/ Cronaca

Cronaca | 15 ottobre 2020, 18:15

“Esigeva dei rapporti sessuali. Dopo avermi chiusa in casa, mi ha picchiata a sangue e mi ha violentata”: a processo ex coniugi di Savigliano

I fatti si sarebbero svolti nel dicembre 2017. L'allora moglie aveva raggiunto l'uomo a San Benigno Canavese, dove viveva per lavoro. Lui, in casa, l’avrebbe sequestrata, picchiata e violentata

“Esigeva dei rapporti sessuali. Dopo avermi chiusa in casa, mi ha picchiata a sangue e mi ha violentata”: a processo ex coniugi di Savigliano

“Ci siamo conosciuti nell’agosto 2014 e nel maggio 2015 ci siamo sposati e siamo andati a vivere a casa mia a Savigliano.

Dopo il matrimonio però è cambiato tutto: lui voleva avere il pieno controllo su di me, mi trattava come se fossi un oggetto di sua proprietà ed era diventato molto aggressivo”.

Si è aperta con questa dichiarazione della parte offesa l’udienza relativa al procedimento avviato nei confronti di X.B., cittadino di origini albanesi, il cui capo d’imputazione lo accusa di essersi macchiato dei reati di sequestro, violenza sessuale e lesioni aggravate nei confronti dell’ex moglie.

L’episodio portato in esame al tribunale di Cuneo risale alla notte del 19 dicembre 2017. L’uomo qualche mese prima si era trasferito a San Benigno Canavese per questioni lavorative e, a detta della donna, che era rimasta a vivere a Savigliano, il loro rapporto matrimoniale in quel periodo non era particolarmente roseo: i due si vedevano poco e litigavano molto.

La mattina X.B. l’aveva invitata a trascorrere il week-end insieme a lui a San Benigno e, nonostante il poco entusiasmo manifestato dalla donna, lei ha accettato e si è recata da lui con il treno.

“Mi ha assillata di telefonate. Continuava a chiedermi dove e con chi fossi. Non è venuto a prendermi in stazione, quindi sono andata a piedi a casa sua. Appena entrata nell’abitazione ho subito notato che c’erano molte bottiglie vuote. Mi sono preoccupata e avevo paura. Lui era solito bere parecchio e quando lo faceva diventava molto aggressivo”.  

Una volta terminata la cena, la donna ha raccontato di aver preso in mano il cellulare per chiamare la madre: questo gesto avrebbe fatto dare l’uomo in escandescenza. La avrebbe accusata di avere un amante e, dicendole di essere una poco di buono perché sentiva a frequentava altri uomini, l’avrebbe minacciata di morte.

“Mi ha presa per il collo, mi ha tirato un pugno sul labbro e prendendomi per i capelli mi ha trascinata sul pavimento. Era molto arrabbiato. Ho perso sangue sia da naso che dalla bocca. Poi mi ha sferrato alcuni calci. Sono rimasta a terra, tramortita.”

Nella ricostruzione fornita, la vittima ha spiegato di essersi messa ad urlare e che, una volta rialzatasi avrebbe tentato di prendere il cellulare per chiamare i Carabinieri, ma X.B. gliel’avrebbe strappato dalle mani e le avrebbe anche requisito le chiavi e il portafoglio; successivamente l’uomo avrebbe chiuso la porta di casa, impedendole così di uscire. La donna, impaurita, ha raccontato di essere rimasta inerme sul divano, non potendo uscire di casa non sapeva cos’altro fare. Avrebbe provato a far ragionare l’uomo che avrebbe continuato a bere e ad accusarla di avere un altro. “Diceva che mi avrebbe fatta uccidere da qualcun altro perché lui non si sarebbe sporcato le mani. Era arrabbiato. Ho tentato di calmarlo e dopo un po’ ha deciso di andare a dormire”.

La violenza sessuale sarebbe avvenuta in camera da letto. “Durante il rapporto io mi dimenavo e lo imploravo di lasciarmi stare, ma lui continuava a dirmi che ero sua moglie e che quindi dovevo concedermi a lui anche se non volevo. Poi si è addormentato profondamente. Sentivo i rintocchi del campanile e una volta arrivate le 6 del mattino ho radunato le mie cose e me ne sono andata”.

Una volta tornata a Savigliano, la donna ha deciso di recarsi all’ospedale per farsi refertare e denunciare il suo ex marito.  

“Non era la prima volta che io venissi picchiata. È successo altre volte. Lui era molto geloso, non voleva che lavorassi e che frequentassi altre persone. Mi trattava come se fossi un oggetto di sua proprietà.

Nel 2015 mi sono recata ad un’associazione che sostiene le donne vittime di violenza e quando ho deciso di avviare le pratiche per la separazione, sotto consiglio dell’avvocato, ho iniziato a tenere un diario in cui annotavo tutti gli episodi coercitivi compresi quelli relativi alla consumazione di rapporti sessuali non desiderati”.

Dal luglio del 2018 è stata applicata all’uomo una misura cautelare che consiste nel divieto di avvicinamento alla donna.

L’udienza si è conclusa con il rinvio previsto il 31 marzo per l’ascolto dei testimoni.

CharB.

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium