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Attualità | 19 ottobre 2020, 09:01

A Paroldo si è svolto il sesto Raduno dei “Custodi di Paese”

Tradizionale appuntamento per ritrovare e consolidare il loro percorso di testimonianza

A Paroldo si è svolto il sesto Raduno dei “Custodi di Paese”

Nonostante il Coronavirus abbia rivoluzionato i calendari di molti appuntamenti, in ottemperanza ai dispostivi del DPCM, i Custodi della terra, con un passaparola che rafforza la loro identità di persone legate al territorio, si sono dati appuntamento domenica pomeriggio nello spiazzo antistante ai Cavallini di Paroldo per ritrovare e consolidare il loro percorso di testimonianza.

A porgere i saluti di avvio, il Sindaco di Paroldo, Cav. PierCarlo Adami, che ha ribadito la volontà delle piccole comunità di continuare a presidiare il territorio, a maggior ragione in questi periodi di crisi, non solo sanitaria ma di sistema.

A seguire l’intervento del prof. Aldo Intagliata che ha ripercorso il significato della parola Custode partendo dalle origini della parola usata sin dall’antica Grecia per giungere sino alla definizione più attuale.

E’ stato poi il Presidente dell’Associazione Custodi di Paese, il dott. Romano Salvetti a  ricordare come tutti coloro che a vario titolo dedicano parte del loro tempo a testimoniare attraverso momenti di dedizione, spirito di servizio, amore per la propria radice langarola, svolgono un ruolo importante per vegliare sul territorio a favore del tramandare di culture e tradizioni.

In questa logica sono stati insigniti nuovi Custodi: Remo Schellino di Farigliano, che sta utilizzando i nuovi strumenti offerti dai media, per dare memoria delle tradizioni e della cultura con film sempre legati al territorio; Luigi Carbone di Lequio Berria, che con la sua attività di insegnante e di pittore, cerca di mantenere vivo in tutti i suoi ammiratori l’arte e la riflessione del tratto pittorico e dell’arte rupestre; Renato Suria di Sale San Giovanni, uno dei primi a credere e a dare impulso alla nuova economia dell’Alta Langa, partendo dalla cura dell’Alboreto e potenziando la coltivazione della lavanda; Massimo Gula di Ceva, che proseguendo le orme paterne, da decenni percorre le strade di Langa per prestare servizio alla pastorizia con il suo lavoro di veterinario, garantendo così assistenza ai piccoli allevatori; Daniele Degioannini di Garessio, ingegnere che dopo cinquant’anni in giro per il mondo per una multinazionale, ha voluto tornare nella casa paterna e dedicarsi allo studio delle lingua e delle tradizioni dell’Alto Tanaro.

E’ mancato per ovvi motivi il tradizionale “convivio” finale, ma questi momenti anche solo orali sono un chiaro punto di volontà e  testimonianza di non voler perdere le tradizioni e rafforzare il legame che unisce le persone che lavorano, a volte in silenzio e senza clamori, per mantenere vivo lo spirito e le tradizioni delle nostre terre.

redazione

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