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Politica | 20 ottobre 2020, 10:03

Regione: la Lega alle prese con il “caso Icardi”

Sempre più tesi i rapporti tra il presidente Cirio e l’assessore alla Sanità. La sua estromissione scatenerebbe però una guerra interna al Carroccio accentuando le tensioni nella maggioranza di centrodestra. L’interessato appare deciso a non mollare

Alberto Cirio e Luigi Icardi

Alberto Cirio e Luigi Icardi

Fino a primavera non se ne fa nulla. Poi, se saremo vivi (politicamente), potrebbe esserci un rimpasto”. Un leghista dei piani alti, che potrebbe scrivere la storia del Carroccio piemontese e che esige l’anonimato, commenta così il braccio di ferro in corso in Regione tra il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Icardi. Un braccio di ferro di cui si è avuta plastica manifestazione ieri con il gelo tra i due in Consiglio regionale.

Al capogruppo leghista Alberto Preioni, che ha convocato i consiglieri del gruppo per “audire” Icardi, spetta il compito di trovare una soluzione, che non potrà però avvenire senza il placet del segretario Riccardo Molinari.

Sarà una settimana complicata quella che si è aperta in Regione, dove il “caso Icardi” è tornato d’attualità dopo il suo viaggio di nozze avvenuto proprio nei giorni in cui si registrava in Piemonte una recrudescenza della pandemia.

Ci vuol comunque poco a capire che la luna di miele, in realtà, è stato un pretesto che ha riportato a galla ruggini mai risolte tra l’interessato e il suo presidente. “Il gruppo è compatto, anche perché l’attacco alla mia persona è chiaramente pretestuoso. Certo – afferma Icardi - al presidente Cirio non piacciono le critiche, ma lui sa bene che ho sempre lavorato pancia a terra per il Piemonte”.

In verità la partita è appena più complessa perché le tensioni sono emerse in tutta evidenza anche nella riunione di maggioranza di giovedì scorso. Forza Italia e ancor più Fratelli d’Italia hanno chiamato in causa, oltre all’assessore, anche il direttore regionale della Sanità Fabio Aimar e Matteo Marnati, collega di partito e di giunta di Icardi, che ha la delega a Ricerca, Innovazione e Ambiente, cui è stato contestato il mancato approvvigionamento di reagenti.

Sono dunque non uno ma due gli assessori leghisti ai quali le opposizioni di centrosinistra e anche i partiti partner di maggioranza chiedono conto del loro operato.

Cirio aveva già posto il problema a marzo, ma non se ne era fatto nulla, come è probabile che anche in questa circostanza – al di là dei clamori mediatici - non succeda alcunchè. Per due ordini di ragioni. La prima è che cambiare in corsa un assessore regionale alla Sanità, nel momento in cui l’emergenza si riacutizza, offrirebbe un pessimo segnale all’opinione pubblica piemontese. La seconda è che – nonostante ad una parte della Lega non spiacerebbe un cambio all’assessorato di corso Regina magari con Alessandro Stecco – l’operazione appare difficilmente perseguibile perché c’è un’altra parte che non è d’accordo e minaccia le barricate.

Ma c’è, sopra questi aspetti, una motivazione di ordine politico che compatta il partito.

La Lega, forte della sua potenza numerica in Consiglio regionale, non intende chinare il capo di fronte a richieste che riguardino i suoi uomini, sia che arrivino dal presidente o dai partiti di coalizione (in verità finora mai esplicitate). In più si deve considerare che l’ipotesi che piacerebbe a Cirio di mandare in campo Ferruccio Fazio alla Sanità non è praticabile per varie cause. Non ultima il fatto che, essendo Fazio sindaco di Garessio, in queste settimane è alle prese con le tante problematiche generate dall’emergenza alluvione.

Il presidente Cirio potrebbe avocare a sé la Sanità, ma sarebbe un passaggio forzato non privo di ripercussioni politiche. L’unica via indolore per uscire dall’impasse sarebbe un passo indietro (o di lato) di Icardi. Ma le sue dichiarazioni a tutto fanno pensare fuorchè a questa eventualità: una situazione fotocopia determinatasi già sei mesi fa.

A Molinari e Preioni il compito di togliere le castagne dal fuoco cercando di non scottarsi.

Giampaolo Testa

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