come in tutta Europa, anche qui la situazione pandemica si aggrava sempre di più. A partire dal 2 novembre le università sono state chiuse e per tutte le attività è stato definito come orario di chiusura le ore 23.00. Misure drastiche sono state prese in seguito all’analisi degli indici di contagio che nell’ultimo mese hanno, in alcuni casi, superato addirittura i valori di marzo costringendo gli ospedali a confermare lo stato di allerta per una probabile saturazione dei posti nei reparti di rianimazione. 

Passeggiando per le strade, non si riscontra alcun allarmismo, forse, solo un cenno di tristezza e un desiderio generale di ritornare alla normalità. Parlando con ragazzi e professori dell’università ci si rende conto che il ritorno di una seconda ondata ha gettato molti nello sconforto. Si tratti di una questione pratica (le lezioni online ne sono un esempio) o di una questione morale (il contatto tra persone, la discussione in classe, la condivisione di momenti di studio insieme), rimane un malessere e una nostalgia nelle parole e nei discorsi che tendono ad abbandonarsi in considerazioni di impotenza difronte a tale situazione.

4) Tornando a te e alla tua esperienza: che cosa vorresti fare, "da grande"?

Cosa vorrei fare da “grande” ? Ogni volta che devo rispondere a questa domanda sono sempre in seria difficoltà. Sicuramente l’insegnamento è una possibilità allettante. Il contatto con i giovani di varie generazioni, l’approccio e la connessione che si crea tra alunno e studente mi hanno, da sempre, affascinato. Molto probabilmente questo desiderio nasce dal bellissimo rapporto che ho avuto con ciascuno dei miei professori sia in Italia che in Svizzera e dalla stima che ho per la loro dedizione. Credo fermamente che trasmettere il sapere sia una vera e propria missione.

5) Nel tuo futuro vedi la Granda e l'Italia o la Svizzera?

Nel futuro vedo Cuneo, l’Italia e la Svizzera, certo, ma non solo. Mi considero uno spirito libero che ha bisogno di novità per rimettersi continuamente in questione, per vedere fino a dove si può arrivare, prendendo consapevolezza di tutti i limiti che la condizione umana impone, ma senza mai abbandonarsi alla negatività. Sicuramente cambiare luogo aiuta alla crescita personale, ma ciò non vuol dire che solo così si possa trovare la felicità. La fortuna che abbiamo, ai giorni d‘oggi, di spostarci quando e dove vogliamo, è relativamente recente. Non è necessario trasferirsi per ritrovare se stessi ed essere in armonia con il mondo.

Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo” canta Simone Cristicchi; dobbiamo solo soffermarci ad osservare con più attenzione, cogliere tutta la bellezza visibile, invisibile, eterna e labile, affidarsi alla percezione e lasciarsi trasportare dalla corrente.

simone giraudi

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