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Attualità | 30 ottobre 2020, 11:01

Bra, Asl e Regione valutano la parziale riapertura dell’ex ospedale "Santo Spirito"

Sul tavolo l’attivazione di un primo modulo dei circa 90 posti-letto teoricamente disponibili nel nosocomio chiuso in estate. L'ipotesi è di indirizzarvi pazienti a bassa intensità di cura, sul modello di quanto sperimentato a Verduno nel marzo scorso

L'ex ospedale "Santo Spirito" di Bra (foto di Barbara Guazzone)

L'ex ospedale "Santo Spirito" di Bra (foto di Barbara Guazzone)

Mentre in numerosi ospedali di tutta la regione (San Giovanni Bosco a Torino, Rivoli, Orbassano, Cuneo, Savigliano e Alessandria, cui si aggiungeranno nei prossimi giorni Asti e Vercelli) stanno iniziando a funzionare le tensostrutture allestite da Esercito e Protezione civile per implementare la disponibilità di spazi Covid nei presidi piemontesi, guarderebbero in particolare a Bra e al suo ormai ex ospedale "Santo Spirito" i piani con i quali la Regione e l’Asl Cn2 guardano alla necessità di implementare la dotazione di posti letto dedicati all'emergenza sanitaria nel territorio di Langhe e Roero.

La previsione è quella già contemplata dal piano che la stessa azienda sanitaria aveva redatto nel settembre scorso, quando, rispondendo a una specifica richiesta di Torino, l’azienda sanitaria langarola elaborò una previsione di riapertura dei due plessi nella malaugurata ipotesi – ora avveratasi – in cui la seconda ondata della pandemia avesse investito con particolare virulenza anche il Piemonte.

L’intenzione è in sostanza quella di replicare il modello sperimentato nella primavera scorsa, quando all’ospedale "San Lazzaro" di Alba si allestì un’area Covid dotata di terapia intensiva e semintensiva arrivata a ospitare oltre cento pazienti (area ora attiva a Verduno, dove già nei giorni scorsi si è raggiunta l'iniziale dotazione di 50 posti letto), mentre l’apertura anticipata del nuovo nosocomio quale Covid hospital (il 20 marzo) consentiva – grazie alla collaborazione di un’équipe di giovani medici e infermieri arrivati anche da altre regioni, all’opera sotto la guida di alcuni specialisti esperti reperiti da Asl e Regione – di creare 55 posti-letto aggiuntivi verso i quali dirottare pazienti a bassa intensità di cura. Ovvero persone che, trasferiti anche da altri ospedali piemontesi dopo aver superato la fase più acuta della malattia, venivano assistiti nel lungo periodo di completa remissione della stessa prima delle dimissioni.

Quel piano, aveva spiegato al nostro giornale nelle scorse settimane il direttore generale della Cn2 Massimo Veglio, "prevede una possibile riattivazione dei due ospedali per nuclei di ricovero progressivi, per blocchi insomma, a seconda delle necessità numeriche che via via si dovessero presentare e posto che, soprattutto ad Alba, per procedere con la riattivazione servirà una serie di interventi tecnici".

Meno complesso quindi il ricorso ai comunque ampi spazi braidesi, dove la dotazione teorica contemplata dallo stesso documento prevede di poter arrivare sino a 90 posti-letto, contro gli oltre 200 possibili ad Alba.

Proprio alla riattivazione di una parte al momento contenuta di quei 90 posti starebbero ora lavorando i due enti, che per superare la principale difficoltà dell’operazione – la carenza di personale medico e infermieristico necessaria a gestirla – guardano al bacino di oltre 500 specialisti che hanno risposto in questi giorni al bando pubblicato dalla Regione per la ricerca di figure mediche da utilizzare in questa nuova fase dell’emergenza.

Ezio Massucco

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