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Al Direttore | 01 ottobre 2020, 18:15

"Fa male leggere delle rsa come i "lager" del momento: noi operatori siamo protagonisti della difesa dei soggetti più deboli"

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica - Unsplash

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Gentile Direttore,

siamo gli operatori di una RSA: non teniamo a far sapere di quale struttura si tratta perché l’intento non è di farsi pubblicità ma di dare voce a tutti quelli che lavorano nelle case di riposo a qualsiasi titolo, gli stessi operatori che nei mesi di piena emergenza avete definito “angeli”, ringraziato in ogni modo per aver fatto fronte non solo ai compiti di gestione degli ospiti ma per averli sempre protetti, sostenuti ed ascoltati.

Oggi però, a distanza di poco tempo, quasi giornalmente veniamo sbattuti sui giornali perché dobbiamo sottostare a regole imposte per la salvaguardia delle persone, regole che non pesano solo ai parenti che si devono accontentare di visite dettate da tempi e a distanza, ma che a noi hanno complicato e aumentato il carico di lavoro.

Vogliamo quindi spiegare a chi non ci conosce che gli operatori delle Strutture devono assolvere in primis ai compiti di assistenza, ma hanno anche la responsabilità della condizione sociale dell’ospite compreso il sostegno psicologico fin dal suo ingresso e per sempre, senza interruzione di continuità.

La struttura è la nostra casa: un ambiente dove operatori e anziani vivono come in una grande famiglia che ha continuato ad andare avanti, magari in modo un po’ diverso, ma come tutti del resto! Ci siamo semplicemente adattati, cercando di garantire accessi ai parenti e/o esterni a qualsiasi titolo in sicurezza, svolgere laboratori e/o attività con gruppi più ridotti garantendo il distanziamento sociale, evitato di far consumare il pasto all’ospite in solitudine nelle camere ma somministrandolo in più locali o a turno per farli stare insieme, continuato a festeggiare i compleanni e/o feste come d’abitudine, inventati appuntamenti come la pizzata, la merenda sinojra.

E’ brutto e fa male leggere di strutture come “i lager” del momento: abbiamo lavorato anni per sfatare l’ideale della “casa di riposo=ospizio” e oggi, forse più di prima, siamo attenti a chi ci avete affidato grazie anche al tempo che le strutture hanno implementato in termini di assistenza proprio per dedicare più tempo all’ascolto.

Noi operatori, ciascuno attraverso il proprio ruolo, siamo protagonisti di una comune missione in difesa dei soggetti più deboli, che è la condizione per rendere più umana la società ed assicurare benessere alle persone.

Chiediamo quindi di smetterla di infierire su una situazione che noi per primi ci siamo trovati, ma che in qualche modo stiamo gestendo. Questo vuol dire rispettare il nostro lavoro e aiutateci rispettando le semplici regole che vi sono state date se tenete ai vostri cari.

Grazie,

lettera firmata

Al Direttore

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