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Eventi | 29 ottobre 2020, 08:47

Al Caffè Letterario di Bra le proposte di lettura del poeta Bernardo Negro

Una collana di volumi che non possono rimanere sugli scaffali della libreria

Al Caffè Letterario di Bra le proposte di lettura del poeta Bernardo Negro

“L’Enigma della Camera 622” di Joel Dicker. “Lehman Trilogy” di Stefano Massini. “L’Uomo di Torino” di Velso Mucci. No, non è una lista di compiti per le vacanze e nemmeno un elenco di libri per il prossimo lockdown (speriamo vivamente di no). Sono solo alcuni romanzi, tra passato e presente, suggeriti dal poeta Bernardo Negro per il Caffè Letterario di Bra. Ce n’è davvero per tutti i gusti, ma volete le recensioni complete? Eccole.

Cominciamo con “L’Uomo di Torino” (Feltrinelli) di Velso Mucci, scritto tra gli anni ‘50 e ‘60. Il progetto del romanzo era imponente e rimase incompiuto. Alla maniera di Joyce, l’autore voleva descrivere in oltre mille pagine la saga dei Roglione (leggi Boglione, famiglia apparentata con lui per via materna). Lo sfondo è un pranzo ove i caratteri vengono incisi dallo scrittore alla luce di una sistematica progettualità di evoluzione provinciale. Ottimo poeta, Velso Mucci ebbe l’ammirazione di Andrea Zanzotto e dell’Avanguardia di quel tempo. La sua silloge di poesie, “L’Età della Terra” vinse il premio Chianciano nel 1962, ex-equo proprio con Zanzotto. Una buona parte dei suoi scritti è inedita.

Passiamo a “Qualcosa sui Lehman” (Mondadori) di Stefano Massini, un poema che riassume non solo le scabrose vicende del fallimento bancario della “Lehman & Brother” che portò alla crisi del 2008, ma sonda il cuore del sogno Americano che a volte si rivelò con il volto di un coraggio troppo spavaldo, da frontiera da dissodare. Il poema si distende per alcune centinaia di pagine incalzanti sull’orlo folle di un’avventura che mai ebbe sosta di saggezza. Il “Gigante” non è il Texas petrolifero dell’omonimo film di George Stevens, ma il subdolo ingaggio degli speculatori di Wall Street, nel capogiro, quello sì gigantesco, delle cifre vuote. Avventurieri, donne dall’allusiva disinvoltura, vecchi quanto sordidi rottami dal mai sopito rancore della Guerra Civile, ruotano attorno a due fratelli e l’illusione diventa sfrontata rovina per il mondo intero. Dal poema venne tratto uno spettacolo teatrale di successo diffuso su Rai 5. Eravamo tra una crisi e l’altra e mentre ci leccavamo le ferite della prima, ecco arrivare il contagio a farci meditare una caducità che rende sempre provvisoria la vita umana se non si osa guardare oltre.

Finiamo la carrellata con “L’Enigma della Camera 622” di Joël Dicker (La nave di Teseo). Durante un convegno di Banchieri, sulle Alpi Svizzere, nell’affollata ed accomodante Ginevra, viene ucciso un famoso “Mago” della finanza. Anni dopo, soggiornando nello stesso lussuoso albergo, uno scrittore si imbatte in sospettose coincidenze e si trasforma in detective. Sullo sfondo decine di personaggi escono allo scoperto, tra i quali una strana Scarlett che sembra faccia capolino dalle pagine di “Via Col Vento”, niente di meglio per soggiogare il protagonista e spingerlo, inconsapevolmente, ad indagare. Un’avventura nell’avventura che ha ispirato all’autore un altro romanzo di successo. Ma intanto leggetevi questo e, quando rientrate in albergo, state attenti al numero della vostra camera.

Bene, anche questa volta il poeta braidese ci ha regalato emozioni intense. E, quando è così, ho una sola parola per “Bernardo Negro”: GRAZIE. Sì, tutto maiuscolo.

Silvia Gullino

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