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Attualità | 18 settembre 2020, 15:03

Il servizio idrico non è ancora passato al gestore unico: parte del Cuneese rischia di perdere milioni di euro di finanziamento pubblico

Le preoccupazioni di Mauro Calderoni, nella sua veste di presidente dell’Autorità d’Ambito. L’altro grande rischio sono le disparità che potrebbero crearsi tra diverse aree della Granda. In ballo ci sono importanti interventi su acquedotti e, in prospettiva, fognature e depuratori

Immagine di repertorio

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Potrebbe avere conseguenze importanti lo stallo che al momento si registra nel passaggio al gestore unico del servizio idrico integrato.

Com’è ormai noto, la vastissima maggioranza dei Comuni della Provincia hanno votato per l’affidamento del servizio ad un gestore unico pubblico. Decisione che ha innescato una serie di ricorsi, che a loro volta hanno indotto il passaggio a gestore unico Cogesi in un’impasse. E ora si rischia di avere ripercussioni.

Che possono avere due risvolti. In primis la perdita di importanti e consistenti finanziamenti. Fondi che, invece, potrebbero andare soltanto ad alcune realtà della Granda, creando quindi disparità tra diverse zone della provincia (ecco il secondo risvolto possibile).    

Sulla questione interviene Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo e presidente dell’Ato 4, l’Autorità d’Ambito cuneese.

Venerdì scorso, 11 settembre, la Conferenza dell’Ente Ambito Cuneese ha assunto un’importante delibera in merito alla richiesta di fondi nazionali per il miglioramento ed il potenziamento del sistema acquedottistico della Provincia di Cuneo.

Una partita che prevede ricadute positive sul territorio della Granda, potenzialmente pari a decine di milioni di euro.

Fondi che andrebbero a coprire una serie di interventi per il rifacimento delle reti di acquedotto e per la riduzione delle perdite idriche.

Ricadute positive – sottolinea Calderoni – che, stante la situazione di stallo nel passaggio al gestore unico, rischiano però di creare una disparità tra le diverse aree della provincia”.

Il motivo? Per accedere ai fondi serve l’impegno del gestore circa l’attuazione ed il cofinanziamento degli interventi, in aggiunta ai finanziamenti elargiti dallo Stato. Un passaggio formale che però alcuni dei gestori uscenti non si sono detti disponibili a sottoscrivere, alla luce dell’iter ancora in corso per il passaggio di consegne al nuovo gestore unico Cogesi. Risultato: in alcune aree della provincia manca l’assunzione di impegno in termini di cofinanziamento e realizzazione delle opere a medio-lungo termine.

Ciò può far svanire la possibilità di importanti finanziamenti su alcune aree del Cuneese.

L’Ente d’Ambito ha segnalato all’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ed al Ministero dell’Ambiente gli interventi che riguardano l’intero territorio della Provincia. Però quelli in cui il Gestore si impegna nell’attuazione e nel cofinanziamento dell’intervento hanno senza dubbio maggiori probabilità di concretizzarsi.

Questo comporterà che i lavori saranno concentrati in quelle aree territoriali che hanno già aderito a COGESI, ovvero quelle riconducibili alle consorziate Acda, Alac, Calso, Infernotto e Sisi – rimarca con forza Calderoni – mentre non potranno interessare, almeno nell’immediato, le aree territoriali non ancora facenti parte della stessa”.

Il rischio concreto è quello di perdere una grande occasione per veder migliorato il servizio idrico nella Granda e la preoccupazione è da estendere a tutte quelle altre ricognizioni che sono in essere (anche legate ai fondi del Recovery Found) anche sul comparto fognario e di depurazione delle acque reflue.

Anche in questo caso, come conferma Calderoni, “si riproporrà, infatti, la stessa situazione con un potenziale grave danno per una parte del territorio provinciale”.

Oggi più che mai – le sue conclusioni – diventa quindi imprescindibile completare l’iter di gestione unica dell’Ambito, senza trascinare una situazione che può vanificare il miglioramento e la gestione di un servizio così importante come quello della fornitura dell’acqua potabile e di depurazione delle acque reflue”.

redazione

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