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Politica | 18 ottobre 2020, 14:08

Crosetto: "A fare il sindaco di Roma si guadagna meno di un idraulico e si rischia molto di più"

Il numero due di Fratelli d’Italia tirato in ballo per fare il sindaco nella Capitale. Lui si ritrae, come già aveva fatto un anno fa con la Regione, e continua a “picconare” la politica con un piede dentro e l’altro fuori. Al Corriere della Sera spiega le ragioni del “gran rifiuto”

Crosetto: "A fare il sindaco di Roma si guadagna meno di un idraulico e si rischia molto di più"

Guido Crosetto, fuorché al Papato, in questi ultimi anni è stato tirato in ballo per i più disparati ruoli politici.

Lui, sornione, emulo in qualche misura del Picconatore, guarda con disincanto a questa stagione politica di cui è co-protagonista, ma della quale non perde occasione per dire che “U presepe nun gli piace”.

Un anno fa era stato evocato – e non solo dal centrodestra - per la presidenza della Regione Piemonte.

Ad ogni piè sospinto l’ex parlamentare e numero due di FdI, che ha rinunciato al seggio alla Camera per guidare l’Aiad, la federazione che riunisce le aziende del comparto difesa, aerospazio e sicurezza, viene invocato come un politico-taumaturgo per assumere responsabilità in vari dicasteri.

Ora, nel magmatico quadro politico che vede Destra, Sinistra e Movimento 5 Stelle in ambasce per il governo della Capitale, qualcuno ha fatto il suo nome per guidare la Città Eterna fuori dal pantano.

Ma l’ex sindaco di Marene ribadisce di volersi disintossicare dalla politica, pur restando, nei fatti, un faro al quale i Fratelli d’Italia (in particolare i piemontesi) guardano come ad un condottiero. Quasi più che a Giorgia Meloni verrebbe da dire, specie da parte di coloro che non hanno trascorsi nella Fiamma o in Alleanza Nazionale.

Dicono che non ci siano passaggi che il coordinatore regionale, Fabrizio Comba, e quello provinciale, William Casoni, facciano se non c’è il suo assenso. Del resto, sempre i bene informati sulle dinamiche dei “Fratelli” spiegano che “Giorgia gli ha lasciato la mano libera al Nord, con l’eccezione di Milano, feudo di Ignazio La Russa e Daniela Santanchè sin dai tempi del Pdl”.

Alcuni si spingono a dire che pure che lo stesso presidente del Piemonte Alberto Cirio non assuma decisioni importanti senza averlo prima interpellato.

Il nome del gigante di Marene, che da anni vive una nuova vita nella Capitale, è stato associato a quello di alcuni (pochi) pragmatici big della politica nazionale, in grado di rimettere in carreggiata la città considerata tra le più difficile al mondo da gestire.

Ma Crosetto, ancora una volta, oppone un “gran rifiuto”.

Affida il suo pensiero al Corriere della Sera spiegando che “Demagogia e Giustizia hanno distrutto in questo Paese qualunque attrattiva per le cariche pubbliche”.

Alla giornalista che gli fa notare come il primo cittadino di Roma percepisca pur sempre 7000 mila euro al mese, obietta che un “idraulico bravo guadagna di più. Un piastrellista – annota – può arrivare a 10 mila e un intonacatore anche a 11. Magari in nero”.

Per giustificare il diniego tira in ballo la medesima argomentazione addotta lo scorso anno per motivare il rifiuto alla candidatura per la presidenza della Regione, ribadendo la sua scarsa fiducia nei confronti della Giustizia.

Anche San Francesco se accettasse – afferma ricorrendo ad un’iperbole - si ritroverebbe rinviato a giudizio”.

Il giudizio nei confronti delle due sindache 5 Stelle di Roma e Torino, Virginia Raggi e Chiara Appendino è negativo sul piano politico-amministrativo, ma benevolo su quello personale: Non sono state due bravi sindaci ma sono oneste. Eppure – considera - sono finite nei guai”.

Per Roma suggerisce “Un accordo fra tutti. Chiunque vinca – sostiene - ha bisogno di una legge speciale, di poteri speciali, per ridare il rango di capitale e di vetrina di Italia nel mondo a questa città”.

Ma quando la giornalista gli chiede se potrebbe essere lui l’uomo in grado di far tornare l’Urbe ad essere una città turistica a vocazione mondiale risponde picche.

La gente – argomenta - sceglierà non il partito ma la persona. Ma ho visto anche candidati civici eletti fare schifo, così come ne ho visti di politici. L’importante è che sia una persona seria, determinata, che non lo faccia per fare un suo percorso, ma per Roma”.

Crosetto “piccona” duramente la politica odierna, perché vorrebbe tornasse ad esercitare quel ruolo che aveva quando militava nella Dc, nel Partito Popolare, in Forza Italia e poi nel Popolo della Libertà prima di inventarsi “Fratelli d’Italia” insieme a Meloni e La Russa.

In una stagione in cui sono tornati in auge i nani e le ballerine, le tante scuole di partito frequentate negli anni gli consentono di poter giganteggiare.

E non solo in senso fisico.

Giampaolo Testa

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